Dal rotolo divino ai principi personalizzati

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Bisogna stare vicini a Papa Francesco e alla sua missione di rinnovare profondamente la Chiesa, apre...

Bisogna stare vicini a Papa Francesco e alla sua missione di rinnovare profondamente la Chiesa, aprendo soprattutto alle periferie e mettendo al centro dell’esistenza umana il vangelo. Se un cattolico non parte da questo semplicissimo concetto, non fa altro che personalizzare la Parola con i rischi naturali che, giorno per giorno, cancelleranno in modo chiaro l’essenza del suo essere cristiano. Non bisogna essere grandi teologi o studiosi integerrimi della Scritture per capire che una parola di verità non cambia il suo valore ontologico durante l’avanzare sociale, culturale ed economico di una comunità. Di sicuro potrà assumere ritmi e colori cangianti; seguire percorsi di ultima generazione; utilizzare gli strumenti che la scienza dell’uomo ha messo a disposizione per migliorare la qualità della vita, ma la sua essenza eterna non può essere trasformata.

Il rotolo scritto dallo Spirito Santo sia sempre poggiato sul tavolo della nostra ricerca interiore. Non ci dovrebbero essere delle “scrivanie private o pubbliche” che si rifiutino di ospitarlo, soprattutto se coloro che vi siedano dietro posseggono la volontà e la determinazione di contribuire a sdradicare la falsità che regna nel cuore dell’uomo. Ciò che la verità storica di Cristo ha consegnato al mondo è di una preziosità senza confini per il benessere comune dell’Umanità. Perché allora si è bravi ad adattare il rotolo del Signore alle modalità terrene più avanzate e nello stesso tempo non si è grado di tutelarlo e testimoniarlo al prossimo nella sua qualità eterna? Non si tratta di un’operazione anti storica o di affossamento culturale e sociale del proprio modo di essere, ma della chiave giusta ad attivare quel cambiamento di libertà e giustizia che tutti invocano a parole.

Scrive il teologo: “Senza il rotolo scritto dallo Spirito Santo e da Lui illuminato alla nostra mente, si cade in un soggettivismo, nel quale ognuno si pensa la sua vita e pretende di pensare la vita degli altri”. Dove sta quindi il problema? È purtroppo riscontrabile nella opinione pubblica un diffuso slittamento dalle pagine del vangelo verso le comodità culturali, filosofiche e socio-politiche in voga. La società di oggi vuole un vangelo copertina della sua azione ufficiale, passando dal rotolo divino a dei principi del tutto personalizzati. È chiaro che si guardi al modo di come conformarsi all’interno del sistema vigente non certo per cambiarlo, ma per utilizzarne le forme più vincenti nel creare gli spazi e le rendite che consentano di far espandere la propria soggettività. I contenuti della Parola diventano così slogan capaci di attrarre, ma non di sollecitare alcun cammino di conversione.

In questo clima generale non c’è da meravigliarsi se l’ipocrisia prenda forma persino nelle Istituzioni, influenzando di riflesso ogni articolazione comunitaria in cui gli uomini conducono i propri ruoli privati e pubblici. La collettività rischia su questa strada di rafforzare le posizioni esterne e apparenti di qualsiasi suo livello operativo, mentre alla luce di una serie di differenze, fatte maturare dal potere di turno vincente, svuota la capacità umana di appropriarsi del contenuto del rotolo divino. Un obiettivo micidiale che nel grande o nel piccolo contesto tende a gestire il potere, spingendo i popoli o frazioni di essi a nutrirsi di illusioni e di logiche relativistiche che addormentano le coscienze. Bisogna invece riconoscere il dato oggettivo del rotolo della Parola, per assumerlo dentro di sé e poi farlo germogliare nella società civile in cui si opera.

Osserva ancora il teologo: “Il dato oggettivo è essenza dell’obbedienza. Se manca il dato oggettivo, non c’è obbedienza al rotolo e non c’è obbedienza a Dio nello Spirito”. Ci sarà l’uomo con i suoi truccati limiti terreni, magari coperto da scintillanti attestazioni stima, ma perdente nel tempo dinnanzi all’eternità del rotolo divino.

Egidio Chiarella

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