Obama, l'atteso discorso a Berlino
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Obama, l'atteso discorso a Berlino

mercoledì 19 giugno, 2013

BERLINO, 19 GIUGNO 2013-  “Ich bin ein berliner”, aveva detto John F. Kennedy nel lontano 1963, mentre era in visita ufficiale nella Berlino Ovest; “Mr Gorbaciov, abbatta questo muro!”, aveva urlato Ronald Regan molti anni dopo- correva l’anno 1987. Nel 2013 è la volta di Barack Obama: parla ai berlinesi, lo fa con la solita passione, con il suo tipico coinvolgimento. Sono tempi diversi rispetto a quelli nei quali furono chiamati a proferirsi i suoi predecessori: tempi più distesi e pacifici, mentre lontano appare il ricordo delle divisioni e della Guerra Fredda. Eppure il tanto atteso discorso del Presidente degli Sati Uniti alla Porta di Brandemburgo non è stato del tutto primo di polemiche e dissensi, essendosi da poco abbattuto su di lui l’uragano del DataGate, che ha suscitato indignazione e rammarico in tutt’Europa, Germania in testa.[MORE]


Ma nonostante i mormorii della vigilia, Obama conquista, come da copione. Ai piedi del palco- simbolicamente rivolto a est e non a ovest come era stato quello sia di Kennedy che di Regan- seimila persone e oltre ottomila agenti della pubblica sicurezza. Alla folla che lo acclama il Presidente rivolge un saluto informale, “come si fa tra amici”. Dispensa sorrisi, scandisce i ritmi degli annunci per lasciarsi accompagnare dalle ovazioni. Accanto a lui, a dividere la scena, la Cancelliera Angela Merkel e il sindaco di Berlino Klaus Wowereit.


Quello di Obama non è comunque stato solo un incontro storicamente importante: è stato soprattutto un’orazione ricca di contenuti. La Porta simbolo di un mondo inghiottito a fatica dal passato è stato considerato lo scenario ideale per dichiarazioni di grosso rilievo internazionale: "Ho deciso che possiamo garantire la sicurezza degli Stati Uniti anche se riduciamo i nostri armamenti atomici strategici fino a un terzo". Una scelta significativa, cui aggiunge motivazioni che suscitano tanto consenso tra gli astanti: "La nostra generazione", aggiunge il presidente americano, "vuole un mondo di pace e giustizia". "Gli Stati Uniti prenderanno in considerazione l'uso di armi nucleari soltanto in circostanze estreme per difendere gli interessi vitali degli Usa e dei suoi alleati e partner".


Una nuova filosofia sul nucleare, insomma, quella annunciata con determinazione da Barack Obama, che prevede una politica del disarmo delle due principali potenze mondiali: gli Usa appunta e la Russia di Vladimir Putin. Proprio con il Cremlino, d’altronde, Obama aveva firmato, durante il suo primo mandato, il trattato Start (Strategic Arms Reductions Treaty) con il quale i due paesi si sono impegnati a ridurre di un terzo i rispettivi arsenali atomici. Un esempio per tutti, affinché si diffondano i valori legati alla democrazia e alla pacifica convivenza sociale, di cui gli USA vogliono farsi portatori. Ma al di là delle parole, la Casa Bianca ci tiene subito a precisare che il disarmo non riguarderà le basi Nato europee, evidentemente troppo strategiche per la risoluzione delle questioni siriana e libica.
Dal canto suo Mosca non manca di smorzare i toni enfatici dell’annuncio. Proprio mentre Obama parlava ai berlinesi, Putin, in una riunione dedicata agli armamenti strategici, dichiarava: "Non possiamo permettere che venga rotto l'equilibrio dei sistemi di dissuasione strategica, che venga sminuita l'efficacia nelle nostre forze nucleari". A meno che non si coinvolgano in maniera netta e decisa anche tutti gli altri paesi su cui pesa la questione del nucleare.


Obama non risparmia, infine, altri temi importanti, come il surriscaldamento globale, in merito al quale ha promesso un Maggiore impegno del USA. Un ultimo riferimento è andato allo scandalo sollevato dal DataGate: il Presidente, si è giustificato, nascondendosi dietro l’intento di voler salvaguardare la sicurezza nazionale e assicurando di non aver leso la privacy dei liberi ed onesti cittadini.

Emmanuela Tubelli


Autore
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