Medicina estetica abusiva a Crotone, scoperti due studi pubblicizzati sui social
La Guardia di Finanza ha individuato due presunti ambulatori irregolari attraverso il monitoraggio del web e controlli sul territorio. Due donne denunciate e sequestrati locali, attrezzature e sostanze utilizzate per trattamenti invasivi
Presunzione di innocenza
Si ricorda che, ai sensi dell’articolo 27 della Costituzione italiana e della normativa vigente in materia di presunzione di innocenza, le persone indagate devono essere considerate innocenti fino a eventuale sentenza definitiva di condanna.
Due presunti studi abusivi di medicina estetica scoperti a Crotone
La Guardia di Finanza di Crotone ha individuato due presunti ambulatori abusivi di medicina estetica, che sarebbero stati pubblicizzati anche attraverso i principali canali social. Al termine delle attività investigative, due donne di nazionalità ucraina sono state denunciate per esercizio abusivo della professione medica.
L’operazione nasce da un’attività di controllo mirata, condotta dai finanzieri del Comando provinciale di Crotone, che hanno concentrato l’attenzione su profili social utilizzati per promuovere trattamenti estetici invasivi. Le piattaforme online, sempre più spesso usate come vetrine commerciali, possono infatti diventare anche strumenti per attirare clientela verso attività non autorizzate e potenzialmente pericolose.
Il ruolo dei social nelle indagini
Secondo quanto emerso, gli investigatori avrebbero avviato un accurato monitoraggio delle principali piattaforme web, incrociando i contenuti pubblicati online con i contatti social e con le verifiche effettuate direttamente sul territorio.
I finanzieri avrebbero notato, nei pressi dei locali attenzionati, un continuo e anomalo afflusso di persone, in prevalenza donne. Da qui sarebbero partiti servizi di osservazione, controllo e pedinamento che avrebbero consentito di ricostruire una rete di clienti abituali e di arrivare alla scoperta dei due presunti studi irregolari.
La vicenda conferma quanto il tema della medicina estetica sui social richieda attenzione: offerte molto convenienti, pubblicità aggressive e trattamenti proposti fuori dai canali sanitari autorizzati possono nascondere rischi concreti per la salute.
Trattamenti con botulino e acido ialuronico senza titoli abilitativi
Dagli accertamenti svolti attraverso le banche dati in uso alla Guardia di Finanza, sarebbe emerso che le due donne avrebbero esercitato attività riconducibili alla professione medica senza possedere i necessari titoli abilitativi.
Le presunte professioniste, secondo gli investigatori, pubblicizzavano sui rispettivi profili Instagram trattamenti estetici invasivi, tra cui iniezioni sottocutanee di botulino e acido ialuronico. Si tratta di prestazioni che, per la loro natura, devono essere eseguite da personale medico qualificato e in ambienti idonei, nel rispetto delle norme sanitarie e di sicurezza.
Le sostanze utilizzate, inoltre, sarebbero risultate di dubbia provenienza, aumentando ulteriormente i rischi per chi si sottoponeva ai trattamenti.
Locali privi di requisiti sanitari e dispositivi salvavita
I clienti sarebbero stati ricevuti in locali appositamente adibiti oppure in abitazioni private. Gli ambienti, pur essendo dotati di lettini e attrezzature professionali, sarebbero apparsi ai finanzieri in condizioni igienico-sanitarie precarie.
Secondo quanto ricostruito, mancavano anche i dispositivi salvavita necessari per intervenire in caso di complicanze mediche. Questo aspetto rappresenta uno degli elementi più delicati dell’indagine, perché trattamenti come filler, botulino e iniezioni sottocutanee possono comportare reazioni avverse, infezioni, complicazioni locali o sistemiche, soprattutto se eseguiti da soggetti non abilitati.
Prezzi più bassi e presunta evasione fiscale
I trattamenti di medicina estetica abusiva sarebbero stati proposti a prezzi più vantaggiosi rispetto a quelli normalmente praticati da professionisti autorizzati. Una strategia che avrebbe permesso di attirare clientela attraverso il web, sfruttando la promessa di risparmio economico.
Le prestazioni, secondo gli investigatori, sarebbero state svolte anche in totale evasione d’imposta, senza il rispetto degli obblighi fiscali previsti per attività professionali e sanitarie regolarmente autorizzate.
Sequestrati fiale, filler, siringhe e attrezzature
Al termine delle attività, coordinate dalla Procura della Repubblica di Crotone diretta dal procuratore Domenico Guarascio, i finanzieri hanno proceduto al sequestro di un locale adibito a presunto ambulatorio medico abusivo, delle attrezzature e delle sostanze utilizzate.
Tra il materiale sequestrato figurano 66 fiale di tossina botulinica e filler dermico, 90 siringhe di acido ialuronico ancora da utilizzare, centinaia di aghi, numerose siringhe sterili, pomate anestetiche e flaconi di disinfettante.
Medicina estetica abusiva, perché è importante affidarsi a professionisti qualificati
Il caso di Crotone riporta al centro dell’attenzione il tema della sicurezza nei trattamenti estetici. La medicina estetica non può essere considerata una semplice pratica di bellezza, soprattutto quando prevede l’utilizzo di sostanze iniettabili o procedure invasive.
Affidarsi a personale non qualificato o a strutture non autorizzate può comportare seri rischi per la salute. Per questo è fondamentale verificare sempre che il professionista sia abilitato, che l’ambiente sia conforme alle norme igienico-sanitarie e che i prodotti utilizzati siano tracciabili e autorizzati.
L’attività della Guardia di Finanza di Crotone si inserisce quindi in un più ampio percorso di tutela della salute pubblica, contrasto all’abusivismo professionale e lotta all’evasione fiscale.
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