L’ignoranza e la scienza del proprio ruolo

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Ci sono degli obblighi che nessuno può ignorare, né rispettare ad intermittenza, lasciando che pre...

Ci sono degli obblighi che nessuno può ignorare, né rispettare ad intermittenza, lasciando che prenda il sopravvento qui e là l’apatia che tutto corrode e rende vano. Ognuno di noi quando assume una responsabilità sociale, professionale o politica non firma solo un contratto civile con il proprio datore di lavoro, perché nello stesso tempo sottoscrive un patto con l’Eterno che ha nel vangelo e nelle leggi nel Signore il suo profilo storico-spirituale. Capire questo passaggio significa partecipare in prima persona al cambiamento che ruota intorno alla comunità di riferimento. Non si parla di funzioni paranormali da convalidare attraverso il paragnosta di turno, ma di responsabilità personali da incardinare nella conoscenza profonda della realtà e di sé stessi passando per il livello ontologico che circonda, sprona o frena l’agire quotidiano. Ci sono perciò per l’uomo incombenze inderogabili.

Interessante e pedagogico a questo punto il pensiero illuminato del teologo del Signore: “Chi è responsabile di un ministero è obbligato a possedere tutta la scienza necessaria per lo svolgimento bene ordinato di quel ministero. Lui è anche obbligato ad obbedire alla scienza che governa il suo ministero. Se omette di acquisire la scienza ed esercita il ministero, lui è colpevole di tutti i mali che crea lo svolgimento di un ministero senza alcuna scienza. Se invece omette di obbedire alla scienza che regola lo svolgimento del ministro, anche in questo caso è responsabile di tutti i mali causati dallo svolgimento cattivo, caotico, senza scienza del suo incarico”. Analisi chiara e difficile da negare. Ne consegue come chiunque abbia un incarico pubblico o privato sia obbligato ad essere preparato e ben formato rispetto alle mansioni materiali o intellettuali da eseguire.

Ma c’è di più! Come dice il teologo non basta solo avere la responsabilità della formazione, ma anche la fermezza a muoversi lungo i binari che la scienza acquisita mette a disposizione per non deragliare dai compiti ricevuti, provocando guasti, risultati negativi, falle che nel tempo diverranno voragini per il corpo, la mente e l’animo dell’uomo. Tutto questo vale per l’avvocato, il sacerdote, il professore, il giudice, il medico, l’insegnante, l’imprenditore, il meccanico, il semplice operaio in fabbrica o della terra, ecc. Tutti quindi hanno due obblighi primari in ordine al ruolo che esercitano, da una parte conoscere bene la scienza per la quale svolgono la propria funzione; dall’altra l’obbligo ad osservarla senza raggiri o scorciatoie che di solito indeboliscono qualsiasi programma lavorativo, professionale o spirituale a cui si partecipa. Leggo in Malachia capitolo 2, 9 “Voi invece avete deviato dalla retta via e siete stati d’inciampo a molti con il vostro insegnamento”.

Le parole del Profeta traspaiano tutte nella riflessione del teologo sopra citato. Non formarsi o non seguire la scienza della propria istruzione significa partecipare a pieno titolo alla disgregazione della società in cui si vive. Si pansi ad un sacerdote che non segua la scienza del suo ministero, tutta racchiusa nelle pagine sacre dei profeti e del vangelo. Leggo: “…il sacerdote è incaricato da Dio a separare con taglio netto ciò che è secondo la sua Parola scritta e ciò che secondo la sua Parola scritta non è”. Non fare tutto questo significa condannare e massacrare spiritualmente e socialmente il popolo, lasciandolo ai suoi limiti umani. La cosa vale, ad esempio, come già detto anche per il politico o il professore. Sarà un vero guaio per una comunità la loro scarsa formazione o se non ben formati l’ardire di discostarsi dal sapere della loro conoscenza. Pagherà il popolo rimanendo senza una valida guida di governo o con una debole istruzione. Una ferita a morte verso il senso alto della libertà, dell’uguaglianza e della giustizia sociale e di rflesso verso la fecondità del pensiero cristiano.

Egidio Chiarella

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