La Vignetta InfoOggi: "RIFORMA GELMINI"

Scarica in PDF
Ricevi gli aggiornamenti direttamente sul tuo MESSENGER!
LA VIGNETTA INFOOGGI - La riforma della scuola è tra noi e respira a pieni polmoni falcidiand...

LA VIGNETTA INFOOGGI - La riforma della scuola è tra noi e respira a pieni polmoni falcidiando cattedre e “sostegno” peggio della morte armata di roncolona. Tanti professori sono già a lavoro dal 24 Agosto scorso. Gli amministrativi da prima ancora. L’immenso fiume di carte da compilare, frutto dell’ipertrofia burocratica che affligge da anni i nostri apparati scolastici, ha già scatenato i suoi effetti devastanti. Riunioni su riunioni, collegi, consigli, POF, progetti, recupero, esami di recupero si susseguono senza soluzione di continuità.

Da tante scuole del regno giungono notizie raccapriccianti di Dirigenti Scolastici scatenati che, nel loro delirio di onnipotenza, pensano di presiedere la Fiat o l’Eni o la Finmeccanica e non una scuola pubblica ormai smembrata e impoverita.

Di cosa si parla in queste riunioni? Di tutto e di niente. Si dicono e ridicono le stesse cose da almeno quarant’anni con la differenza che intanto il potere d’acquisto del personale della scuola è diminuito a dismisura mentre le incombenze sono aumentate in modo esponenziale.

I corsi sono iniziati il 9 di Settembre in tante istituzioni scolastiche. Nei primi giorni di scuola non si capisce quasi niente specie al sud. Mancano i docenti, mancano i registri di classe, mancano i registri personali dei docenti, le matite, il toner, il telefono, i pennarelli, la carta, i collaboratori scolastici. I vicepresidi annaspano e rischiano di affogare nella stesura di orari provvisori che durano fino a Natale.

Intanto le classi si sono gonfiate fino a 32 o 35 allievi stipati come sardine in ambienti spesso fatiscenti ed inadatti che a stento sono idonei a contenerne 25. Ma il ministro dice che tutto va bene e che questa riforma epocale cambierà in modo altrettanto epocale la scuola italiana. E te credo! Siamo tornati agli anni cinquanta!

Tantissimi edifici, sempre e soprattutto al sud, violano palesemente ogni legge sulla sicurezza, sia che si parli di sisma che di incendio, di sfollamento o di qualunque altra cosa. Strutture vetuste piene di bestie a quattro o sei zampe, con intonaci che crollano e finestre rotte, sono praticamente senza manutenzione da tempo immemorabile, sono sporche e senza bagni. Eppure ospitano giovani vite che rischiano ogni giorno di essere stroncate dall’incuria e dall’arroganza del potere, come varie volte abbiamo visto negli ultimi anni. Ma per il ministro tutto va bene.

Grande pensata anche il nuovo orario impiegatizio 8-14. In tante aree periferiche della nazione non si trovano treni o autolinee che rispettano questi orari sicchè, di fatto, tantissimi studenti, specie nei posti con alta pendolarità, entrano in classe comunque alle 8:30 o dopo ed escono alle 13:30 o prima. I professori delle prime ed ultime ore passano il loro tempo a prendere nota sui registri di chi entra in ritardo e di chi esce in anticipo. Ma secondo le alte sfere si fa più scuola di prima.

Negli indirizzi tecnici proprio le materie tecniche sono state molto ridimensionate e accorpate tra loro perdendo una grossa parte di ore di lezione e rinunciando così ad una vera preparazione tecnica degli studenti. L’esatto contrario di ciò che viene sbandierato tutti i giorni sulle tre “C” Conoscenze Competenze Capacità che come sapete hanno sostituito senza colpo ferire le tre “I” Inglese, Impresa, Informatica.

E poi restano i problemi di quella grossa piaga sociale, come dice il ministro, che sono i quasi duecentomila precari “epurati” dalle aule scolastiche e messi in mezzo alla strada dalla sera alla mattina scaraventandoli di fatto nell’inferno dei disoccupati licenziati. Perché di licenziamento strisciante si tratta anche se ci sono vacue promesse di riassunzione entro sette anni.

E che dire dei ricercatori universitari sui quali si regge tutto il sistema?

Una riforma che davvero fa a pezzi scuola e università italiana con la scusa della poca produttività, quasi si trattasse di un’azienda improduttiva da chiudere. O tempora o mores! Purtroppo quando la gente, sapientemente narcotizzata da telebananas e indottrinata sulla inefficienza dei professori, si renderà conto degli immensi danni prodotti da questa riforma, sarà ormai troppo tardi ed avremo perso la scuola pubblica.

InfoOggi.it Il diritto di sapere