L'Alfabeto della fede: Papa e Pastori

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Cari lettori, continua il nostro cammino di approfondimento con la rubrica "l'alfabeto della fede". ...

Cari lettori, continua il nostro cammino di approfondimento con la rubrica "l'alfabeto della fede". Le parole che prenderemo in esame oggi sono: Papa e Pastori . Inoltre, vi ricordo che potete leggere sempre su InfoOggi i numeri precedenti della InfoOggi i numeri precedenti della rubrica

PAPA

Il Papa è il Pastore di tutta la Chiesa. Gode del carisma dell’infallibilità quando insegna “ex cathedra,” cioè come pastore universale, una verità di fede e di morale valida oggi e sempre per tutta la Chiesa. La validità perenne, senza ritorno indietro, dalla quale nasce anche l’obbligo dell’accoglienza dell’insegnamento, deve apparire dalla stessa formulazione scritta: “Noi insegniamo, definiamo, stabiliamo come verità di fede e di morale….”. Senza questa specificazione dogmatica, si entra nel magistero ordinario e sempre può essere aggiornato, chiarificato, specificato, perfezionato. La fede vera è un perenne cammino verso tutta la verità, presi per mano e condotti dallo Spirito Santo. La comunione nella fede e nelle sue verità con il sommo pontefice è obbligo per chi vuole essere vera e perfetta Chiesa di Cristo Signore. Le parole di Gesù sono chiare e immodificabili nei secoli eterni.

Gesù, giunto nella regione di Cesarèa di Filippo, domandò ai suoi discepoli: «La gente, chi dice che sia il Figlio dell’uomo?». Risposero: «Alcuni dicono Giovanni il Battista, altri Elia, altri Geremia o qualcuno dei profeti». Disse loro: «Ma voi, chi dite che io sia?». Rispose Simon Pietro: «Tu sei il Cristo, il Figlio del Dio vivente». E Gesù gli disse: «Beato sei tu, Simone, figlio di Giona, perché né carne né sangue te lo hanno rivelato, ma il Padre mio che è nei cieli. E io a te dico: tu sei Pietro e su questa pietra edificherò la mia Chiesa e le potenze degli inferi non prevarranno su di essa. A te darò le chiavi del regno dei cieli: tutto ciò che legherai sulla terra sarà legato nei cieli, e tutto ciò che scioglierai sulla terra sarà sciolto nei cieli». Allora ordinò ai discepoli di non dire ad alcuno che egli era il Cristo (Mt 16,13-20).

Quand’ebbero mangiato, Gesù disse a Simon Pietro: «Simone, figlio di Giovanni, mi ami più di costoro?». Gli rispose: «Certo, Signore, tu lo sai che ti voglio bene». Gli disse: «Pasci i miei agnelli». Gli disse di nuovo, per la seconda volta: «Simone, figlio di Giovanni, mi ami?». Gli rispose: «Certo, Signore, tu lo sai che ti voglio bene». Gli disse: «Pascola le mie pecore». Gli disse per la terza volta: «Simone, figlio di Giovanni, mi vuoi bene?». Pietro rimase addolorato che per la terza volta gli domandasse: «Mi vuoi bene?», e gli disse: «Signore, tu conosci tutto; tu sai che ti voglio bene». Gli rispose Gesù: «Pasci le mie pecore. In verità, in verità io ti dico: quando eri più giovane ti vestivi da solo e andavi dove volevi; ma quando sarai vecchio tenderai le tue mani, e un altro ti vestirà e ti porterà dove tu non vuoi». Questo disse per indicare con quale morte egli avrebbe glorificato Dio. E, detto questo, aggiunse: «Seguimi» (Gv 21,15-19).


PASTORI


Israele vede se stesso come un gregge. Pastore di questo gregge è il Signore. È stato così con Abramo, Isacco, Giacobbe, Giuseppe, fino alla chiamata di Mosè avvenuta circa quattrocento anni dopo la discesa dei figli di Israele in Egitto. Con Mosè è nata la mediazione profetica e sacerdotale. Più tardi con Samuele anche la mediazione regale. Pastori del gregge del Signore erano i re ed anche i sacerdoti. Spettava ad essi condurre il gregge sui pascoli della Parola dell’alleanza. Purtroppo i pastori non si interessarono del gregge e tutto il popolo si immerse nell’idolatria e nella più grande immoralità. Tanti sono gli esempi che possiamo riportare.

Quegli disse: "Vedo tutti gli Israeliti vagare sui monti come pecore senza pastore. Il Signore dice: Non hanno padroni; ognuno torni a casa in pace" (1Re 22, 17).

Molti pastori hanno devastato la mia vigna, hanno calpestato il mio campo. Hanno fatto del mio campo prediletto un deserto desolato (Ger 12, 10).

La promessa del Signore di prendersi lui personalmente cura del suo gregge con Ezechiele (Ez c. XXXIIV) si compie in Cristo Gesù. Gesù è il Pastore Bello che si prende cura del gregge del Padre (Gv c. X). Gesù costituisce in Lui, con Lui, per Lui, suoi Pastori i dodici Apostoli e i loro successori. Gli Apostoli associano al loro mistero i Presbiteri.

Quanto avveniva nell’Antico Testamento con i pastori avviene anche nel Nuovo. Se il Pastore è in Cristo, vive di Lui, con Lui, per Lui, ama il gregge di Cristo e lo nutre di grazia e verità. Se il Pastore si dissocia da Gesù Signore, non lo ama, non vive nella Parola, neanche il gregge amerà ed esso si disperderà. Come Cristo è la vita del gregge, così anche il pastore è la vita del gregge. Se il pastore dona la sua vita per il gregge, il gregge vive. Se non dona la vita, il gregge si disperde e viene sbranato da lupi famelici.

L’opera del pastore è la vita del gregge. Se il pastore si santifica, il gregge si santifica. Se il pastore ama Cristo, il gregge ama Cristo. Se il pastore si distacca da Cristo, anche il gregge si distacca da Cristo. Il gregge è l’immagine visibile della relazione invisibile che vi è tra il pastore e Cristo. Si guardi il gregge e si conoscerà il suo pastore. Gregge morto, pastore morto a Cristo.

Don Francesco Cristofaro

 

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