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Il danno delle leggi quando violano l'equilibrio naturale

Calabria

29 GIUGNO 2015 - Non è certo un atto irriverente verso il parlamento, se affermo che le leggi non possono essere scritte a cuor leggero. L’uomo e la natura rispondono a delle norme soprannaturali perfette che regolano il tempo e le funzioni nell’equilibrio, salvo le contraddizioni che intervengono per volontà politica o economica dello stesso uomo. Non c’è un male sulla terra che non sia stato procurato, direttamente o indirettamente dalle decisioni umane che hanno disprezzato l’armonia del creato, in relazione alle persone e all’ambiente in cui esse vivono. L’enciclica di Papa Francesco Laudato si', presentata da pochi giorni a tutta l’Umanità, ci aiuta a capire come l’uomo, violando il rapporto con Dio e la sua natura ontologica, abbia male utilizzato la sua capacità di contribuire alla redenzione e quindi alla vera libertà del mondo. [MORE]

L’errore più grande viene compiuto quando ci si avvia, nelle sedi in cui si scrivono leggi, ad analizzare la realtà, partendo da se stessi, dal proprio tornaconto politico, economico o comunque da tutto ciò che interessa solo una parte, decidendo di escludere ogni confronto con i legittimi interlocutori e con la realtà oggettiva delle cose. Pensate a tante leggi sulla famiglia già promulgate o in discussione: Vero disastro degli equilibri sociali e naturali! Qualche altro caso? Le norme sulla vita concepita: Un cimitero in continua espansione. La legge sullo stadio terminale della vita: Un affronto al mistero esistenziale! Ma anche in settori, dove non necessariamente si tratti di temi sensibili, è facile trovare confusione, caos politico, sociale, economico. Sulla stessa immigrazione, ad esempio, ogni provvedimento in sede nazionale, ma soprattutto in sede europea, “fa acqua”, nonostante i timidi risultati di questi giorni. Il problema sta ne fatto che non si parte mai dal dramma del prossimo che la storia oggi ci consegna, ma soltanto dalla salvaguardia della propria stabilità sociale.

Cosa senz’altro legittima, ma contro ogni ragionevole comprensione, se difendere se stessi significhi provocare la distruzione della dignità di altri nostri fratelli, chiunque essi siano. Le leggi che nascono dalla paura non hanno mai salvato il mondo, anzi lo hanno spinto a sbagliare ancora di più. Bisogna rispettare il fine per cui l’uomo esiste, se si vuole trovare le vie giuste per aiutare questo tempo a ritrovare la sua vera identità. Ogni essere creato dal Signore porta scritto nelle sue fibre, nella sua materia, nella sua carne, nel suo sangue, nel suo spirito, il fine per cui esso esiste. Perso il fine dell’esistenza, ed oggi questo avviene facilmente, la vita entra in un caos veritativo che affossa la vera dimensione umana di ognuno.

Guardandoci intorno non è difficile imbattersi in una società senza bussola, impaurita da un terrorismo senza frontiere, ma che vive aggrappandosi all’effimero, al piacere fine a se stesso, senza cercare la luce nelle cose che realizza. Un vero cristiano deve essere luce pubblica, visibile, palpabile; luce che brucia, illumina, riscalda, incendia, se non vuole che fallisca il fine della sua esistenza. La realtà ci dice, purtroppo, che anche chi crede dimentichi di essere lui stesso luce da mettere sul moggio, e non sotto, per illuminare le cose che gli stanno attorno, perché a loro volta possano rilanciare la luce.

Necessita un “girotondo concreto” capace di smuovere la voglia di amare e di benedire il Signore per quello che ci ha dato nella perfezione, per poi costruire su questa certezza del cuore il futuro delle nostre comunità. È la direzione giusta perché vengano meno quelle leggi, che continuano ad ignorare l’equilibrio naturale che ha retto l’Universo, fin dalle sue origini.

 

Egidio Chiarella

http://www.egidiochiarella.it

egidiochiarella@gmail.com