Dl Genova, il senato approva con 167 sì e 49 no: è legge

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ROMA, 15 NOVEMBRE – 167 sì e 49 no, con 53 senatori astenuti: il Senato ha approvato il dl Genova...

ROMA, 15 NOVEMBRE – 167 sì e 49 no, con 53 senatori astenuti: il Senato ha approvato il dl Genova, che così è divenuto legge. Già prima del voto finale dell’Aula, le dichiarazioni di voto dei gruppi avevano confermato quanto era già nell’aria: Partito Democratico contrario, Forza Italia astenuta e Fratelli d’Italia insieme a Gruppo Autonomie schierati a favore della conversione del decreto in legge.

Disordinata e travagliata, probabilmente irrispettosa per le 43 vittime del crollo del Ponte Morandi, così è stata la seduta del Senato odierna. Tra discorsi interrotti e contestazioni, più volte la presidente Casellati è dovuta intervenire per ripristinare l’ordine, stigmatizzando comportamenti poco idonei alla sede ed alla circostanza.

Tra i gesti meno consoni, il pugno alzato del ministro delle Infrastrutture, Danilo Toninelli, in segno di esultanza al termine della votazione. Il ministro ha scatenato l’ira dei senatori di Forza Italia e delle altre opposizioni, per un comportamento considerato del tutto fuori luogo per il contesto in cui si è inserito. “Ridicolo fare l’ultrà in Senato” ha commentato Mariastella Gelmini, capogruppo azzurro alla Camera, mentre per Marcucci del PD “non è accettabile che sia l’esecutivo a delegittimare l’Aula”.

Si congratula, invece, per l’approvazione della legge, il presidente del Consiglio Conte, che ha ribadito come il decreto porti “risorse e aiuti concreti alle famiglie che hanno perso la casa”, ricordando inoltre di aver “promesso di non abbandonare la città in ginocchio”.

Per Richetti (PD), il decreto si serve di una tragedia per sdoganare i condoni ed aumentare la soglia dei fanghi riversabili in agricoltura. Dure critiche sono arrivate anche da Giorgio Mulè (FI), per il quale solo l’intervento azzurro è riuscito a correggere, nei limiti del possibile, un decreto “scritto con i piedi” e nel quale “si poteva e si doveva fare di più”.

Al netto delle critiche, ad ogni modo, il dl Genova è ormai legge. Restano, tuttavia, ancora avvolti dall’incertezza i prossimi passaggi che porteranno alla ricostruzione del viadotto crollato. Non è infatti chiaro se toccherà ad Autostrade (come il Governo ha escluso), a Fincantieri (che non ha le competenze tecniche) o ad altri soggetti rimettere in collegamento le due sponde un tempo unite dal ponte Morandi. Genova, intanto, aspetta.

Paolo Fernandes

Foto: ilfattoquotidiano.it

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