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I rischi del Quantitative Easing

Sicilia

CATANIA, 22 Gennaio 2015 – Qualche ora fa il presidente della BCE, Mario Draghi, ha annunciato il Quantitative Easing. Si tratta, come ben spiegato dal collega Carelli qui, di un’immissione nel sistema economico di una grande quantità di denaro, comprando i titoli che sono presenti nel patrimonio delle banche, dando loro una quantità di denaro superiore che potranno usare per offrire prestiti a tassi più bassi, facendo ripartire consumi, investimenti, prezzi e Prodotto Interno Lordo.
Questi sono tutti i vantaggi di una misura attesa da molti e non gradita ad altri. Dipende dai punti di vista. Questa misura che, sulla carta è foriera sempre di effetti positivi a livello macroeconomico, in alcuni casi può arrivare ad avere un effetto <<boomerang>>, ottenendo risultati negativi.


Questo è il caso della cosiddetta <<trappola della liquidità>>. In casi di deflazione, crescita negativa o prossima allo zero del Prodotto Interno Lordo, tassi di interesse prossimi allo zero, di una politica fiscale restrittiva (poco propensa alla spesa e più rivolta ai tagli) e di scarsa fiducia verso il futuro, infatti, un aumento della moneta a disposizione del sistema produce una riduzione del PIL, dell’occupazione e dei prezzi.
In un contesto simile, la maggior quantità di moneta immessa sul mercato non circola ma viene conservata dagli agenti economici, perché temono di poterne fare uso nel futuro che, secondo le loro previsioni, viene visto come incerto o negativo.


La maggior quantità di moneta crea un eccesso di offerta rispetto alla domanda di denaro. In questo caso il tasso di interesse si abbassa ancora di più, rendendo più conveniente mantenere il denaro liquido piuttosto che ad investirlo in attività finanziarie. Per questo motivo è chiamata trappola. Il denaro rimane fermo, intrappolato.

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Questo porta le Banche ad investire meno, le imprese a non innovarsi e i consumatori a risparmiare. Tutto questo porta ad una riduzione dei consumi, della produzione, all’incremento della disoccupazione e alla riduzione dei prezzi. Si tratta, quindi, del risultato opposto di quello che si sarebbe voluto raggiungere.
Ci tengo a precisare che questo è un risultato patologico che non accade sempre ma è solo un rischio. Se mi concedete la metafora, è come quando i ragazzi giocano a calcio sotto la pioggia. Rischiano che salga loro la febbre ma non è detto che accada.


Per avvicinare tale rischio a zero, basta farli giocare in un campo coperto. Stessa cosa vale per il sistema economico. Se accanto alla manovra espansiva della BCE viene messo in campo un serio programma di spesa pubblica in alcune aree (per esempio infrastrutture, investimenti, sostegno dei redditi svantaggiati) da parte della Commissione Europea e dei Governi Nazionali la trappola della liquidità viene meno. Infatti, la spesa pubblica produrrebbe un aumento della produzione, dei consumi e degli investimenti oltre a dare all’intero sistema economico l’idea che sia le istituzioni monetarie che finanziarie stiano lottando insieme per ripartire, dando la speranza per una pronta ripresa. Di fronte a tale speranza, banche e imprese investirebbero di più e le famiglie consumerebbero di più, facendo aumentare ancora una volta Produzione, Occupazione e i prezzi.


Non sto dicendo di spendere in maniera eccessiva o di non rientrare del tutto ma questo è il momento di ripartire per evitare che il malessere di fasce sempre più ampie di popolazione si traduca in qualcosa di peggio, compromettendo la pace sociale e l’idea stessa di Europa.


L’annuncio di Draghi è, senza dubbio, cosa positiva. Adesso la <<palla>> passa al lato <<esecutivo>>: Commissione Europea e Governi Nazionali. Tocca a loro, infatti, accompagnare in questa battaglia per la ripresa la Banca Centrale Europea per permettere all’Europa di ripartire e di dare il meglio di sé stessa, economicamente e in ogni altro campo.

 

 

Fonte foto: Banca Centrale Europea