Diritto all'oblio in internet, luci e ombre

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 28 DICEMBRE 2014 Viene definito diritto all’oblio. La Corte di Giustizia dell’Unione europea ha emesso tempo fa una sentenza che ha ravvisato nei confronti di Google una responsabilità per quando continuino a comparire su internet contenuti e dati pregiudizievoli per l’utente.

A seguito di tale pronuncia giudiziaria, Google ha predisposto un modello telematico per chiedere la cancellazione di tali pagine. In realtà, sembrerebbe più un’operazione di facciata per dimostrare la buona volontà di adempiere alla sentenza che qualcosa che possa avere effettive conseguenze.

Infatti, gli algoritmi dei motori di ricerca potranno sempre ripescare il link cancellato, riportando alla luce il “peccato originale” digitale. Google si è comunque riservata una sorta di supervisione sulla effettiva necessità di operare la cancellazione, ritenendola attuabile solo in assenza di un interesse pubblico alla notizia.

Cosa che renderà molto circoscritta l’applicazione del proncipio dell’oblio. Molto spesso si tratta in realtà di notizie che riguardano procedimenti penali che pregiudicano la vita sociale dell'utente.

I giudici italiani sono in genere più ampi riguardo alla portata del principio. Vale a dire che ritengono che se nopn vi è più attualità della notizia, essa va cancellata, se un utente la ritiene socialmente pregiudizievole. La strada verso una soluzione della problematica appare quindi tutta in salita, tenuto conto di interessi e interpretazioni contrastanti di difficile risoluzione nell’immediato.

Raffaele Basile

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