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Crollano le borse cinesi, la Banca centrale immette sul mercato150 miliardi di yuan

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PECHINO, 3 FEBBRAIO - Dopo 10 giorni di interruzione, i mercati azionari cinesi di Shanghai e Shenzhen, chiusi dal 24 gennaio (il giorno dopo la messa in quarantena de facto della città di Wuhan, sede del coronavirus),  hanno perso terreno scendendo dell'8%. Il più grande balzo negativo registrato in cinque anni. In preda al panico per l'impatto economico dell'epidemia di “polmonite virale” e, nonostante le misure della Banca centrale cinese (Pboc) per rassicurare i mercati, sono stati mandati in fumo in termini di capitalizzazione 420 miliardi di dollari.

La Banca centrale cinese, ha annunciato ieri, domenica che arebbe immesso sui mercati 150 miliardi di yuan (19,3 miliardi di euro) attraverso 'repo' (pronti contro termine) a 7 e 14 giorni per sostenere l'economia del Paese. L'operazione ha avuto luogo  oggi lunedì alla riapertura dei mercati finanziari.

L'indice composito di Shanghai è crollato dell'8,13% a 2.734,66 punti, prima di chiudere definitivamente al -7,72%, a 2.746,61 punti. All'unisono, la Borsa di Shenzhen, secondo posto nella Cina continentale, ha perso l'8,30% a 1.611,04 punti a mezzogiorno (ora locale)  prima di terminare al -8,41% a 1.609,00 punti.

Con il crollo dei mercati, la Banca centrale ha abbassato il tasso dei 'repo' a 7 giorni al 2,4% (in calo dal 2,5% in precedenza) - il tasso primario che viene di norma applicato alle banche commerciali per prestiti a breve termine.

Questo "potrebbe allentare la pressione sulle banche" riducendo i loro costi di finanziamento, ma "questo taglio dei tassi è ancora troppo marginale per contrastare sostanzialmente il danno inflitto all'attività economica", avverte Julian Evans-Pritchard, di Capital Economics.

"L'impatto a breve termine sul PIL cinese dovrebbe essere significativo", osserva la società Oxford Economics, prevedendo un rallentamento della crescita al 4% nel primo trimestre, contro una previsione precedente del 6%.

“Il panico degli investitori si è diffuso ovunque,  a breve dominerà il mercato", ha osservato Yang Delong, economista del fondo di investimento First Seafront.

Più di “2.600 azioni sono scese del 10%”, la soglia alla quale la negoziazione è automaticamente sospesa sulla quota stabilita, secondo una dichiarazione dell’agenzia Bloomberg.

L'epidemia, che ora ha causato più morti (362 decessi confermati) rispetto al virus SARS nel 2002-2003, ha pesato anche sui mercati dei cambi e delle materie prime cinesi, anch'essi riaperti oggi.

La valuta cinese è crollata dell'1,5%, a circa 7,02 yuan per dollaro, mentre il commercio è stato sospeso su ferro, rame, petrolio e olio di palma, dopo essere precipitato sulla soglia massima autorizzata.

Le Misure di contenimento, relative a collegamenti ferroviari sospesi, chiusura della maggior parte delle imprese e delle fabbriche fino al 9 febbraio, adottate per arginare l'epidemia hanno paralizzato intere parti dell'economia, a rischio di minacciare le catene di produzione su scala globale.

A Shanghai, il titolo di Foxconn Industrial Internet, un'entità quotata del colosso taiwanese di elettronica Foxconn, è crollato del 10% sin dall'apertura. Foxconn, un subappaltatore cruciale del gigante americano Apple, ha annunciato che non riaprirà le sue fabbriche cinesi fino a metà febbraio.

Il tour operator “China International Travel Service”CITS e le compagnie aeree China Southern e China Eastern sono calate del 10%. Pechino ha vietato i viaggi di gruppo e molte rotte aeree tra la Cina e il resto del mondo sono state interrotte.

Il panico non ha risparmiato quasi nessun settore, ad eccezione dei titoli dei produttori di dispositivi medici (maschere, dispositivi di protezione), alcuni dei quali sono aumentati di oltre il 10%.


Luigi Palumbo