CdM: Presidenza Consob a Savona e deleghe per gli affari europei ad interim a Conte

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ROMA, 5 FEBBRAIO – Nel giro di poco più di un quarto d’ora, un rapidissimo Consiglio dei Minist...

ROMA, 5 FEBBRAIO – Nel giro di poco più di un quarto d’ora, un rapidissimo Consiglio dei Ministri ha dato seguito concreto alle voci degli ultimi giorni, nominando Paolo Savona alla presidenza della Consob, la Commissione Nazionale investita della vigilanza generale delle società e della Borsa. Il ruolo di quest’ultimo in seno all’esecutivo, in qualità di ministro per gli affari europei, è stato riattribuito ad interim al premier Giuseppe Conte, confermando così la volontà di Palazzo Chigi di non procedere ad alcun rimpasto, forse anche fino al termine della legislatura in corso.

Era del resto divenuto oramai impellente procedere alla nomina di un nuovo presidente della Consob, vacante dal mese di settembre, ovvero da quando Mario Nava si dimise dopo le pressioni dei partiti al governo, che lo giudicavano incompatibile con il suo incarico perché contemporaneamente dipendente della Commissione Europea. 5 Stelle e Lega hanno ritenuto opportuno affidarsi ad una personalità che considerassero del tutto autonoma ed indipendente da interessi extragovernativi per guidare quella che è un’autorità amministrativa indipendente, dotata di autonoma personalità giuridica e piena autonomia, la cui attività è rivolta alla tutela degli investitori ed allo sviluppo efficiente e trasparente del mercato mobiliare italiano.

Il profilo di Paolo Savona, da sempre molto gradito ai leader giallo-verdi, è apparso da subito il più idoneo a ricoprire l’incarico, trattandosi di un economista che ha espresso diverse opinioni contrarie all’efficacia della gestione della moneta unica europea ed alla direzione della Banca Centrale Europea condotta da Mario Draghi, allineandosi in tal senso al pensiero sia della Lega sia del M5S. Egli fu per questi motivi originariamente proposto dai due partiti come guida del Ministero dell’Economia e successivamente dirottato agli Affari Europei. Del suo operato in questi 7 mesi di governo sono da ricordare alcune proposte inviate alla Commissione Europea per creare un tavolo di lavoro finalizzato ad una riforma complessiva delle istituzioni europee – che non hanno avuto seguito – ed un suo bizzarro quanto raro intervento alla plenaria del Parlamento di Strasburgo, che fu accolto con un brusìo di protesta da parte di molti Eurodeputati in quanto considerato più affine ad una lezione di economia (con la spiegazione di alcune slide da una scrivania posta al centro della sala) che all’apertura di un dibattito politico.

Ad ogni modo, la notizia ha subito destato le proteste delle opposizioni, con i dem in testa: questi ultimi si appellano alla l. 281/1985 (che istituisce e regolamenta la Consob), nonché alle disposizioni delle leggi Frattini e Madia, sostenendo la presenza di diversi motivi di incompatibilità tra Savona e la nuova carica rivestita. Secondo Simona Malpezzi, Filippo Sensi ed Ettore Rosato, infatti, l’ormai ex ministro non potrebbe ricevere l’incarico in Consob in primo luogo proprio per essere stato, fino ad ora, componente dell’esecutivo (il che contrasterebbe con il principio di assoluta autonomia ed indipendenza della vigilanza), ma in secondo luogo la sua incompatibilità sarebbe determinata da ragioni di età, avendo egli 82 anni e con la prospettiva dunque di concludere il nuovo mandato in Consob nel 2026, allorquando ne avrà 90. La terza ragione sarebbe legata al fatto di essere stato, fino allo scorso maggio, presidente e direttore del fondo di investimento lussemburghese Euklid Ltd, di cui potrebbe essere ancora azionista (in ogni caso con una percentuale ignota).

Sarebbe escluso, invece, qualsiasi tipo di malumore da parte di Matteo Salvini e degli esponenti leghisti dell’esecutivo, eventualità di cui negli scorsi giorni si era parlato a proposito della volontà dei 5 Stelle di evitare rimpasti governativi e ridistribuire internamente le deleghe ministeriali a Conte. L’ufficio stampa del Carroccio ha infatti inviato una nota al Corriere, in cui sottolinea che non ci sarebbe stato neppure bisogno di un incontro o di una telefonata di chiarimenti tra Salvini e Di Maio o Conte, poiché “i rapporti sono assolutamente cordiali e si sta già lavorando di comune intesa sui nuovi dossier giunti sul tavolo del governo”.


Francesco Gagliardi


Fonte immagine: alamy.com

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