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Eurozona ad un passo dalla deflazione. BCE pronta ad intervenire. Rischi e possibili soluzioni.

Sicilia

CATANIA, 06 GENNAIO 2015 - Rallenta l’inflazione in Germania, solo + 0.2% a dicembre contro lo 0.5% di novembre. Questo lascia pensare che l’Eurozona possa essere ufficialmente in deflazione mercoledì, quando l’Eurostat diffonderà la relativa stima.
Se dovesse accadere, sarebbe la prima volta dal 2009.
Aveva già destato preoccupazione il dato spagnolo. I prezzi sono diminuiti del 1.1%.
Su questo clima di crescita bassa dei prezzi o negativa sta pesando senza dubbio la diminuzione del prezzo del petrolio.

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L’obiettivo di un’inflazione vicina al 2% è lontano dall’esser raggiunto.
La deflazione, in contesto di crisi economica, è pericolosa e può infatti intrappolare l’intera Eurozona in una spirale recessiva dalla quale è difficile uscirne.


Infatti, se le imprese si aspettano una riduzione dei prezzi di vendita dei loro prodotti cercheranno di produrre di meno e di ridurre i costi verso i fornitori e i dipendenti. Questo si traduce in meno acquisti e investimenti delle stesse, in salari più bassi e maggiore disoccupazione. Tutto ciò, come ben si capisce, si traduce in stagnazione o recessione.


Lo sanno bene i Giapponesi che vissero una situazione simile dalla prima metà degli Anni Novanta e che hanno impiegato quasi vent’anni per cominciare a venirne fuori.
Si pensa che la BCE possa discutere su come venirne fuori durante la riunione del Consiglio Direttivo del 22 Gennaio. Tra le varie opzioni, quella che i Mercati reputano più probabile, è l’immissione di moneta nel sistema attraverso un grande acquisto di titoli di Stato. Aumenterebbe quindi l’offerta di moneta e, quindi, produrrebbe un abbassamento del tasso di interesse e dell’inflazione.
L’iniziativa, qualora venisse intrapresa, sarebbe quella corretta se accanto a questa, ci fosse un serio programma di espansione della politica fiscale in tutta l’Eurozona. Con questo intendo un aumento della spesa pubblica o una riduzione della tassazione.


Tentare di cambiare la situazione dell’Eurozona solo con una manovra monetaria è come tentare di camminare su un solo piede: arrivi tardi ai tuoi appuntamenti e rischi di cadere.
Infatti, senza un’adeguata manovra fiscale che faccia capire ai mercati la pronta possibilità di uscita dalla crisi incentivando la produzione e i consumi, l’aumento della moneta in circolo può indurre gli operatori a tesaurizzarla, ovvero a metterla in tasca, per via dell’incertezza verso la situazione difficile e per un tasso di interesse troppo basso, risparmiando quindi di più.
Risparmiando di più diminuiscono investimenti e consumi, causando altra recessione e abbassando ulteriormente il tasso di interesse, creando un pericoloso circolo vizioso. Questo meccanismo è chiamato <<trappola della liquidità>>. I soldi infatti, vengono trattenuti e l’iniziativa della Banca Centrale rischia di produrre l’effetto opposto.


La BCE non deve essere lasciata sola e a livello comunitario la Commissione Europea deve cambiare passo, cercando di rivedere i parametri, permettendo ai Paesi di spendere di più e di adottare una politica espansiva. I Bilanci sono importanti e nel lungo periodo possono garantire Stati efficienti ma se non si riaccendono i consumi, vero motore dell’economia, si rischia di compromettere definitivamente il futuro dell’Eurozona.
L’Europa fa bene a controllare la spesa pubblica. Come la Storia italiana tra gli anni ’60 e ’80 insegna, la spesa pubblica tende sempre ad aumentare per vari motivi: tagliare elettoralmente parlando è pericoloso, i bisogni della popolazione aumentano e, infine, il peso del cosiddetto << Teorema del Burocrate di Niskanen>>.


Il burocrate è il soggetto chiamato ad esercitare una determinata funzione. Secondo lo studioso Niskanen, ogni burocrate trova piacere a gestire un ufficio sempre più importante e che gestisca sempre più importanti somme di denaro. Per questo e per non perdere terreno rispetto agli altri colleghi, si imbarca in progetti sempre più ambiziosi, col rischio di non utilizzare al meglio le somme.
Niskanen, sia chiaro, non criminalizza il burocrate. Questo meccanismo sopradescritto viene fatto inconsciamente e non con l’intento di ledere.


Quindi per tutti questi motivi aumentare la spesa è facile per finanziare la crescita, ridurla quando non è più necessario è difficile. Si deve trovare un modo per conciliare la crescita e i bilanci.
Secondo vari economisti e politici, soprattutto di scuola Keynesiana, è il momento di investire sulla ripresa mettendo sul piatto tagli fiscali e/o aumenti della spesa pubblica.
L’Integrazione Europea è stato uno degli eventi più importanti nella storia del Continente. Ha portato pace, nuove possibilità di lavoro e di vita. Sarebbe un vero peccato compromettere tutto questo per non esser stati capaci di indovinare la giusta politica per farci uscire dalla crisi.


Il malcontento aumenta come dicono i sondaggi in Spagna e in Grecia, nei quali aumenta la forza dei partiti anti-sistema.


Se l’Europa vuole ritrovare il supporto dei propri cittadini deve tornare a crescere, riacquistando quell’immagine di sogno e di casa della prosperità che ha avuto fino alla fine degli anni Novanta, ritrovando lo spirito del manifesto di Ventotene, storico documento in cui brillanti uomini sognarono un'Europa unita quando era sferzata dai venti della II Guerra Mondiale.


La Nuova Commissione Europea ha il tempo per poter prendere le scelte più opportune. Ci sono un gioco le vite, le speranze e i sogni di milioni di persone e il destino di un sogno chiamato Europa, che fino a 70 anni fa poteva solo essere sussurrato tra lo sparare dei fucili e il sibilo delle bombe.

 

 

FOTO: WIKIPEDIA