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Charlie Hebdo, sei scrittori americani protestano contro l'assegnazione del premio Pen

Toscana

NEW YORK, 27 APRILE 2015 – “E' stato commesso un crimine orribile, ma si è effettivamente trattato di una questione di libertà d'espressione tale da richiamare l'attenzione del Pen America?”. Così Peter Carey, già due volte vincitore del Booker Prize, ha spiegato al Times come mai la nomina della rivista Charlie Hebdo a vincitrice del premio Pen per la libertà di espressione sarebbe sbagliata.


“Tutto questo”, spiega Carey, “ è stato aggravato dall'apparente abbaglio del Pen rispetto all'arroganza culturale della Francia che non rispetta il suo dovere morale nei confronti di una grande parte della sua popolazione”. La critica è, naturalmente, alle vignette satiriche che caratterizzano il settimanale francese. Proprio per questo, Carey, insieme ad altri cinque giornalisti, (Michael Ondaatje, Francine Prose, Teju Cole, Rachel Kushner e Taiye Selasi) ha deciso di non prendere parte al celebre gala di premiazione che si terrà a New York il prossimo cinque maggio. “Non potrei immaginare di essere tra il pubblico quando ci sarà la standing ovation per Charlie Hebdo”, ha detto Francine Prose, una delle precedenti vincitrici del premio. [MORE]


Ma la risposta dei responsabili del Pen ha rivelato un approccio diverso rispetto agli intenti profondi del settimanale, sottolineando come il giornale non abbia come obiettivo quello di “ostracizzare o insultare i musulmani, ma piuttosto di respingere energicamente gli sforzi di una piccola minoranza di estremisti radicali di mettere off limits un ampio numero di discorsi”. Gli organizzatori hanno comunque espresso un enorme rammarico all’idea di non vedere Carey e gli altri scrittori al gala.

(foto: notizie.tiscali.it)

Sara Svolacchia