Concorsopoli: l'Alma Mater di Bologna chiede otto milioni

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BOLOGNA, 05 ott. - L’Alma Mater si costituirà parte civile nel processo “Concorso...

BOLOGNA, 05 ott. - L’Alma Mater si costituirà parte civile nel processo “Concorsopoli” : l’ ateneo bolognese, infatti, chiederà i danni d’immagine ai professori coinvolti nella faccenda dei concorsi pilotati e dei rapporti torbidi con alcune case farmaceutiche; dopo aver preso atto di un vistoso calo delle iscrizioni, l’ ateneo ha dato mandato all’ Avvocatura dello Stato di quantificare il danno d’ immagine arrecato ad uno dei più prestigiosi istituti accademici d’ Europa, e la cifra che ne è saltata fuori è di ben 8 milioni di euro.

L’ inizio del dibattimento, a causa di un errore di citazione dell’ indirizzo del tribunale, è stato spostato dal 22 settembre al prossimo 23 novembre.

Nel corso del tempo, dal 2005, anno di inizio delle indagini, si è passati da 90 a 26 indagati: in seguito il Gup ne ha rinviati 13 a giudizio, dei quali nove docenti a Medicina: tra di loro anche l’ ex preside Maria Paola Landini. Gli imputati sono accusati a vario titolo di aver truccato sei concorsi a Medicina interna: in cinque di questi sono stati ravvisati i reati di abuso d’ ufficio e falso.

Gli atri imputati sono: il prof. Ettore Bartoli, ordinario di Novara, (quattro concorsi), il direttore di Medicina interna e gastroenterologia, Roberto Corinaldesi , Andrea Facchini (entrambi per tre dei quattro concorsi in cui erano coinvolti), i colleghi di dipartimento di Corinaldesi, Bernardino Vaira (per il concorso del ricercatore Federico Perna, anch’ egli imputato) e Vincenzo Stanghellini (che deve rispondere anche di un caso di corruzione) Ettore Ambrosioni, Vincenzo Lo Cascio, Roberto Delsignore (per un solo concorso); Landini dovrà rispondere in merito a due concorsi, uno dei quali riguardanti lo Stanghellini, mentre è stata prosciolta per un terzo caso.

A gennaio di quest anno il Gup Alberto Gamberini , scriveva nelle motivazioni del rinvio a giudizio, che “il reato di abuso d’ufficio (e conseguentemente quello di falso) non sussisterebbe qualora, anche con un accordo preventivo tra i commissari, sarebbe stato proclamato il candidato più meritevole”. Dunque, spetterà al pm l’ onere della prova nel dimostrare che i commissari abbiano favorito candidati meno preparati rispetto ai loro colleghi.

Antonio Ricucci

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