Esegesi di un'esegesi: la forza delle parole

2
Scarica in PDF
Ricevi gli aggiornamenti direttamente sul tuo MESSENGER!
25 FEBBRAIO - Il poeta spagnolo Antonio Machado scrive: “…la patria es algo que se hace...

25 FEBBRAIO - Il poeta spagnolo Antonio Machado scrive: “…la patria es algo que se hace constantemente y se conserva solo por la cultura y el trabajo.” (=la patria è qualcosa che si crea costantemente e che si conserva solo attraverso la cultura e il lavoro).

Giovedì scorso, durante la sua ultima folgorante apparizione televisiva, Benigni ci ha dato una riprova di questo concetto: in sella ad un cavallo bianco, impugnando il tricolore, fa il suo ingresso nel teatro Ariston di Sanremo; al grido di “Viva l’Italia”, non ha bisogno di moschetti o spade per risvegliare le nostre coscienze di cittadini narcotizzati da una superficialità imperante: la natura e l’intelletto lo hanno dotato di due armi molto più taglienti e performanti, la dialettica e l’ironia, che insieme terrorizzano il padrone e entusiasmano il popolo.

Il poeta Benigni – perché poesia non è solo l’arte di comporre versi, ma è anche o soprattutto uno strumento nobile che ispira alti pensieri e commuove il cuore e l’immaginazione – come Manzoni (ne I promessi sposi), descrive il presente raccontando il passato, e intanto invoca il futuro.

Il satirico Benigni – quello che la prima fila politica (capitanata dal ministro La Russa) applaude obbligata, con un sorriso falso che nasconde e reprime un malcelato odio, frustrato dalla consapevolezza che le sue parole non passeranno inascoltate – sbeffeggia i potenti d’oggi confrontandoli con quelli di un tempo:
- “avevo dei dubbi a far l’entrata col cavallo, perché è un periodo che ai cavalieri non gli dice tanto bene”
- “Cavour, il più grande statista… il secondo più grande statista degli ultimi 150 anni; poi finito male: ci fu quello scandaletto, beccato con la nipote di Metternich”
- “Silvio Pellico, le mie prigioni: prima di trovare un altro Silvio che scriva un libro così…”
- “Garibaldi, l’eroe dei due mondi: non sto parlando di Marchionne”

Non riesce, anzi non può tacere sulle figuracce del Premier. Cerca di avvertirlo:
- “Silvio, se non ti piace cambia canale, vai sul 2: ah, no, c’è Santoro; stasera è una serataccia”

O quanto meno di frenarsi:
- “Non vorrei arrivasse una telefonata. Ci sono due persone che chiamano continuamente: una è qui, quindi se chiama l’altro… so già chi è” [quella presente in platea è il direttore generale della Rai, Masi]

Ma poi esplode in tutto il suo fragore:
- “150 anni d’Italia. Per una nazione che cosa sono? Niente: è una bambina, una minorenne”
- “Mameli scrisse l’inno a 20 anni: a quell’epoca la maggiore età si raggiungeva a 21; era minorenne”
- “Ha iniziato Sanremo con la Cinquetti: non ho l’età; che si era spacciata per la nipote di Claudio Villa”

Non riesce, non può tacere sull’inadeguatezza dell’opposizione:
- “Dov’è la vittoria… sembra scritta dal Pd: dov’è la vittoria?”

Non riesce, non può tacere sull’ignoranza della Lega:
- “Qualcuno a volte sbaglia il soggetto: non è l’Italia che è schiava di Roma, è la vittoria schiava di Roma” [Capito Umberto?]

La risata può seppellire, ma è la passione che deve far risorgere. E così, gradualmente, dopo le battute dei primi minuti – forse la migliore è dedicata ad un Verdi preveggente col suo Va, pensiero: “Aveva già previsto la fuga dei cervelli dall’Italia” – il riso cede il passo ad un’emozionante esaltazione di valori patriottici
- “Il nazionalismo è una malattia, il razzismo poi è una follia; ma un sano patriottismo è una cosa di salute: amarla troppo non fa mai bene. Quanti errori si fanno per il troppo amore. Non esiste il troppo amore; l’amore è come la morte: o sei innamorato o non lo sei; o sei morto o non lo sei; non si dice ‘è troppo morto’.”
di ideali di giustizia
- “In ogni parte dove vi fosse un’ingiustizia, si diceva ‘Chiamiamo Garibaldi’.”
di figure storiche, di uomini e di donne, tutti animati dal vigoroso fuoco della gioventù, che sacrificarono le loro vite, che “hanno imparato a morire per la patria, perché noi potessimo vivere per la patria”. Personaggi come “Mazzini, Cavour e Garibaldi: entrati in politica e usciti più poveri di quando vi erano entrati, ma hanno arricchito gli italiani, enormemente.”

Ma di fronte a tanta bellezza – il Benigni appassionato di Dante ci insegna che perfino la bandiera italiana nasce dalla bellezza, perché si tratta dei tre colori che adornano Beatrice quando ella appare al poeta in Purgatorio – di fronte a tanto coraggio ed eroismo, non dobbiamo sentirci sopraffatti, annichiliti. Al contrario, come quel popolo nostro antenato seppe dire basta, seppe risorgere per proteggere “il corpo più bello del mondo, dilaniato e stuprato”, così l’Italia di oggi, una giovine Italia (perché appena centocinquantenne), deve imparare a destarsi:
- “SVEGLIATEVI, SVEGLIAMOCI! L’UNICA MANIERA PER REALIZZARE I PROPRI SOGNI È SVEGLIARSI!

È questo il messaggio che fa tremare le gambe, che produce un brivido lungo la schiena, perché per la prima volta ci rende protagonisti, tutti, del nostro futuro: non più in attesa di una messianica manna che ci salvi dalla mediocrità in cui ci hanno sprofondato pochi e in cui amiamo crogiolarci in tanti; non più protetti dal vigliacco paravento del “che cosa posso fare io?”

Una rivoluzione (e non mi fa paura usare questo termine) parte sempre dal basso, dalla gente comune, magari da pochi giovani alla ricerca della felicità. La felicità, un’altra parola troppo spesso abusata (come libertà), tanto usata da dimenticarne il sapore:
- “Siate felici e se qualche volta la felicità si scorda di voi, voi non vi scordate della felicità”

Prima di giovedì scorso, mi ero dimenticato quanto amore potesse ancora suscitare in me l’Italia, la sua storia, la sua cultura:
- “L’Italia è l’unico Paese al mondo dov’è nata prima la cultura e poi la nazione”

Si parla tanto e spesso a sproposito, negli ultimi tempi, di modernizzare (meglio dire deturpare) la Costituzione. Io sono favorevole ad una piccola modifica, all’articolo 1, che per me dovrebbe recitare:
“L’Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro e sulla cultura.
La sovranità appartiene al popolo, che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione.”
 

 

InfoOggi.it Il diritto di sapere