Della Vexata quaestio: sulla differenza di genere

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03 AGOSTO 2015 - Il sistema scolastico italiano specie dopo la recente legge di riforma &egrav...

 03 AGOSTO 2015 - Il sistema scolastico italiano specie dopo la recente legge di riforma è ancora ben lontano da una presenza capillare e sistematica su temi della differenza di genere o dell’educazione sessuale e forme affini, svolte negli istituti di ogni ordine e grado, che pur potrebbero beneficiarne con necessità. Con tutta evidenza, non solo si è smarrita un'occasione preziosa, ma si è sprecata un’opportunità che avrebbe potuto essere storica, anche per l’effettiva introduzione – ad esempio - dell’educazione sessuale nella scuola italiana, dalla quale ha sempre latitato.  

Ancora una volta – l'ennesima - si scarica sulle spalle dei docenti ogni rilevante scelta di formazione ed educazione in materia, infatti attraverso il comma 16 del disegno di legge <<buona scuola>> si stabilisce “il piano triennale dell’offerta formativa assicurando l’attuazione dei principi di pari opportunità, promuovendo nelle scuole di ogni ordine e grado l’educazione alla parità tra i sessi, la prevenzione della violenza di genere e di tutte le discriminazioni”, facendo esplicito riferimento alle indicazioni della Convenzione di Istanbul, già sancite per legge nel 2013 (articolo 5, comma 2 del Decreto Legge 93).

Nel testo della legge si menziona una generica quanto confusa “educazione di genere” e nello stesso testo si lasciano ai margini, le tematiche più profonde della sessualità. Indubbiamente un passo avanti verso l’adeguamento agli standard europei era più che necessario, ed anche sotto la pressione delle frange cattoliche più oltranziste, presenti nella maggioranza governativa, la ministra Giannini ha pensato di vanificare l’obbligatorietà della nuova disciplina, emanando la circolare 4321, che esige il consenso informato preventivo dei genitori affinché gli studenti possano partecipare alle attività extracurriculari, in cui di fatto vengono confinati gli eventuali corsi di “educazione di genere”.

Tutto è stato certamente concepito da un sistema che ha abbracciato la filosofia della consolidata prassi italiota, ovvero quella che intima alla scuola italiana, che nulla debba muoversi al suo interno “fattualmente” per non sconvolgere e rivoluzionare fuori misura ciò che è stato reso granitico anche dall'opera del tempo e non solo dal legislatore.

Meglio è maneggiare con cautela certi cambiamenti, per non determinare rivoluzioni o cambiamenti degli status quo, temuti più che alla stregua di pandemie, in viso anche alle necessità di normare argomenti attuali e di rilevante concretezza . Infatti è stata respinta la proposta di legge della deputata di Celeste Costantino, che chiedeva l’introduzione nelle scuole di un’“educazione sentimentale” (dall’impianto più solido e di ben più ampio respiro), da inserire a pieno titolo nei piani didattici delle scuole, come appunto prevede l’articolo 14 della Convenzione internazionale di Istanbul.

In Italia è più facile concorre a costituire il supplizio della ruota per i “poveri “Cristi” quello per intenderci della colonna infame, di manzoniana memoria, che non rigenerare senno ed intelligenza per decodificare la realtà.
Le svariate teorie di genere di cui sarebbe più che corretto tenere conto, infatti nascono per sottolineare che i ruoli sociali sono come delle costruzioni che prescindono dal corpo, ma ad esso ritornano sempre; riflettere, elaborare e conoscere anche sul corpo come sulla psiche, rincorre con ogni soluzione di continuità e valore, all'essenza stessa dell'essere istruito e opportunamente informato, è cosa opportuna soprattutto per i giovani. Questo lo sa bene chi crede nell'alto valore fondativo e generante dell'insegnamento e dei processi educativi più complessivi, ma anche chi riconosce che è imprescindibile una specifica funzione civile nella società dei professionisti dell'insegnamento, negli ambiti preposti quelli cioè della civiltà e del progresso umano.

Ultimamente il discredito per l'attribuzione agli insegnanti di un meschino ruolo sociale, ha in parte offeso l'opinione pubblica da generare sussulti, poiché nei fatti costoro sono stati ridotti allo status di banali e mediocri amministrativi di concetto, ai quali riconoscere una inconsistente relatività di funzione. Ma si è molte volte già ribadito, non era di questo che il paese ha bisogno.

Credo perciò che anche sui temi di genere e di identità, si dovrà confidare ancor di più, nelle azioni individuali di insegnanti coraggiosi e tanto audaci al punto da spingersi oltre sé stessi, per utilizzare spazi e strumenti attualmente disponibili nell’ordinamento scolastico, per impegnarsi ancora una volta nel proporre agli studenti italiani, i contenuti sugli studi di genere, così come quell' sull’immagine di una sessualità consapevole ma positiva, intesa come fonte di conoscenza, di realizzazione personale e di valorizzazione dei rapporti tra sessi; che tanto bene farebbe complessivamente alla società contemporanea.

Ma ancor prima di auspicare che siano i docenti i tutori di un aperto e non pretestuoso dialogo anche su questi temi, approcciati secondo la liberalità e la tolleranza, rispettosi di un più adeguato atteggiamento di generosa e aperta considerazione delle diversità umane, sarebbe bene concepire tutto ciò come patrimonio di ricchezze incontrovertibili alle quali nel rispetto di tutti, ognuno dovrebbe individualmente votarsi già in proprio.

Attingendo a tutte quelle “preziose” risorse e materiali che la scuola stessa fornisce incondizionatamente, ed avvertendo il bisogno di armonizzare i conflitti e le asperità di temi ed argomenti; è facile riconoscere l'utilità intrinseca ed il valore di certi argomenti, dei quali si avrà cura uniformare e distribuire non isolatamente gli istituti e le istituzioni, e cioè non dovendo rifuggire magari certe longitudini geografiche, malamente combinate di scuola in scuola. La chiave di volta, è certamente l'offerta dai vissuti emotivi, dalle dinamiche individuali e professionali, magari anche e soprattutto delle differenze tra scuole ricche e scuole povere, le quali non è detto che in regime di assoluta autonomia, avranno le risorse per “scegliere” e riconoscere questi temi e argomenti come importanti. Tutte le problematiche in ordine sessuale e psicologico, come quelle di genere, è utile che nelle scuole del nostro paese siano affrontate sebbene con minore o maggiore cura, ma in modo diffuso e con serietà d'intenti che anche i legislatori dovrebbero riuscire a generare.

Angela Maria Spina

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