Al via la rassegna del cinema d’autore “Tip Movies” con “L’isola dei cani” di Wes Anderson

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LAMEZIA TERME (CZ) 19 OTTOBRE - Le paranoie contro il diverso dell’oggi e la ricerca de...

LAMEZIA TERME (CZ) 19 OTTOBRE - Le paranoie contro il diverso dell’oggi e la ricerca  della propria identità in una collettività informata all’amicizia, alla solidarietà e alla fratellanza rappresentano le tematiche fondanti del film “ L’isola dei cani” ( Isle of Dogs) di Wes Anderson che ha dato l’avvio alla rassegna del cinema d’autore “Tip Movies” presentata   dal Tip Teatro agli utenti della Biblioteca Galleggiante dello spettacolo e del Tip.

“L’isola dei cani”, premiato per la migliore regia con l’Orso d’Argento al Festival mondiale di Berlino 2018, è un  film di animazione  in stop motion, ispirato al Giappone di un futuro abbastanza vicino, in cui i cani , domestici o randagi, sono perseguitati, confinati e rinchiusi in un’isola ghetto per evitare  di contaminare  gli esseri umani.

Tra l’ammasso di rifiuti, ormai in procinto di trasformarsi  in anticamera di sterminio per volere   del sinistro sindaco Kobayashi della città di Megasaki, approda il   dodicenne Atari  alla ricerca del  suo fedele Spot. Tutto il racconto filmico, condotto con leggerezza ed ironia, è disseminato di scene inquietanti in cui i cani si scannano per contendersi le scarse risorse alimentari nell’ambito del loro regno regolato da dinamiche di potere e violenza. Nel contempo, però, ogni singolo cane accetta la propria identità all’interno del branco, capeggiato dal duro randagio Chief, che non ha mai conosciuto l’affetto di un buon padrone, ed  offre agli altri il proprio aiuto per sopravvivere a quel fetido posto alleandosi  con Atari.

Anche un gruppo anarchico di cani, ritenuti addirittura cannibali per aver divorato, spinti dalla fame, un compagno  moribondo,  si avvicina  ai cani dell’isola per contribuire   ad animare la ribellione contro il perfido Kobayashi finalizzata alla conquista della liberazione canina. Guerra aperta, quindi, a Kobayashi che ha esiliato i cani accusandoli di diffondere epidemie e bacilli contro gli esseri umani.  Simile provvedimento non fa altro che fomentare la classica paranoia verso il diverso sociale e cioè verso stranieri,  immigrati, clandestini, rom  o altri soggetti sospettati di portare malattie e attentare alla salute pubblica. La messinscena lineare del film, interpretato da Bryan Cranstan, Bill Murray, Tilda Swinton, Scarlet Johansson, Geta Gerwig e Frabces McDormand, si incontra con il mondo giapponese, riadattato attraverso l’estetica del regista americano Wes Anderson caratterizzata da stupende inquadrature frontali, primi piani, campi lunghissimi e riduzione della realtà a segno grafico. Tutte tecniche predilette dal regista americano orientato verso la ricerca di una radice comune ai due mondi narrati che dialogano per la prima volta. Non a caso è la scelta linguistica di far parlare gli attori in giapponese e i cani in inglese per promuovere il dialogo tra i   due universi appunto avvalendosi del commento e della traduzione simultanea in diretta. Pertanto “L’isola dei cani” non è soltanto l’iconografia pittorica del disegno su carta e dell’illustrazione, ma è anche un viaggio visivo  attraversato  da infinite immagini del mondo a cui rimandano e uno scavo interiore che va oltre la forma immediata e individuabile in un tratto, in un disegno, in un segno. 

 

Foto: scene del film

Lina Latelli Nucifero

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