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Franco Sicari: Stava facendo buio 38° parallelo

Calabria > Catanzaro

Alla stazione FS di Bianco stava calando la sera quel 30 Aprile del 1962. L'aria era dolce, carica di odori di zagara e di ginestre. Un buon naso, allenato agli odori, avrebbe potuto sentire anche l'odore del mare!

Il capostazione Misitano fumava la 20 marlboro della giornata e non era ancora finita perchè mancavano ancora 2 ore al cambio delle 22.

Fumava e pensava, fissando un punto indefinito verso nord-est. Da quella parte si poteva ancora vedere il promontorio di Roccella Jonica e qualche barca a motore che rientrava dopo una giornata di pesca. Pensava come gli capitava spesso, in quest'ultimi tempi. Lo aveva colto, di sprovvista, la malinconia e il pensiero della morte e stava facendo un bilancio della sua vita, passata tutta

alla stazione delle ferrovie dello stato. Si domandava che vita fosse stata e se fosse stato possibile viverne un'altra,migliore. Aveva 61 anni ed era ancora un bell'uomo e con la divisa di capostazione di 1a classe faceva la sua figura.Era la prima volta che affrontava queste problematiche e non si capacitava come fossero spuntate, cosi, all'improvviso.

Pensava a sua moglie Caterina, morta 2 anni prima anche se per lui ,lei,non era morta mai. Si era ricordato che da parecchio tempo non andava al cimitero! Domani ci sarebbe andato per portare dei fiori!

Tra poco sarebbe arrivato il locale da Reggio Calabria. Erano le 20,45 del 30 Aprile 1962 ed era ormai buio!

Dal treno oltre al capotreno scese una sola persona e non poteva essere che il Ciorla che rientrava a casa con i soliti 2 pacchi di biancheria.

I pacchi erano sempre dello stesso spessore, da sempre, tanto che il Capostazione Misitano ebbe il dubbio che tutta la vita del Ciorla fosse un'illusione e che fosse un'illusione il Ciorla stesso,inventato da un regista come in un film per dare un senso alla stessa Stazione ferroviaria ed a lui stesso.

Il treno con sbuffi di vapore si mosse lentamente verso Bovalino passando pochi metri da casa mia, facendo vibrare le pareti.

Il rumore della serranda che si abbassava era il segno che il bar della stazione stava per chiudere. Si era fatto notte e tra pochi minuti sarebbe arrivato il cambio delle 22,00. Chissà come avrebbero passato la notte il Capostazione Cavallaro ed il manovale Romeo!

Avrebbero, di sicuro, portato una pentola con dentro uno stufato di piselli e frittola e poi un pane di grano della Franca e qualche soppressata ed un fiasco di 2 litri di vino del Marfìa.

Il pensiero della morte,però,non lo lasciava tanto che dimenticò di dare il via con la lanterna verde al treno merci delle 22,00.

Mentre lasciava la stazione si accorse di essere seguito. Si nascose dietro un platano di Cso Della Vittoria per sorprendere l'ombra che lo seguiva già da 100 metri. Un dolore trafittivo al torace lo fece piegare tanto che si sedette per terra. Sudava e le gocce scendevano sul collo! Una figura nera con la falce in mano era li vicino! Era Lei che lo seguiva già da molto tempo!

In un attimo di lucidità il capostazione capì e diede fondo a tutto il suo coraggio e a tutta la sua voglia di vivere! Respirava lentamente mentre il dolore trafittivo al petto si attenuava. Dietro al platano non lo vide nessuno.

Solo la morte aspettava,impaziente! Si alzo lentamente e si asciugò la fronte e piano si diresse verso casa passando davanti al bar centrale!

Erano le 22,30 ed il bar era pieno. Dentro i nottambuli e gli abitudinari che facevano notte lontano dal tedio e dalla malinconia delle case dove mogli scassacazzi li rimbrottavano da sempre.

Giunse a casa e si mise a letto senza cenare prima di accendere l'ennesima marlboro morbida! Forse domani avrebbe smesso definitivamente di fumare e

sarebbe andato dal suo amico cardiologo. Il 30 Aprile stava passando e nella notte solo il battito,di nuovo tornato normale,del suo cuore. Fuori,nei vicoli bui delle casette popolari,vicino casa di mia madre, il Peppe della Rosa rientrava a casa 'mbriacu tostu', prima di avere parlato con gli alberi sulla statale 106 di filosofia e del significato della vita!

Di sicuro avrebbe incontrato anche la morte ,delusa!


Franco Sicari