Ex A. Merloni, dopo annulata vendita da parte dei giudici: operai in corteo

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ANCONA, 23 SETTEMBRE 2013 – Dopo che la seconda sezione civile del Tribunale di Ancona ha deci...

ANCONA, 23 SETTEMBRE 2013 – Dopo che la seconda sezione civile del Tribunale di Ancona ha deciso di annullare la cessione del complesso aziendale dell'A.Merloni alla J. P. Industries spa-Qs Group, accogliendo – in questo modo - il ricorso presentato da un gruppo di banche creditrici,stabilendo che il prezzo di vendita, 12 milioni, era di 5 volte inferiore al valore reale (54 milioni), i lavoratori della J. P. Industries - ovverosia la ex Antonio Merloni – hanno risposto con un’assemblea e un corteo stamani a Fabriano.

Al margine dell’assemblea – anticipando l’intenzione di porre in essere proteste ''clamorose'' nei confronti delle banche - i 200 operai in turno sono entrati in fabbrica, mentre i 150 in Cigs si sono recati in Municipio per un incontro con il sindaco Giancarlo Sagramola. Questo perché, a causa della sopra indicata sentenza dei giudici, si fa più oscuro il futuro dei 700 ex lavoratori – buona parte già cassaintegrati - del gruppo elettrodomestico dell'Antonio Merloni, riassunti dalla J. P. dell'imprenditore Giovanni Porcarelli. Infatti, Antonio Merloni aveva ceduto il complesso aziendale il 27 dicembre 2011, dopo diversi anni di amministrazione straordinaria e una complicata trattativa coordinata da tre commissari nominati dal ministero dello Sviluppo economico

Nelle motivazioni del Tribunale, presieduto da Edi Ragaglia, si puntualizza che: «L'operazione di cessione ha violato un vincolo diretto a salvaguardare, nell'ambito della pluralità degli interessi, quello dei creditori. Il collegio ha rilevato anche varie violazioni delle norme imperative relative al criterio di determinazione del valore del complesso industriale, tali da inficiare l'intera operazione di vendita per illiceità. La sentenza 'compensa tra le parti le spese di lite, e ordina all'Agenzia delle Entrate di procedere alle rettifiche e integrazioni conseguenti alla presente decisione».

REAZIONE SINDACATI - Per il segretario della Fim Andrea Cocco, si tratta di «sentenza scandalosa», aggiungendo che: «La sentenza è scandalosa, perché l'offerta della J. P. di Porcarelli, con un piano industriale articolato su 4 anni e non su 2, era l'unica sul piatto. Non c'erano decine, centinaia di offerte alternative, che avrebbero giustificato prezzi di cessione più elevati. Questa era l'unica occasione per riportare un pò di lavoro nel territorio», che ricordiamo deve fare in conti anche con la vertenza della Indesit Company - un'altra delle aziende della famiglia Merloni - che ha annunciato 1.425 esuberi in Italia, di cui 480 a Fabriano. Situazione, quest’ultmima che preoccupa il segretario della Fiom Fabrizio Bassotti, che ha ritenuto la sentenza dei giudici come «l'ennesimo colpo al tessuto produttivo del Fabrianese, un territorio in ginocchio a causa della crisi della meccanica». Secondo il segretario della Uilm Vincenzo Gentilucci: «Come sempre rischia di pagare la povera gente rispetto ai poteri forti, in questo caso rappresentati dalle banche».

LE BANCHE – Ad opporsi alla vendita dei tre stabilimenti - A. Merloni di Santa Maria e Maragone a Fabriano e quello Gaifana (Nocera Umbra), e dei marchi Ardo e Seppelfricke – gl’istituti di credito: Mps Gestione Crediti Banca spa, Unicredit Management Bank, Banca delle Marche, Banca Popolare di Ancona, Cassa di risparmio di Fabriano e Cupramontana, Banca Cr di Firenze, Banca dell'Adriatico, che il 20 febbraio 2012 avevano presentato ricorso. Per, l'avv. Giampiero Paoli, difensore del pool delle sopraindicate banche, ha commentato la decisione dei giudici, definendola: «Un'ordinanza che segna un precedente importante per le aziende in amministrazione straordinaria che potrebbero essere cedute a nuovi acquirenti. Sono soddisfattissimo per il risultato ottenuto. I commissari straordinari dell'A. Merloni, Massimo Confortini, Silvano Montaldo e Antonio Rizzi, hanno sbagliato a calcolare la redditività negativa (badwill) del gruppo industriale, determinandola in quattro anni invece che due. In questo modo, il valore dell'A. Merloni è crollato ingiustamente da 54 a 12 milioni di euro». L'avv. Paoli conclude dicendo: «Teoricamente l'azienda dovrebbe tornare nelle mani dei tre commissari, pur continuando a produrre».

(Fonte: Ansa)

Rosy Merola

 

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