Le 4 regole per entrare nel mondo

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BARI, 29 OTTOBRE 2011- Abbandoniamo per rispetto di noi stessi il fatto che l’oggi è co...

BARI, 29 OTTOBRE 2011- Abbandoniamo per rispetto di noi stessi il fatto che l’oggi è costellato di settori in crisi. Riprendiamoci per un attimo la speranza, che è sempre quella che vien dopo le distruzioni. Questo è il momento giusto, a parer mio, per riscoprire un sentiero definito, ovvero COSA VOGLIAMO ESSERE NEL MONDO entrandoci di diritto. Quest’ultima affermazione non è banale: prendiamo un soggetto che voglia diventare medico. Nel caso particolare, potrei pensare ad un soggetto che voglia diventarlo per il prestigio, per il piacere di “dirlo agli altri”, accontentare la mamma e per il guizzo del portafogli pieno.

Ora, non pensiate che tale soggetto entri di diritto nel mondo. Ci si immette con prepotenza, eccede in presunzione, fa autovalutazioni deviate e spinge il corso degli eventi corrompendone la naturale destinazione. Ora quindi, con la stessa presunzione che per questo vile soggetto citavo, affermo –per licenza- le 4 regole per entrare di diritto nel mondo. Il diritto rientra di per sé nel concetto largo della giustezza e della giustizia, oltre che in quello dell’onestà. Solo prendendo questa strada, è possibile presentarsi per il proprio io e non per l’idea che abbiamo in mente di essere davanti agli occhi di chicchessìa.

1) AUTODISCIPLINA: Sin dal momento in cui abbiamo deciso di percorrere una strada, l’impegno dev’essere una continua violenza su se stessi. Anche la passione più sfrenata inizialmente richiede sacrifici: tempo rinunciato alle socializzazioni, agli svaghi, al tempo inutile perso sui social network. Quindi prima capiamo che la strada sterrata va ricoperta di asfalto per mano nostra, prima capiremo come evitare sassi che, per la nostra crescita, non servono.
2) TALENTO: Prima o poi l’impegno solletica certe aree della mente e sollecita l’umore, stimolando comportamenti ed abitudini più su qualcosa che su un’altra. Quello è il momento della presa di consapevolezza: a dispetto della valutazione che possono darmi gli altri, io comincio ad ammettere a me stesso che preferisco A a B e che se C mi alletta, capisco che ruolo dargli, se non rientra nelle abilità primarie della formazione di un percorso. Se cioè non ho uno spirito di sacrificio che mi porta all’immedesimazione della gravità delle situazioni che vivono certe persone, è inutile che io mi convinca di fare il medico, solo perché mi reputo scienziato della chimica. Non basterebbe. Il lavoro è più che didattica: è campo.
3) PREFINIZIONE: compreso quale potrebbe essere il lato più sensibile di me stesso ne individuo il settore e comincio ad informarmi sul percorso. Ne definirò quindi, senza clamorose illusioni, tempi e criteri e, con severità, cercherò di rispettarli, con un margine di indulgenza verso se stessi quanto più minimo.
4) Infine, l’elemento più importante, LA BELLEZZA: se il talento è la facilità ipertrofica dell’io nel fare qualcosa, io lo individuo con umiltà ed orgoglio e mi sentirò pronto a dire un giorno: QUESTO SONO IO. In quel momento, se le scelte non sono state incoraggiate da malevoli arrivismi e disonestà verso se stessi, la BELLEZZA comincia a venir fuori fino ad esplodere. Solo cioè quando, di diritto, si sceglie di entrare nel mondo. Chi non di diritto vi ci entra, prima o poi, difatti, non solo pagherà le conseguenze della frustrazione della verità (che schiaffeggia e punisce, prima o poi) ma farà soffrire anche gli altri, con punizioni collettive d’innocenti. Perché se qualcuno sa fare ciò che fa in maniera insufficiente, prima o poi ci sarà chi ne pagherà gli errori e le disfunsioni. Ecco perché non possiamo definirci monadi e soli. Paulo Coelo ha detto una cosa a riguardo, e credeteci che sia così: “QUANDO VUOI REALMENTE UNA COSA, TUTTO L’UNIVERSO COSPIRA PER AIUTARTI A CONSEGUIRLA”.
 

Anna Ingravallo


In foto, Immagine di presentazione del film “Il talento di Mr Ripley”, sul tema della bugìa, del caso, delle scelte.
 

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