M5S: D'Uva, situazione seria ma governo deve andare avanti Un ribaltone di Salvini?...

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ROMA, 23 APRILE - "Ora la situazione è un po' più seria, un po' perché ci sono le elezioni e un p...

ROMA, 23 APRILE - "Ora la situazione è un po' più seria, un po' perché ci sono le elezioni e un po' perché il caso Siri ci ha colpito per la sua gravità, ma il governo deve andare avanti. Abbiamo preso un impegno e, nonostante i battibecchi, dobbiamo realizzare tutti i punti del contratto". Lo dice il capogruppo del M5S alla Camera, Francesco D'Uva, in un'intervista al Corriere della Sera. Se Matteo Salvini volesse andare al voto in ottobre, "se ne assumerebbe la responsabilità", afferma D'Uva. Quanto alla possibilità di un ribaltone, con la Lega alleata con FI e FdI, "un simile scenario mi fa paura, da italiano. Se Salvini vuole fare il governo del vecchio e della restaurazione assieme a Berlusconi faccia pure. Ma io non ci credo".

Il caso Siri "è molto preoccupante", osserva D'Uva. "Il sottosegretario dovrà dimostrare la propria estraneità. Nel frattempo, per opportunità politica, sarebbe meglio che facesse un passo di lato. Un governo del cambiamento non può lasciare che ci siano dubbi sulla longa manus di qualcuno". Il presidente dei deputati M5s rimarca le differenze con la sindaca di Roma: "Su Virginia Raggi non c'è mai stata l'ombra di una tangente". Quanto all'opportunità che il figlio di Arata resti a Palazzo Chigi, "Federico Arata ha un ottimo curriculum, ma ci saranno tanti altri architetti poliglotti da poter prendere in considerazione. Abbiamo chiesto a Giorgetti di ragionare sull'opportunità che resti". Il deputato smentisce

l'accusa di giustizia a orologeria che arriva dal Carroccio: "Non ci vedo l'orologeria e, se pure fosse, sarebbe contro tutti i partiti, come dimostrano De Vito e il Pd in Umbria".   Nell'intervista D'Uva si dice fiducioso sull'approvazione della misura per la capitale, che "non è un Salva Roma", ma "un provvedimento che elimina la gestione commissariale e fa risparmiare due miliardi e mezzo per abbassare le tasse ai romani, a costo zero per lo Stato".

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