Reggio Calabria. Droga: la madre coordinava i figli, arrestata intera famiglia di spacciatori

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REGGIO CALABRIA 9 LUGLIO - Sei persone, tra le quali una madre che era a capo della presun...

REGGIO CALABRIA 9 LUGLIO - Sei persone, tra le quali una madre che era a capo della presunta organizzazione e i suoi tre figli, sono state arrestate all'alba a Benestare dai carabinieri del Comando provinciale di Reggio Calabria, supportati dallo squadrone eliportato Cacciatori di Calabria, con l'accusa a vario titolo di associazione finalizzata all'acquisto, detenzione e spaccio di sostanze stupefacenti. Gli arresti sono stati fatti in esecuzione di un'ordinanza di custodia cautelare emessa dalla Procura distrettuale di Reggio Calabria nell'ambito di un'operazione denominata Nikita. La donna, Teresa Pizzata, vedova, di 56 anni, secondo quanto emerso dalle indagini, attraverso un'attività di spaccio strutturata e intensiva coordinava i figli Giuseppe (33), Rosario (30) e Antonio (25) sia nella vendita ai consumatori finali sia nella fornitura ad altri spacciatori, gli altri due arrestati: Giovanni Argirò (40) e Mario Bottari (47).

Dalle indagini dei militari della Compagnia di Locri, coordinati dal Procuratore aggiunto di Reggio Calabria, Giuseppe Lombardo e dal sostituto Francesco Tedesco, è emerso in modo chiaro il ruolo direttivo svolto da Teresa Pizzata che, in qualità di capofamiglia, dirigeva le attività criminali. In particolare è emerso che, in un vallone ubicato in un'area demaniale vicina all'abitazione della donna, i quattro componenti del nucleo familiare detenessero consistenti quantitativi di sostanze stupefacenti in nascondigli ideati e protetti dalla vegetazione o in vicini immobili rustici. Inoltre è stata provata l'attività di spaccio della famiglia, i cui componenti concordavano quantità, tipologia e prezzo con una serie di clienti fidelizzati ai quali a volte si occupavano e preoccupavano anche di recapitare a domicilio lo stupefacente. In una circostanza i fratelli Musolino e la loro madre si sarebbero resi protagonisti anche di un episodio di violenza nei confronti di Giovanni Argirò, anche lui indagato. Giorni prima in una via vicina all'abitazione della famiglia Musolino, infatti, una pattuglia dei carabinieri aveva rinvenuto un barattolo di vetro con 9 grammi di cocaina e 47 grammi di eroina. L'aggressione a calci e pugni contro Argirò, secondo gli investigatori, è maturata proprio perché i Musolino lo hanno ritenuto responsabile della sottrazione dello stupefacente. Accertato, inoltre, un singolo episodio di detenzione abusiva e porto in luogo pubblico di arma da fuoco da parte di Antonio Musolino.

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