A Soverato la presentazione del romanzo “Riscoprirsi Madre” scritto da Don Alessandro Carioti

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SOVERATO (CZ) 1 MARZO - “Un elogio alla speranza, attraverso situazioni concrete dove chiunque si ...

SOVERATO (CZ) 1 MARZO - “Un elogio alla speranza, attraverso situazioni concrete dove chiunque si può rivedere”. In questi termini, Don Alessandro Carioti, Sacerdote della Diocesi di Catanzaro-Squillace, nonché parroco della parrocchia Maria Madre della Chiesa e docente di teologia, ha introdotto al pubblico il suo primo romanzo dal titolo “Riscoprirsi madre”.

La presentazione, avvenuta il 28 Febbraio nella Sala Consiliare “Bruno Manti” nel Comune di Soverato, ha visto la partecipazione di molte cariche rappresentative. Ad accompagnare la moderatrice della serata, Lorena Pallotta (Web Editor e collaboratrice di TeleJonio) che ha rivolto diverse domande alle personalità presenti, anche la musica di sottofondo del Maestro Angelo Guzzo e la voce narrante di Antonio Afeltra, che ha letto ai presenti alcuni dialoghi tratti proprio dal libro. 

La prima a prendere parola è stata Sara Fazzari (Assessore alle politiche Sociali), la quale ha ringraziato Don Alessandro per aver deciso di presentare il suo libro proprio a Soverato, descrivendo questa pubblicazione come un “titolo donato al nostro cuore, che ci spinge a riflettere”. L’Assessore ha poi continuato il suo intervento, concentrandosi sulla protagonista del libro, “Una storia carica di amore con protagonista una giovane donna, una madre che, con coraggio, nonostante i tanti momenti di difficoltà, ha la forza di chiedere aiuto senza vergogna. Perché le vergogne sono  ben altre”, ha affermato “poiché in questi casi il sentimento peggiore che può scaturire è dettato dall'indifferenza, in grado di oscurare ogni speranza e qualsiasi sorriso”. Ha in seguito parlato del fondamentale ruolo che svolgono le scuole, poiché “educano i ragazzi e cercano di risolvere i loro problemi, instaurando dei legami con le famiglie. Ma, quando ciò non avviene, allora le istituzioni scolastiche si rivolgono a noi, sempre nel pieno rispetto delle proprie competenze”.

Dopo una domanda posta a proposito del delicato ruolo dell’assistente sociale, l’assessore ha spiegato come spesso gli “assistenti sociali sembra che strappino i figli alle famiglie senza nessuna soluzione, ma la realtà è ben diversa. Loro svolgono un ruolo importantissimo ed offrono un grande contributo alle famiglie. Quando si riesce si cerca di fare un percorso con loro, ma ci siamo trovati ad affrontare anche situazioni di violenze o peggio ancora abusi, dove purtroppo non c’erano altre alternative se non affidare i figli ad altre famiglie.”

In seguito è intervenuto anche il Sindaco di Soverato, Ernesto Francesco Alecci, il quale ha mostrato un grande apprezzamento per questa pubblicazione visto che “rappresenta uno spaccato di vita, in grado di mostrarci  l’importanza del ruolo del genitore, un ruolo fondamentale che il più delle volte cerca di dedicarsi al lavoro per non far mancare nulla ai propri figli ma spesso, travolto dai ritmi incessanti della quotidianità, non riesce a dedicare abbastanza tempo per parlare con loro, anche per sapere semplicemente com'è andata la loro giornata”. Il Sindaco si è soffermato in seguito sull'importante ruolo della chiesa per i ragazzi in questo contesto sociale, affermando che  “I ragazzi di oggi hanno sempre meno punti di riferimento, e dedicano spesso molto tempo ai social, da cui non traggono sempre esempi genuini.  C’è bisogno di rivedere modi e tempi sul quale avvicinarsi ai giovani e la chiesa in questo contesto svolge un ruolo determinante, poiché ha anche il compito di attrarre i giovani e creare con loro un rapporto che li spinga ad aprirsi e risolvere i loro problemi . Anche noi genitori dovremo dare il nostro esempio, attraverso il rispetto dei ruoli, evitando di avere un rapporto da amico, e dimostrando di essere dei punti di riferimento virtuosi”.

Alla domanda posta sempre dalla mediatrice “Quando ci sono persone in difficoltà come si agisce?”, il primo cittadino ha ammesso che “all'inizio del mio mandato non immaginavo quante persone in difficoltà ci potessero essere nella nostra comunità, noi cerchiamo di intervenire in maniera multidisciplinare attraverso il lavoro di una equipe esperta, che agisce quando si presentano situazioni di degrado, dietro le quali si nascondono spesso problemi legati all'alcolismo, alla droga oppure a violenze domestiche. Ed anche situazioni economiche in quanto, quando un padre non riesce a dare alla propria famiglia quello di cui necessitano, si potrebbero creare dinamiche brutte che potrebbero sfociare in futuro in atti anche molto gravi. Il modo migliore per intervenire è cercare di alleviare le difficoltà economiche ed accompagnarli, fornendogli assistenza e vicinanza. A breve partirà il reddito di cittadinanza che, anche se  non presenta le cifre stanziate inizialmente, può dare un aiuto per le famiglie in difficoltà, anche se le problematiche non mancano, visto che delle 900 famiglie alle quali si voleva fornire questo servizio, siamo arrivati in questi ultimi tempi a più di 1000, numeri questi che sicuramente vi faranno intuire l’entità e la portata di questo triste fenomeno.” Ma “per risolvere questi e tanti altri problemi, dobbiamo creare una comunità solida, intesa come una continua collaborazione fra tutti gli enti e le istituzioni, con lo scopo di lavorare con umiltà e lungimiranza per il bene dei cittadini; il nostro deve essere un lavoro di squadra perché le famiglie da sole non possono prendersi carico della crescita dei loro figli.”

In seguito, Don Alessandro Carioti ci ha portati a scoprire il suo libro, con una tematica “pastoralmente parlando raccolta dalle esigenze che riscontriamo quotidianamente nelle nostre parrocchie, di avere un contatto con le famiglie al fine di infondergli un grande messaggio di speranza cristiana” ed un titolo messo non a caso. “Alla protagonista del libro non è stato messo un nome di proposito, poiché permette a chiunque di immedesimarsi nei suoi problemi e nelle sue difficoltà; da qui il titolo riscoprirsi, che può essere per una madre, ma anche per un padre o un figlio”. L’autore si è mostrato molto sorpreso per la rilevanza che ha avuto la sua pubblicazione a livello nazionale, la quale si è inserita non solo come narrativa scolastica in diverse scuole nel progetto "Gutenberg", ma anche in tante aree di competenza culturale, che avranno sicuramente apprezzato il contenuto presente  e non solo la bellezza del romanzo.

Successivamente si è espresso sulla situazione attuale, affermando che “di fronte ai problemi sono molte le famiglie che vivono una sindrome legata all'immobilismo; c’è la percezione che stiano ferme, proprio come in uno scatto fotografico, senza cercare soluzioni. Dobbiamo cercare di vederla con un’ottica differente, in quanto dobbiamo confidare sempre in qualcuno e non arrendersi mai. Soprattutto, dobbiamo fare del nostro meglio per i nostri ragazzi, ognuno con un proprio dono che Dio ci ha concesso ed è qui che la fede ci viene incontro. Molte volte bisogna intuire ed aiutare un bambino a scoprire le proprie potenzialità, senza che gli vengano imposte o trasmesse. Non dobbiamo dirgli quello che devono fare, né tantomeno dobbiamo salvarli e recuperarli, la loro non è di certo una malattia. Dobbiamo semplicemente comprenderli e sostenerli ed anche in questi casi gli oratori assumono una grande importanza, poiché permettono ai ragazzi di socializzare e scoprirsi pian piano, offrendo quindi un aiuto concreto, capace di creare anche un canale con le loro famiglie”. Don Alessandro ha proseguito parlando del significato intrinseco di questa storia narrata dove “si intrecciano le storie di tante persone che provando ad sostenere questa madre in difficoltà, nell'aiutarla ne traggono loro stessi benefici”. E qui che si presenta la vera realizzazione di un essere umano, che dipende “non da quello che fa, ma dai doni che il signore gli ha dato ed è in grado di trasmettere agli altri.” Don Alessandro si è anche soffermato su una parte del romanzo nel quale la protagonista cerca un percorso con una guida spirituale. “Perché lo dovremo fare tutti? Per il semplice motivo che Dio ci ha messo in relazione e non dobbiamo essere per forza isolati; un buon padre spirituale è capace di mettersi a tua disposizione, ascoltarti e farti sfogare, dandoci la possibilità di camminare con una libertà che porta verso la felicità di se stessi.

Cundò Nicola

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