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Reddito a moglie boss ha "dimenticato" nella domanda a Inps marito a regime di 41 bis

Calabria > Reggio Calabria

Reddito a moglie boss, 18 denunce nel Reggino. Scoperti da Cc, tra "furbetti" anche lavoratori in nero
TAURIANOVA (RC), 25 MAG - Aveva "dimenticato" di segnalare, nella domanda inoltrata all'Inps per ottenere il reddito di cittadinanza, che il marito, compreso nel suo nucleo familiare, si trovava ristretto in carcere in regime di 41 bis. Una donna, moglie di un boss di rango della 'ndrangheta calabrese, che beneficiava illecitamente del sussidio del governo destinato alle persone bisognose, è stata scoperta e denunciata assieme ad altre 17 persone, dai carabinieri della Compagnia di Taurianova, in provincia di Reggio Calabria.

I militari, con il coordinamento della Procura di Palmi, diretta dal procuratore Ottavio Sferlazza, nell'ambito dell'operazione denominata "Dike" in omaggio alla dea della giustizia della mitologia greca, hanno passato al setaccio le domande presentate all'Istituto di previdenza scoprendo un vero e proprio catalogo assortito di "furbetti" del reddito di cittadinanza che lucravano della misura senza averne i requisiti o omettendo di dichiarare di svolgere attività che garantivano loro degli introiti.

La moglie del capobastone, che aveva omesso di segnalare il marito nel nucleo famigliare, non è l'unica stranezza: nella rete sono finiti anche cittadini che, intascando il reddito, prestavano la loro opera retribuita "in nero" in bar, ristoranti o in cantieri edili. C'era una persona nota per i suoi precedenti di polizia che non solo ha falsificato il reale domicilio ma, negli atti, ha indicato come residenza un rudere fatiscente e in stato di abbandono, privo di servizi e utenze, ma anche un signore che gestiva una officina meccanica abusiva e un parrucchiere che intascava il beneficio pur lavorando regolarmente anche se aveva formalmente chiuso l'attività da 4 anni.

Una delle più frequenti tipologie di falsa attestazione riguardava la reale residenza e l'indicazione dei componenti della sua famiglia, essendo l'elargizione connessa anche all'effettivo "reddito famigliare" e non solo del singolo richiedente: dalla cittadina che, nata, cresciuta e residente nel nord, ha dichiarato falsamente di vivere in un comune della Piana di Gioia Tauro ai cittadini romeni che hanno "aumentato" gli anni della residenza in Italia, da 2 a 10, in modo da poter ottenere il reddito.

Ancora più complessa la vicenda di due coniugi, separati, con l'ex marito che si è visto bocciare più volte la richiesta di reddito in quanto inserito fittiziamente nel nucleo famigliare indicato nei documenti dalla ex moglie, a sua volta richiedente il sussidio.