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I graffiti sul Muro di Berlino

Calabria

 11 NOVEMBRE 2014 – 9 Novembre 1989 – Novembre 2014. Sono passati ben 25 anni dalla caduta dell’ormai famoso Muro di Berlino, il muro che per molto tempo ha diviso la Germania dell’Ovest dalla parte orientale. Berlino Est è rimasta a lungo isolata da tutto ciò che è stato modernità, progresso, sviluppo, ricchezza. I suoi abitanti hanno condotto una vita profondamente diversa da quella che lì a soli pochi passi hanno avuto altri uomini, pur calpestando lo stesso suolo.
I graffiti che hanno rivestito l’unica parte del muro rimasta in piedi hanno colorato la ruvidità stratificata delle lastre di cemento armato che hanno fortificato per più tempo la città.
Il muro, freddo e glaciale, si è così tramutato in segno visibile della Guerra Fredda che per anni ha contraddistinto la storia del pianeta.
Una città divisa che ha avuto come contatto unico la presenza di una barriera densa di significato. Un muro che si è desiderato valicare, distruggere, abbattere, neutralizzare ma che, per tanti anni, è stato lì presente in modo silenzioso.
Molte volte si pensa che un muro non possa, pertanto, parlare, avere voce, eppure, spesso, non è così. Anche il silenzio parla.
Narra di sofferenza, dolore, sconfitte. Di tragedie, sogni infranti. Di barbare uccisioni, di durezza del cuore assai profonda.
Un muro dice tutto questo e non solo.[MORE]
Un muro, dalla sua altezza, parla in modo significativo a tanti. È fonte di ispirazioni per artisti, scrittori, letterati, perciò, pur tacendo, comunque, pian piano, ha un suo linguaggio, un’espressione.
I graffiti sul Muro di Berlino, fatti da artisti di strada, hanno permesso, quindi, a questo calco di cemento armato di dare voce al grido di speranza e di dolore dell’uomo.
Hanno parlato di morte, di politica, di pace, di catene. Hanno costretto al dialogo, alla riflessione, chiunque abbia posato gli occhi su quei segni.
Hanno dato da pensare, da meditare. Hanno obbligato a prendere coscienza della tragicità degli eventi della storia e, ancora oggi, dopo venticinque anni, costringono a prendere una decisa posizione.
L’abbattimento di quel muro, a picconate, è stato un evento di grande importanza. Portarne via un pezzo e conservarlo è stato farne memoria.
Un muro che si eleva è difficile da annientare, da spazzar via. Lo si può eliminare, fisicamente cancellare, ma la memoria resta.
Un muro di cemento si eleva dentro al cuore e dall’esterno non si vede appena. Non è quello di pietra che spaventa ma quello della mente che ottenebra e indurisce.
Il Muro di Berlino nel tempo se n’è andato. Crollato, ormai sparito, è solo un episodio ma per poter sperare, per poter sognare, avere libertà, occorre maturare valori e avere dignità.

Immagine: Foto di Marco Gramaglia (particolare)

Simona Barberio