Diciotti, fumata nera a Bruxelles. Per Conte ci saranno conseguenze

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ROMA, 24 AGOSTO – Con un post pubblicato sul suo profilo Facebook, il presidente del consiglio...

ROMA, 24 AGOSTO – Con un post pubblicato sul suo profilo Facebook, il presidente del consiglio Giuseppe Conte è intervenuto sul caso concernente lo sbarco della nave “Diciotti” e più in generale sulla faccenda legata alla gestione dei flussi migratori all’interno dell’Unione. Conte ha dovuto prendere atto che dalla riunione tecnico-diplomatica svoltasi a Bruxelles nel pomeriggio presso la Commissione Europea non è arrivato alcun accordo rispetto alle richieste avanzate dal governo italiano riguardo alla condivisione dei migranti che si trovano a bordo del pattugliatore ancora fermo nel porto di Catania.

Il premier non ha preso bene la fumata nera ed ha accusato le istituzioni europee di aver perso una buona occasione per dimostrare di voler battere un colpo in direzione dei principi di solidarietà e responsabilità, considerati peraltro valori fondamentali dell’ordinamento unitario (riferendosi implicitamente all’art. 80 TFUE). Conte sostiene che la Commissione Europea non stia dando alcun seguito alle Conclusioni deliberate dai Paesi membri nel corso dell’ultimo Consiglio Europeo di fine giugno ed ha anche lasciato intendere di sospettare che alcuni Stati vogliano compiere addirittura passi indietro sulle possibili modifiche al regolamento di Dublino, proponendo riforme fittizie o comunque introducendo un nuovo regolamento in realtà del tutto analogo a quello attuale. Secondo il premier, alcuni Stati conterebbero sul fatto che l’Italia possa essere molto spesso considerata “Paese di approdo sicuro” e pertanto non avrebbero alcun interesse ad avallare modifiche a tale disciplina; la disponibilità manifestata da molti in UE, cioè, riguarderebbe esclusivamente la partecipazione alla redistribuzione dei soli soggetti aventi già diritto d’asilo (che notoriamente sono una percentuale minima dei migranti che si spostano via mare). Il presidente del consiglio ha dunque rivendicato il fatto che l’Italia si è ritrovata a fronteggiare una vicenda dai risvolti molto complessi e delicati, sostenendo che invece nell’Unione domini l’ipocrisia. Il post sul popolare social network si conclude con toni che suonano minacciosi, affermando che “da questi fatti l’Italia trarrà tutte le conseguenze del caso, perseguendo un quadro d’azione coerente e determinato”.

Nell’attesa di comprendere in cosa consisterà tale quadro d’azione, i portavoce del Viminale hanno fatto sapere che la linea del ministero e del governo sugli sbarchi non cambierà affatto e che l’Italia resterà compatta e ferma nel respingere i nuovi flussi migratori. Il vicepremier Di Maio aveva poi già preannunciato di voler proporre la sospensione dei contributi italiani all’Unione, qualora non si giungesse ad un accordo con un deciso cambio di rotta sulla questione. Su quest’ultimo punto, invece, più diplomatico era stato il Ministro degli Esteri Moavero, che aveva cercato di smorzare le polemiche ricordando come “pagare i contributi all’UE sia un dovere legale” e ribadendo come la soluzione della questione potrà arrivare soltanto con il confronto ed il dialogo. Peraltro, secondo fonti interne alla Commissione Europea citate dal “Corriere”, le richieste italiane nel vertice di oggi non sarebbero state accolte dai partner perché non tenevano conto del fatto che il flusso di migranti pro-capite in Italia sia ancora molto al di sotto di quello che si registra attualmente in altri Stati membri, il che impedirebbe di far scattare la necessità di condividere le responsabilità in maniera aritmeticamente equivalente.

Nell’ambito di questo clima di tensione sul piano politico-diplomatico, non può che essere critica anche la situazione ambientale sulla stessa nave “Diciotti”: per protestare contro lo stallo istituzionale, i migranti avevano infatti avviato uno sciopero della fame (fortemente criticato dal ministro Salvini), poi cessato all’ora di pranzo di oggi. Nel pomeriggio, inoltre, un intenso temporale si è abbattuto su tutta l’area del porto di Catania, costringendo i 150 immigrati a rifugiarsi sotto i gommoni atti alle operazioni di salvataggio in mare. I profughi continuano difatti a dormire sul ponte del pattugliatore della Guardia Costiera che li ha recuperati in mare, coperti soltanto da un telone che può essere efficace contro il sole ma non contro la pioggia. Secondo il Presidente dell’ARS Micchiché, recatosi in visita sulla nave, scarseggerebbero abiti asciutti e biancheria, ma a questi problemi materiali è da aggiungere che a bordo si stanno moltiplicando i casi di scabbia e che il pattugliatore è dotato in tutto di soli due bagni, pertanto la situazione sanitaria rischia di diventare davvero molto critica.

La vicenda appare tuttavia ancora lontana da una soluzione definitiva. Al momento su di essa indagano 3 Procure siciliane e ci sono problemi anche per la determinazione delle autorità giudiziarie competenti, oltre che per individuare la corretta qualificazione giuridica dei fatti. La DDA di Palermo ha aperto un fascicolo per associazione a delinquere finalizzata al traffico di migranti ed al favoreggiamento dell’immigrazione clandestina. La Procura di Agrigento ha invece deciso di non concentrarsi su questo filone dell’inchiesta e sta piuttosto indagando per sequestro di persone ed arresto illegale: l’intenzione dovrebbe essere quella di accertare se sia legittimo il trattenimento degli immigrati ed eventualmente risalire nella catena di comando a chi, disponendo il divieto di lasciare la “Diciotti”, stia illegittimamente limitando la libertà personale dei profughi; se i Magistrati dovessero individuare una responsabilità da parte di componenti del governo, la vicenda dovrebbe ovviamente passare al Tribunale dei Ministri. I PM catanesi hanno infine aperto un fascicolo concernente soltanto “atti relativi”, effettuando per il momento semplicemente alcuni accertamenti preliminari. La Procura dei minori della città etnea ha però nel frattempo attivato le tutele civili, avviando l’iter per la nomina dei tutori legali dei 27 ragazzini che hanno affrontato le acque del Mediterraneo senza essere accompagnati da genitori o parenti.

 

Francesco Gagliardi

 

Fonte immagine: lastampa.it

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