Guerra in Siria, il rapporto di Save the children: 250 mila bambini nelle zone assediate
Estero Campania

Guerra in Siria, il rapporto di Save the children: 250 mila bambini nelle zone assediate

mercoledì 9 marzo, 2016

NAPOLI, 09 MARZO 2016 – Un rapporto di Save the children intitolato “Infanzia sotto assedio”, riporta che nelle aree assediate della Siria vivono circa 250mila bambini.
Il dato allarmante che emerge dallo studio dell’Organizzazione, che dal 1919 si dedica a salvare i bambini in pericolo e tutelarne i diritti, è che il 46,6% delle vittime in queste zone sono bambini al di sotto dei 14 anni; bambini gravemente malnutriti, costretti a mangiare cibo per animali o foglie, e terrorizzati dai bombardamenti e dalle violenze a cui assistono. [MORE]

«Le immagini del bambino che muore di fame a Madaya nel gennaio scorso hanno scosso il mondo, ma lontano dalle macchine fotografiche ci sono molte comunità che stanno vivendo la stessa situazione e la stessa disperazione», ha dichiarato Valerio Neri, Direttore Generale di Save the Children. «I bambini –denuncia Neri- stanno morendo per mancanza di cibo, di medicine o per cause assurde come l’ingestione accidentale di veleni mentre scavano alla ricerca di qualcosa da mangiare. E a pochi chilometri da loro ci sono magazzini colmi di aiuti. I bambini vivono in vere e proprie prigioni a cielo aperto, dove i cecchini sparano a chiunque tenti di scappare. Sono tagliati fuori dal mondo, insieme alle loro famiglie e circondati da gruppi armati che utilizzano l’assedio ai civili come arma di guerra. Questi bambini stanno pagando il prezzo dell’immobilismo del mondo».

Secondo quanto riportato nel rapporto, a cinque anni dall’inizio del conflitto in Siria, sono 6,6 milioni le persone sfollate all’interno del Paese e 4,7 milioni quelle che sono fuggite nei Paesi confinanti e in Europa. Il numero dei morti è tra i 250mila e i 400mila.

Il rapporto di Save the children prosegue raccontando come nelle città sotto assedio -dove gli ospedali e le cliniche sono quotidianamente sotto bersaglio e le medicine salvavita non arrivano- siano morti diversi bambini, come nella città assediata di Moadamiyeh, pochi chilometri a sud-ovest di Damasco, dove i medici non hanno più flebo per i neonati e sono costretti ad utilizzare le sacche per i cateteri. Molte vite sono state salvate, ma tre neonati sono morti a causa di un’infezione. Spesso le famiglie vagano per le strade in cerca di scarti di lenzuola o vestiti abbandonati che vengono poi bolliti, nel tentativo di sterilizzarli, per utilizzarli come bende.

Un medico che lavora nell’est di Ghouta racconta: «Molti bambini sono morti a causa della rabbia; le malattie della pelle e dell’apparato digerente sono diffusissime perché è stata interrotta la fornitura dell’acqua e le persone utilizzano quella che trovano nei pozzi di superficie, spesso inquinata dai liquami. I bambini in particolare soffrono di infezioni e infiammazioni respiratorie causate dal fumo delle esplosioni».

In tutte le aree assediate dilaga la malnutrizione. Molti bambini si nutrono regolarmente di mangimi per animali e foglie. Alcuni insegnanti delle aree rurali di Damasco raccontano che i bambini svengono a scuola perché non mangiano da giorni. «Molti bambini non hanno mai visto una mela o una pera. Non hanno mai assaggiato un pollo e non mangiano verdura da un mese. Vagano stravolti dalla fame», spiega un operatore.

Nell’ottobre 2015, le Nazioni Unite sono riuscite a distribuire cibo solo a 10.500 persone, meno del 2% di coloro che vivono sotto assedio. Tuttavia la situazione è drammatica anche per i pochi che hanno accesso agli aiuti, le razioni infatti non sono comunque sufficienti. Stando a quanto emerso da uno studio fatto da organizzazioni locali sulla base delle distribuzioni delle Nazioni Unite a Madaya, le quantità distribuite per ogni persona e che dovrebbero servire per un mese, equivalgono a 14.079 calorie, ovvero 470 calorie al giorno, meno di un quarto di quanto sarebbero raccomandate dagli standard minimi di assistenza durante le crisi umanitarie.

Nel 2015, si legge nel rapporto, meno del 10% delle richieste di accesso degli aiuti alle aree assediate da parte delle Nazioni Unite ha avuto esito positivo e alcune aree ricevono aiuti solo una volta l’anno, altre anche meno. La popolazione di Darayya, ad esempio, non riceve aiuti dall’ottobre del 2012.

Come spiegato da Neri, «l’accesso per le organizzazioni umanitarie a queste aree è di fatto inesistente e si è fortemente ridotto negli ultimi anni. Meno dell’1% della popolazione delle aree assediate riceve aiuti alimentari dalle Nazioni Unite e solo il 3% ha ricevuto assistenza sanitaria. A dicembre dello scorso anno gli unici aiuti che le Nazioni Unite sono state in grado di consegnare sono stati libri di testo per 2.661 bambini». «L’ingresso alle aree assediate dopo il via libera del febbraio 2016 –prosegue Neri- ha consentito alle popolazioni di ricevere solo una piccola parte degli aiuti di cui avrebbero bisogno, poiché di fatto alcune medicine vitali, carburante e alimenti ad alto contenuto nutrizionale non possono ancora entrare con i convogli. Nonostante i rischi e le difficoltà, le organizzazioni siriane stanno lavorando con le comunità locali per portare aiuto laddove è possibile e anche Save the Children, attraverso i suoi partner, sta facendo di tutto per aiutare le popolazioni. Dobbiamo però dire che la maggior parte delle famiglie e dei bambini restano esclusi dagli aiuti».

La distruzione del sistema educativo

In un quadro di disperazione generale, l’istruzione passa spesso in secondo piano. Nelle aree assediate della Siria la metà dei bambini non frequenta la scuola per mancanza di strutture o problemi di sicurezza. Negli ultimi quattro anni, una scuola su quattro è stata infatti attaccata. In totale sono 4.000 le scuole prese di mira. Un insegnante su cinque è stato ucciso.

Secondo il report sono 2,8 milioni i bambini che non vanno a scuola. Prima del conflitto la Siria aveva un tasso di iscrizione a scuola del 99%.

«Nelle zone assediate –spiega Neri- ci sono ospedali, cliniche ma anche fabbriche e scuole che operano come meglio possono in scantinati nella speranza di proteggersi dai bombardamenti». «C’è addirittura una scuola in cui gli insegnanti hanno cominciato a tenere lezioni sotto terra, dopo che era stata colpita per ben due volte dai missili, che oggi è frequentata da 1.300 bambini, la maggior parte dei quali orfani.Non ci sono più bambini, ma solo piccoli adulti», conclude il direttore generale di Save the children.

[foto: iltirreno.gelocal.it]

Antonella Sica


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