Consip: Procura di Roma chiede rinvio a giudizio per 7 persone, tra cui l’ex Ministro Lotti

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ROMA, 15 DICEMBRE – Sembra volgere al termine la maxi-inchiesta sul caso Consip, che animò gli ultimi mesi della scorsa legislatura a causa del coinvolgimento di Luca Lotti, ex Ministro dello sport nonché Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, ma anche di Tiziano Renzi, padre dell’ex Premier, nell’ambito di un presunto giro di appalti e mazzette che sarebbe stato scoperto mediante una fitta rete di intercettazioni. La Procura di Roma ha infatti depositato nella cancelleria del gip richiesta di rinvio a giudizio per 7 indagati, destinatari di diverse imputazioni penali.

Per aver formulato la richiesta, i pm di Piazzale Clodio ritengono dunque di aver raccolto nelle indagini elementi sufficienti a sostenere l’accusa nell’eventuale giudizio. A Luca Lotti, in particolare, viene contestato il reato di favoreggiamento, così come all’ex generale dell’Arma dei Carabinieri Emanuele Saltalamacchia nonché all’ex presidente della società pubblica fiorentina “Publiacqua”. Per l’ex comandante generale dei Carabinieri Tullio Del Sette, invece, l’ipotesi è quella di rivelazione di segreto d’ufficio, mentre all’imprenditore Carlo Russo viene contestato il reato di millantato credito; infine, l’ex maggiore del Nucleo Operativo Ecologia Gian Paolo Scafarto e l’ex colonnello dell’Arma Alessandro Sessa rischiano il processo per le accuse di rivelazione di segreto d’ufficio,falso e depistaggio. Riguardo la posizione di Tiziano Renzi, invece, già il 29 ottobre scorso la Procura aveva chiuso le indagini e sollecitato l’archiviazione dalla possibile accusa di traffico di influenze.

L’ex Sottosegretario dei Governi Renzi e Gentiloni ha affidato a Facebook il suo commento alla richiesta di rinvio a giudizio relativa al procedimento giudiziale in cui è coinvolto: “Due anni fa, quando sono iniziate le indagini per il cosiddetto ‘caso Consip’, mi sono stati contestati i reati di rivelazione di segreto d’ufficio e favoreggiamento, che avrei commesso per aiutare l’ex ad di Consip Luigi Marroni. Ho preso atto con soddisfazione che la Procura della Repubblica abbia chiesto l’archiviazione per uno dei due reati, ossia la rivelazione del segreto d’ufficio. Confido ora che il successivo corso del procedimento – già a partire dall’eventuale udienza preliminare – possa consentire di accertare l’infondatezza anche della residuale ipotesi di reato formulata nei miei confronti”. Lotti si è poi scagliato contro “chi è garantista a giorni alterni e chi strumentalizza la giustizia a soli fini politici, chi preferisce fare processi sui giornali e non nelle aule dei Tribunali, chi spara sentenze ancora prima che un normale processo abbia inizio”, affermando laconicamente che “il tempo sarà galantuomo”.

Del resto, il corso dell’inchiesta è stato pieno di soffiate ma anche di depistaggi, ma senza dubbio appare ormai chiaro che il filone dell’indagine che fu maggiormente messo in risalto dall’opinione pubblica – quello dedicato alla corruzione nella Consip e nel quale era stato coinvolto Tiziano Renzi, per diversi mesi sulla graticola mediatica – sia sostanzialmente sfumato o comunque passato in secondo piano, a favore di quello principale, finalizzato piuttosto ad inchiodare chi, secondo la Procura di Roma, avrebbe informato i vertici della centrale acquisti della Pubblica Amministrazione del fatto che sarebbero stati nel mirino della magistratura. Lo stesso Lotti, infatti, nei due interrogatori ai quali è stato sottoposto, non sarebbe riuscito a convincere il procuratore aggiunto Paolo Ielo ed il sostituto Mario Palazzi di non aver avuto alcun ruolo attivo nei fatti d’indagine e di non aver avvertito in alcun modo i vertici Consip dell’inchiesta in atto. Ciò era stato invece riferito a Piazzale Clodio da Luigi Marroni, l’ex ad della società per azioni partecipata dal MEF, il quale aveva dichiarato di essere stato allertato proprio da Lotti e di aver fatto di conseguenza bonificare gli uffici della centrale acquisti della PA dalle microspie per intercettazioni ambientali che vi erano state nascoste. La presunta soffiata dell’ex Ministro avrebbe pertanto vanificato gli sforzi della Procura della Repubblica – all’epoca si trattava di quella napoletana, che grazie al pm John Woodcock aveva aperto un’indagine preliminare per corruzione concentrandosi  soprattutto sull’imprenditore campano Alfredo Romeo, prima che i fascicoli venissero trasmessi agli uffici di Roma per questioni di competenza.

Si attenderà a questo punto la decisione del gup, che potrà emettere decreto che dispone il giudizio – confermando la fondatezza dell’impianto accusatorio e segnando l’inizio del processo penale di merito – oppure alternativamente sentenza di non luogo a procedere. Già richiesta l’archiviazione, invece, per la posizione di Tiziano Renzi nonché di quelle dell’ex parlamentare di Futuro e Libertà Italo Bocchino e dell’imprenditore napoletano Alfredo Romeo, indagati per traffico di influenze. I magistrati hanno infine chiesto al gip di far cadere le accuse nei confronti dell’ex ad di Consip, Domenico Casalino (predecessore di Marroni), per l’ex dirigente Francesco Licci e per l’ex ad di Grandi Stazioni Silvio Gizzi, cui era inizialmente contestato il reato di turbativa d’asta, così come per l’altro ex dirigente Consip Luigi Ferrara, precedentemente accusato di aver reso false informazioni ai pubblici ministeri.


Francesco Gagliardi


Fonte immagine: giornalesm.com

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