Strage di migranti, Procura di Catania: atti di «inumana violenza»
CATANIA, 23 APRILE 2015 – Dall’inchiesta della Procura di Catania sul naufragio del barcone carico di migranti al largo della Libia emergono nuovi elementi. I pm, sulla base di «concordanti dichiarazioni dei sopravvissuti» agli atti dell'inchiesta, riferiscono che la strage è stata causata da «errate manovre del comandante del peschereccio e dal sovraffollamento dell'imbarcazione, caricata fino all'inverosimile». [MORE]
Stando alle ricostruzioni della Procura, i migranti, che secondo una prima stima erano complessivamente tra i mille e i milleduecento, «furono inizialmente concentrati in una fattoria nei pressi di Tripoli. Sono stati poi portati con furgoni fino alla costa e qui trasbordati a mezzo di un gommone di grosse dimensioni sul peschereccio. Essi provenivano da diversi Paesi e hanno pagato somme molto diverse per il viaggio, che prevedeva l'Italia come destinazione del percorso per mare. Le somme pagate sono in alcuni casi molto basse (tra i mille ed i 1500 dinari libici) ma raggiungono anche i 7.000 dollari».
Inoltre, i pm parlano di atti di «inumana violenza». Molti migranti, spiegano gli inquirenti, sarebbero stati «picchiati selvaggiamente con dei bastoni» perché «non obbedivano agli ordini dei trafficanti» e, «le bastonature avrebbero provocato alcuni decessi, altri sarebbero morti di stenti». In particolare la Procura riferisce di un ragazzo ucciso su un gommone, mentre insieme ad altri raggiungeva il peschereccio poi affondato, perchè si era alzato senza chiedere permesso. Il corpo del giovane sarebbe poi stato gettato in mare.
Intanto in queste ore, davanti al Gip di Catania Rosa Alba Recupido, si sta svolgendo l'udienza di convalida del fermo dei due presunti scafisti, un siriano e un tunisino, ritenuti comandante e membro dell'equipaggio del barcone affondato. L’accusa per uno è di naufragio colposo, omicidio colposo plurimo, favoreggiamento dell'immigrazione clandestina e sequestro di persona, aggravato dalla presenza di minori, mentre l’altro è imputato di favoreggiamento dell'immigrazione clandestina. Il siriano, durante l'interrogatorio di ieri sera, durato circa cinque ore, ha negato le sue responsabilità riferendo che il conducente dell’imbarcazione affondata era il tunisino. Quest’ultimo, invece, si è difeso affermando che era un semplice passeggero e di aver pagato il viaggio.
Dalle testimonianze dei sopravvissuti emerge che il siriano «faceva eseguire gli ordini del comandante, che faceva uso di un telefono satellitare per mantenere i rapporti con l'organizzazione libica, almeno in un paio di circostanze tra cui una nella fase di avvistamento del mercantile portoghese». Per quanto riguarda il capovolgimento del peschereccio libico «molti riferiscono di tre urti causati dalle manovre del comandante tunisino che avrebbero provocato forti oscillazioni».
Previsto per domani l'incidente probatorio per interrogare cinque testimoni che accusano i presunti scafisti.
Consiglio straordinario a Bruxelles
Nel frattempo è in corso a Bruxelles il Consiglio europeo straordinario sull’immigrazione voluto dall’Italia dopo l’ennesima strage nel Mediterraneo. Si discuterà di due punti in particolare: il raddoppio delle risorse destinate alla missione Triton e la gestione dei rifugiati. Previsto un progetto pilota per la ripartizione di 5.000 rifugiati tra i Paesi Ue, che vi aderirebbero comunque su base volontaria.
[foto:today.it]
Antonella Sica
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