Italicum, il Governo pone la fiducia, bagarre in aula. Frattura nel Pd, insorgono opposizioni

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ROMA, 28 APRILE 2015 - Come annunciata domenica scorsa, si è tenuta oggi a Montecitorio ...

ROMA, 28 APRILE 2015 - Come annunciata domenica scorsa, si è tenuta oggi a Montecitorio la votazione sulle pregiudiziali di costituzionalità della legge elettorale, nota come Italicum.

Maria Elena Boschi, ministro per le Riforme, dopo l'autorizzazione lampo ottenuta nel primo pomeriggio in Consiglio dei ministri, ha formulato in aula la richiesta per la questione di fiducia scatenando le reazioni dei parlamentari. Le "fiducie" in realtà saranno tre, la prima prevista per domani verterà sull'articolo 1, le altre due in programma per giovedì, riguarderanno il 2 e il 4. Il voto finale, che avverrà a scrutinio segreto e su cui non sarà possibile porre la fiducia, molto probabilmente slitterà alla settimana prossima.

LA SEDUTA

La Camera ha inizialmente bocciato, a scrutinio segreto, le pregiudiziali di costituzionalità con 209 voti favorevoli e 384 contrari, e di merito, 208 si e 385 no, per poi respingere anche la questione sospensiva proposta da Forza Italia. Durante la pausa pranzo si è dunque riunito il Consiglio dei Ministri che ha repentinamente deciso di porre la questione di fiducia, questione che è stata pronunciata dal ministro Boschi e che ha scatenato ire e spaccature. Alle 16.30 l'interruzione per la riunione dei capigruppo.

L'OPPOSIZIONE DELLE MINORANZE

Mentre il ministro Boschi declarava la formula di richiesta, i deputati del Movimento 5 Stelle hanno inveito contro il governo urlando "Fascisti!", Bianconi, Forza Italia, è stato ripreso dalla presidente Laura Boldrini. Reazioni amareggiate anche dal Partito Democratico, Barbara Pollastrini, deputata cuperliana, ha dichiarato "uno strappo incomprensibile dopo il voto di stamane. Alla mano tesa si è preferito rispondere erigendo muri. Sono tanto rammaricata. Ho sperato fino all'ultimo un altro tipo di fiducia: quella nel Parlamento e nel Pd". I membri di Sinistra e libertà hanno lanciato crisantemi gialli, sostenendo, tramite il capogruppo Arturo Scotto "è il funerale della democrazia". Anche Umberto Bossi ha espresso le proprie contrarie riflessioni "questo è fascismo e al fascismo si risponde in un solo modo: o coi fucili o uscendo dall'aula, con l'Aventino" e aggiunge "la legge Acerbo era anche più democratica di questa, che è una legge che produrrà effetti molto gravi negli anni". Enrico Letta e Pippo Civati hanno affermato che non voteranno la fiducia sulla legge elettorale e gli altri esponenti della minoranza Dem confermano ulteriormente il loro profondo dissenso su Twitter "la fiducia su legge elettorale è inaccettabile. Mina alle fondamenta la democrazia. Tradisce i valori costitutivi del PD. Non si può votare" scrive Stefano Fassina e Roberto Speranza aggiunge "non metto la mia firma su una tale violenza al parlamento. Non voto la fiducia sull'italicum". Tramite Facebook Pier Luigi Bersani mostra il proprio appoggio a Speranza "la penso come Roberto Speranza. Ho votato diciassette volte alla camera la fiducia al governo, più di una volta al mese. Sono pronto a votare per altre diciassette volte su atti di governo che riguardino il governo. Sulla democrazia un governo non mette la fiducia. Si sta creando così un precedente davvero serio, di cui andrebbe valutata la portata. Questa fiducia io non la voterò".

LA REPLICA DI ORFINI A BERSANI

Matteo Orfini, presidente dell'assemblea Pd, commentando quanto detto da Bersani dichiara al Tg3 "è stata una scelta dolorosa. Dire che è in gioco la democrazia però mi sembra una accusa eccessiva". Non penso che sia in gioco la democrazia perché non accettiamo di passare da 100 a 80 collegi, Bersani ha fatto una legittima battaglia politica, ma l'80% delle richieste sono state discusse e accolte".

L'ATTACCO DI GRILLO

Su Twitter interviene anche Beppe Grillo "non chiamatelo più così, di italico ci ha solo il ricordo di un ventennio. Chiamatelo Nostalgicum" per poi continuare sul suo blog "la fiducia sulla legge elettorale prima d'ora era stata posta da Mussolini con la Legge Acerbo nel 1923 e con la 'legge truffa' (un nome un programma) del 1953. Oggi viene messa sul cosiddetto Italicum".

I COMMENTI  DEL PREMIER RENZI

Il premier scrive su Twitter commentando quanto accaduto in Parlamento "dopo anni di rinvii noi ci prendiamo le nostre responsabilità in Parlamento e davanti al Paese, senza paura" e aggiunge "la Camera ha il diritto di mandarmi a casa, se vuole: la fiducia serve a questo. Finché sto qui, provo a cambiare l'Italia". In diretta al Tg1 ha poi dichiarato "non c’è cosa più democratica di mettere la fiducia: se passa, il governo va avanti altrimenti va a casa. Cosa c’è di più democratico di chi rischia per le proprie idee? È tempo del coraggio, non di rimanere attaccati alla poltrona. La minoranza rispetti le decisioni della maggioranza altrimenti è anarchia".

Fonte foto: giornalettismo.com

Ilary Tiralongo

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