Dalidà: 30 anni fa il male di vivere stroncava il sogno
Cultura e Spettacolo Piemonte Torino

Dalidà: 30 anni fa il male di vivere stroncava il sogno

venerdì 3 maggio, 2013

PARIGI, 03 MAGGIO 2013 - Trenta anni fa moriva Dalidà, cantante ed attrice di origine italiana che conquistò con la sua voce la Francia, l'Italia e l'Egitto. Erano gli anni Sessanta, durante i quali la musica subì una forte trasformazione. Si tratta dell'epoca in cui si consolidò il mito dell'arte, ma soprattutto, il periodo in cui alle classi medie e povere, reduci della ricostruzione del dopoguerra, fu consentito, finalmente, di sognare sulle note delle canzoni d'amore.

Dalidà rappresentò un punto di riferimento per le donne, per gli innamorati e per gli italiani, che tutt'ora la ricordano con affetto, anche per via delle sue origini calabresi. Questa sera su Rai uno alle 21.25 andrà in onda il film tv con Sveva Alviti nei panni della protagonista e Riccardo Scamarcio nei panni di suo fratello Orlando.

BIOGRAFIA DI DALIDA'

Jolanda Cristina Gigliotti, in arte Dalidà, è nata il 17 Gennaio del 1933 a Choubrah, nei pressi de Il Cairo. Suo nonno, sarto originario di Serrastretta, in provincia di Catanzaro, è emigrato nel 1893 in Egitto ed il figlio, Pietro, divenne primo violino dell'Orchestra della capitale.

Figlia d'arte, Dalidà si avvicinò al mondo dello spettacolo dopo aver vinto i concorsi di bellezza di “Miss Ordine” e “Miss Egitto”. Doppiò quindi Rita Hayworth nel film “Joseph et ses frères”, per poi recitare, nel 1945, nella pellicola “La masque de Toutankhamon”. Seguì poi l'interpretazione dell'opera cinematografica “Une verre, une cigarette”.

Trasferitasi in Francia, scelse il suo nome d'arte ispirandosi alla protagonista femminile del film “Sansone e Dalila”, ma Fred Machard le consigliò di cambiarlo in Dalidà, per rendere la sua identità più gioiosa e spensierata. Accogliendo la proposta dello scenarista della “Villa d'Este”, Jolanda divenne nota con il nome suggeritole.

Durante lo stesso anno registrò la versione francese del brano portoghese “Barco Negro”, incise poi “Bambino”, una traduzione della canzone napoletana “Guaglione”. Innamoratasi di Lucien Morisse, il direttore di “Radio Europe 1”, continuò la sua carriera da cantante affiancandola ad altre apparizioni cinematografiche. Nell'arco di soli due anni furono vendute in Francia oltre 500.000 copie di dischi di Dalidà.

Fu grazie al brano “Gli zingari” che diviene nota in Italia e cantò poi “La canzone di Orfeo”, che venne portata al successo da Milva. Nell'anno 1959 ricevette l'Oscar della Canzone e successivamente venne premiata con l'Oscar di Radio monte Carlo ed anche con il Gran Premio della Canzone.

Nell'anno 1961 sposò Lucien Morisse, ma lo lasciò poco dopo, quando si innamorò a Cannes del giovane pittore Jean Sobieski. Intenta a creare un nuovo nido d'amore, si trasferì insieme a lui a Neuilly, ma la storia durò poco. In quel periodo vinse l'Oscar per la Canzone e nel 1964 fu la prima donna a ricevere il disco di platino per aver venduto oltre 10 Milioni di dischi.

In seguito, recitò insieme ad Ugo Tognazzi nella pellicola “Menage all'Italiana” ed incise numerosi brani, tra cui anche “La vie en rose” di Edith Piaf. Fu grazie al suo avvicinamento con l'Italia che, nel 1966, conobbe Luigi Tenco. Si innamorò di lui, scegliendo dunque di troncare la storia con Christian de la Maziére, con il quale era insieme da tre anni, per iniziare una relazione con il cantautore.

Nel 1967 accettò di partecipare al Festival di Sanremo -che da tempo ambiva ad averla tra i concorrenti- insieme a Luigi Tenco, con la canzone “Ciao amore ciao”, che inizialmente venne rifiutata, ma a seguito delle minacce di Dalidà di non prendere parte alla gara, il brano venne accettato.

La sera del 26 Gennaio, dopo l'eliminazione della canzone dal Festival, Luigi Tenco si tolse la vita nella sua stanza d'albergo. Fu proprio Jolanda a trovarlo esanime e da quel momento la sua vita cambiò definitivamente. La stessa notte venne allontanata dal Festival, poiché chiedeva venisse fermata la gara per quanto era accaduto. Un mese dopo, a Parigi, Dalidà tentò di suicidarsi con un mix di farmaci in una camera del “Principe di Galles”, ma grazie all'attenzione di una cameriera, venne trasportata all'ospedale in stato di coma. Dopo cinque giorni, Dalidà si risvegliò.

La cantante cercò di riprendere in mano la sua vita, partecipando nel 1968 a “Paratissima”, la versione passata di “Canzonissima”. In quell'occasione vinse con il brano “Dan dan dan” e durante la premiazione ricordò Luigi Tenco. Particolarmente provata da quanto aveva vissuto l'anno precedente, decise di non portare a termine una gravidanza, che fu frutto di un'avventura fugace.

Sempre nello stesso anno recitò nella pellicola “Io ti amo” ed ottenne dalla Francia il titolo di “Commendatore delle Arti, delle Scienze e delle Lettere”. Pochi mesi dopo, fu la prima donna a ricevere la medaglia della Presidenza della Repubblica. Nonostante i numerosi riconoscimenti, Jolanda non era nelle condizioni emotive per portare avanti la sua florida carriera e, quando nel 1969 si innamorò di un ragazzo italiano, il suo staff la convinse a troncare la relazione, onde evitare uno scandalo.

Raggiunto il Nepal, l'anno seguente, Dalidà si avvicinò alla religione Indù e cercò di distaccarsi dalla realtà materiale per ritrovare se stessa. Nella seconda metà degli anni Settanta la sua carriera sembrò riprendere slancio, ma nel 1977 Jolanda tentò nuovamente il suicidio, poichè soffriva di depressione. Il tentativo fallì e quattro anni dopo ricevette un disco di diamante per la vendita di oltre 86 Milioni di dischi in tutto il mondo.

Nel 1986, Dalidà ritornò in Egitto, dove prese parte alle riprese del film “Le sixéme Jour” e, ritrovando le sue origini, si rese conto che era stanca di continuare a vivere sotto i riflettori. Tornata a Parigi, si barricò nella sua villa per ingerire un cocktail letale di barbiturici, dopo aver lasciato un biglietto tramite il quale chiese perdono per il gesto.

Era il 3 Maggio del 1987 quando Jolanda Cristina Gigliotti esalò l'ultimo respiro, shockando tutto il mondo, in particolar modo la Francia, l'Italia e l'Egitto.

IL SOGNO TRONCATO DAL MALE DI VIVERE

La vita di Dalidà si è consumata in fretta, tra le luci della ribalta ed il male di vivere che la affliggeva. Dalla morte di Luigi Tenco non si riprese mai e, nonostante fosse circondata di persone, iniziò a sentirsi sempre più sola. La sua vita si rese difficile, come ella stessa scrisse nel biglietto d'addio, ma come ogni storia d'amore che si rispetti, quando uno dei due partner se ne va per sempre in giovane età, difficilmente può esserci un lieto fine.

Jolanda arrivava da una famiglia modesta, che si era trasferita in Egitto per prendere parte alla realizzazione del canale di Suez: si trattava di un'occasione di lavoro che faceva gola a numerosi calabresi, che emigrarono tentando la fortuna. Fu il padre di Dalidà a trasmetterle l'amore per la musica, mentre nei difficili anni del dopoguerra in Europa, cresceva una differenza particolarmente accentuata tra la classe povera e quella degli artisti.

Divenire una stella della musica o del cinema rappresentava “il sogno” per eccellenza: per fronteggiare le difficoltà della vita, il mito delle pellicole e dei dischi d'oro era di certo un diversivo che consentiva al popolo di immaginare un'esistenza migliore, tra i lussi di Parigi e delle città più in voga. Jolanda era riuscita ad ottenere tutto questo, ma non era abbastanza: la sua storia dimostra come la perdita di un amore non possa essere compensata né dal denaro, né dalle onorificenze.

(Foto da testieumori.it)

Alessia Malachiti


Autore
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