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Beata ignoranza, il regista Massimiliano Bruno: con Gassmann e Giallini vi racconto i mostri social

Beata ignoranza, il regista Massimiliano Bruno: con Gassmann e Giallini vi racconto i mostri social
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Beata ignoranza di Massimiliano Bruno approda al cinema per raccontare, con l'istrionismo di Alessandro Gassman e Marco Giallini, i nuovi mostri dell'era social, un'epoca - ci spiega il regista "senza mezze misure". Strizzando l'occhio alla commedia all'italiana, volutamente citata e attentamente ripensata, l'autore di Nessuno mi può giudicare e Gli ultimi saranno gli ultimi tratteggia una vicenda che fluisce con ironia e leggerezza, grazie anche all'apporto di Carolina Crescentini ed altri talenti al femminile. Ai nostri taccuini, poi, spiega anche perchè il cinema del terzo millennio rischi di essere penalizzato dalla Rete.

ANTONIO MAIORINO: il titolo Beata ignoranza scaturisce da una scena che riassume il senso del film. Ti chiedo, allora, di provare a raccontarci come da questo ciak si sviluppi la storia.


MASSIMILIANO BRUNO: nasce tutto da un litigio. Da un lato abbiamo un professore di liceo, un po’ vetusto, un po’ anziano, che è Marco Giallini: ha un vecchio Nokia, non ha computer, passa il sabato pomeriggio a leggere romanzi. Dall’altro c’è il suo acerrimo nemico, Alessandro Gassmann, classico cinquantenne addicted, di quelli che hanno Twitter, Facebook, Instagram, tutta la tecnologia possibile, settanta gruppi su Whatsapp. Il titolo viene proprio da un loro scontro: Gassman rimprovera a Giallini di essere un ignorante che non conosce le dinamiche della rete, né quello che succede nel mondo, perché non si connette a Internet. Giallini gli risponde più o meno: “beata ignoranza, preferisco rimanere ignorante di quelle cosacce che devo leggere su Internet,preferisco la cultura com’era una volta”. Dopodiché si apre una serie di gag, come puoi immaginare, sulla base dei due punti di vista.

A.M: ti sei definito un figlio della commedia all’italiana. In che modo questo legame (creativo) di sangue emerge in Beata ignoranza?


M.B: beh, un riferimento chiaro è sicuramente a livello formale: C’eravamo tanto amati di Ettore Scola, in cui gli attori per spiegare le proprie dinamiche usavano l’escamotage di parlare alla macchina da presa e raccontare le proprie sensazioni, poi aprivano dei flashback per raccontarsi di 20 anni prima. Lo stesso abbiamo fatto noi nella sceneggiatura insieme a Gianni Corsi ed Herbert Simone Paragnani: abbiamo voluto questo richiamo. C’è poi quel pizzico di cattiveria che fa parte del nostro dna italico, quando si tratta di scherzare in un film, e due grandi interpreti come Gassman e Giallini, degni eredi di tante coppie di attori che per un periodo hanno fatto film insieme, come Vittorio Gassman e Ugo Tognazzi.

A.M: quali sono gli aspetti più caricaturali dell’era social, cioè le esagerazioni e le storture, a volte tragiche, a volte comiche?

M.B: non c’è via di mezzo in questa era virtuale. È molto semplice apparire in un modo completamente diverso da quello che si è. Ci sono mostri social che azzeccano la frase, la citazione il commento giusto; poi, mostruosamente li conosci nella vita reale e non sono persone interessanti. Come diceva Umberto Eco, la Rete ha dato voce a un sacco di cretini che prima dicevano sciocchezze al bar ed ora le dicono ad una platea più vasta dove prendono centinaia di mi piace, perché magari si scagliano contro il sindaco di turno, contro le istituzioni, contro lo stadio da fare in una città, contro una corrente politica. Se uno azzecca la frase giusta – e spesso lo fai per fortuna o perché l’hai sentita da qualcun altro – diventa una star, ma in fondo resta un cretino. Questa è la mostruosità della rete: non ha mezze misure, è un mare in cui è difficile capire la qualità. Persone di valore non emergono. Persone che in una tavolata di dieci persone sanno dirti qualcosa di forte e di profondo, nella Rete non capisci se hanno valore perché sono mischiati a gentaglia.

A.M: i cosiddetti leoni da tastiera

M.B: leoni da tastiera che se dici che ti piacciono i Beatles, ti rispondono che sei un mentecatto perché sono meglio i Rolling Stones. Ad esempio, c’è un momento del film in cui Giallini dice che ama Crotone come città ed un tifoso del Catanzaro risponde: ti strappo le braccia, ti vengo a sgozzare. Giallini replica, “ma perché, Catanzaro ha una squadra di calcio? Io volevo dire solo che mi piaceva la città di Crotone. Questo è un esempio della rete: uno esprime un giudizio e rischia di essere attaccato in maniera sanguigna, mortale. Io leggo cose come “devi morire”, “so dove abiti”. Sono cose incredibili.

A.M: Alessandro Gassmann e Marco Giallini: se dovessi raccontare questa strana coppia con una serie di tag. Quali etichette useresti?

M.B: per Alessandro Gassmann, metterei #regolarità, #tantamemoria, #moltorispetto: è un attore regolare, che sa anche le parti degli altri, studia, prende appunti. Per Marco Giallini: #improvvisazione, #creatività e #genialità, perché Marco esprime il suo meglio nel non studiare, nel rimanere naturale, per affidarsi all’istinto quando lo trova; non gli va di dire le cose a memoria. Loro due s’incontrano in questo senso, si sposano bene perché diversissimi e utili ad un regista, specie se è anche autore del film, come in questo caso: sono riusciti a portarli sulla strada che volevo io.

A.M: c’è stata molta attenzione alla coppia di mattatori, ma c’è anche un cast femminile di tutto rispetto: tra le altre, Carolina Crescentini, Valeria Bilello e Teresa Romagnoli.

M.B: Carolina Crescentini aveva già lavorato sia con me che con Alessandro Gassman e trovo che sia un’attrice di straordinaria intensità. Mi serviva un personaggio non comico, è la donna che Giallini e Gassman si disputano, ma è tutta vissuta nel flashback. Volevo qualcosa di malinconico e lei è bravissima: viene dal Centro Sperimentale ed ha fatto tanto teatro da ragazzetta. Mi è piaciuto reincontrarla: avevo scritto Notte prima degli esami - Oggi, in cui era tra i protagonisti, ed avevamo recitato insieme nella serie di Boris. Grande attrice. Teresa Romagnoli è una mia scoperta, le ho fatto il provino e mi sembra in gamba, già pronta per grandi ruoli. Il suo monologo di fine film è molto emozionante ed ha fatto commuovere tutti nella prima del Cinema Adriano a Roma. Forse uno dei primi piani più belli che abbia visto in vita mia: una donna di cinema, avrà grande futuro. Valeria Bilello è da diversi anni nello spettacolo, sa tirare fuori una verve comica molto forte e divertente. In questo film ha avuto l’ingrato ruolo di quella che va a letto con tutti, lo ha svolto molto bene, è davvero in gamba. Cito anche Emanuela Fanelli, comica nata nella migliore tradizione delle comiche recenti sulla strada della Litizzetto e della Cortellesi, il suo spazio nel film mostra come sappia essere divertente e buffa; poi c’è Malvina Ruggiano, brava e valente attrice, nuova attrice italiana. Sono molto contento.

A.M: Internet ha cambiato, tra le altre cose, la fruizione dell’opera d’arte seriale. Sentivo di una tua considerazione nostalgica sui tempi in cui si faceva la fila fuori ai negozi di musica per acquistare l’ultimo dei Clash, ma vorrei spostare l’attenzione sulla settima arte: in che modo internet sta cambiando i modi di vedere il cinema?

M.B: questa è una bella domanda e purtroppo non ho una risposta troppo positiva. Il cinema è nato per essere ammirato sul grande schermo e con Internet succede è che in un piccolo computer, o in un tablet, uno si vede un film nato e cresciuto per essere visto sul grande schermo. Questo toglie qualità. Io lo dico sia a certi giornalisti, sia a certi uffici stampa che fanno vedere film ai giornalisti stessi con un link nel computer. Spesso anche giornalisti importanti che devono fare la recensione vedono il film al computer, in pausa pranzo. È come se uno mangiasse la lasagna a colazione: è sempre lasagna, ma a colazione si è abituati al dolce. Un’opera d’arte viene fruita con un mezzo che non é suo. Col pc, magari, puoi vedere una web series, dei monologhi, dei Ted, oppure leggere i diversi siti interessanti (non troppi, ma ci sono cose fighe). Sul cinema invece… ahiahiahi. La televisione ha trovato nella serie tv americana, con Netflix e Sky, un formato adatto per il piccolo schermo. The Walking Dead, Il Trono di Spade, Gomorra, Romanzo criminale nascono per il piccolo schermo: le vedi nel tuo televisore ed è giusto. Con i film è diverso: bisognerebbe vederli al cinema. Poi mi rendo conto, alcune persone possono permettersi di andare al cinema solo una volta a settimana e scelgono di vederlo scaricandolo, anche se si vede e sente male.

USCITA: 23\02\2017
GENERE: Commedia
REGIA: Massimiliano Bruno
CAST: Alessandro Gassmann, Marco Giallini, Valeria Bilello, Carolina Crescentini, Teresa Romagnoli, Guglielmo Poggi, Emanuela Fanelli, Malvina Ruggiano
SCENEGGIATURA: Massimiliano Bruno, Herbert Simone Paragnani, Gianni Corsi
MUSICHE: Maurizio Filardo
PRODUZIONE: Una produzione Italian International Film con Rai Cinema
DISTRIBUZIONE: 01 Distribution
PAESE: Italia
DURATA: 102'


(foto principale in alto: dettaglio di un'immagine da
Beata ignoranza; all'interno, Massimiliano Bruno sul set del film da attore, a destra con la cesta; in gallery: dettagli immagini dal film. FONTE FOTO: 01DISTRIBUTION)


Antonio Maiorino

 

La fotogallery

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Beata ignoranza #2
Beata ignoranza #3
Beata ignoranza #4

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