Lunedi della quarta settimana di Quaresima: Se non vedete segni e prodigi, voi non credete

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Il Vangelo di questo lunedì della quarta settimana di Quaresima ci pone dinanzi ad un a...

 Il Vangelo di questo lunedì della quarta settimana di Quaresima ci pone dinanzi ad un altro miracolo di Gesù al figlio di un funzionario del re. E’ importante porre l’attenzione sull’affermazione di Gesù: «Se non vedete segni e prodigi, voi non credete». Non è questo, forse anche il nostro più grande rischio, quello, cioè di costruire una fede solo sui segni, sul miracolismo, sul sensazionale. Una fede staccata dalla Parola, dal Vangelo. Pertanto, si corre al miracolo ma non si cammina verso la Parola, nella Parola e con la Parola.

Analizziamo il Vangelo del giorno.
Trascorsi due giorni, partì di là per la Galilea. Gesù stesso infatti aveva dichiarato che un profeta non riceve onore nella propria patria.


Gesù lascia la Samaria e fa ritorno in Galilea. Si dirige verso la Galilea.
Quando dunque giunse in Galilea, i Galilei lo accolsero, perché avevano visto tutto quello che aveva fatto a Gerusalemme, durante la festa; anch’essi infatti erano andati alla festa.
A Gerusalemme Gesù aveva fatto dei segni. Qui però non vengono riportati. Sappiamo però che questi segni hanno fatto cambiare molti cuori di Galilei su Gesù. Gesù ora è accolto. Sicuramente è accolto come profeta del Dio Vivente, come suo Inviato. Non sappiamo se lo hanno accolto anche come Messia del Signore. Il testo sacro si sofferma sul motivo dell’accoglienza e del cambiamento di atteggiamento nei confronti di Gesù. Tutto questo è avvenuto per i segni che Gesù fece a Gerusalemme durante la festa della Pasqua.


Andò dunque di nuovo a Cana di Galilea, dove aveva cambiato l’acqua in vino. Vi era un funzionario del re, che aveva un figlio malato a Cafàrnao. Costui, udito che Gesù era venuto dalla Giudea in Galilea, si recò da lui e gli chiedeva di scendere a guarire suo figlio, perché stava per morire.


Il funzionario appena ebbe udito che Gesù era ritornato dalla Giudea in Galilea, subito si recò da Lui. La sua richiesta era quella che Gesù scendesse subito a Cafàrnao e guarisse suo figlio che stava per morire. C’è una morte imminente. Chi può liberare dalla morte è solo Gesù. Se Gesù scende a Cafàrnao, la liberazione dalla morte è sicura. Questa la fede del funzionario del re.


Gesù gli disse: «Se non vedete segni e prodigi, voi non credete».


Ritorniamo a ciò che dicevamo all’inizio. Gesù vuole una fede non dipendente dai segni e dai prodigi. Però questo non è possibile, a motivo della condizione fragile dell’uomo, ferito mortalmente dal suo peccato. Voi, dice Gesù, avete una fede che dipende dai segni e dai prodigi. La fede vera invece deve essere essa stessa operatrice di segni e di prodigi. Gesù vuole che noi abbiamo una fede in tutto simile alla sua: operatrice di veri segni e di veri prodigi.


Il funzionario del re gli disse: «Signore, scendi prima che il mio bambino muoia».


Il funzionario del re non sembra minimamente interessato al discorso di Gesù sulla vera fede. Lui ha un figlio che sta per morire e solo Gesù in questo istante lo può guarire.
Non conosce altre vie per una possibile guarigione e lo dice a Gesù: “Signore, scendi prima che il mio bambino muoia”.
Ciò che tu annunzi sulla retta e vera fede è un discorso nobile, nobilissimo. Ma il mio bambino sta per morire. Se tu indugi a parlare, quello muore e tutto sarà finito per lui e per me. È come se il funzionario volesse dire a Gesù: “Prima guariscimi il figlio, poi ci sediamo e parliamo della vera fede”. Sono anche disposto ad ascoltarti, prima però esaudisci la mia preghiera. Il mio figlio è importante per me. In questo momento è la cosa più importante. Quest’uomo parla dal cuore dell’umanità ferita, fragile, angosciata. Quest’umanità angosciata brama la vita.


Gesù gli rispose: «Va’, tuo figlio vive». Quell’uomo credette alla parola che Gesù gli aveva detto e si mise in cammino.


Gesù chiede a quest’uomo la fede prima del segno. Mette quest’uomo alla prova. Egli è chiamato a credere sulla parola di Gesù: “Va’, tuo figlio vive”.
L’uomo crede nella parola di Gesù prima di vedere il miracolo. Crede si mette in cammino verso casa. Crede che suo figlio è stato già guarito da Gesù. Gesù infatti non gli ha detto. “Va’, tuo figlio vivrà”. Gli ha detto invece: “Va’, tuo figlio vive”.
Tuo figlio vive oggi, vive fin da questo istante. Tuo figlio è liberato dalla sua malattia mortale. Prima del miracolo Gesù chiede sempre la fede o in Lui, o nella sua Parola.


È la fede nella Parola di Gesù che genera e produce il segno.
Riflettiamo un po’: ogni parola di Gesù si compie infallibilmente e tutto il Vangelo è Parola di Gesù. È Parola profetica, di rilevazione. È Parola che annunzia il segno, cioè il suo compimento.
Questa stessa fede che ha avuto il funzionario del re è chiesta anche a noi in ogni Parola di Gesù. Se crediamo come ha creduto questo funzionario, anche per noi si compirà quanto la Parola dice. Tutto il Vangelo deve essere vissuto nella fede e secondo la fede.


Tutto il Vangelo è Parola di fede, è cioè Parola che si compie nella fede di chi l’ascolta e lo vive. Tutto il Vangelo è Parola che opera gli stessi miracoli che ha operato Gesù, perché tutto il Vangelo è Parola di Gesù.
Proprio mentre scendeva, gli vennero incontro i suoi servi a dirgli: «Tuo figlio vive!».


Appena Gesù ebbe pronunziata la parola: “Va’, tuo figlio vive”, il figlio guarì. La febbre lo lasciò. I servi del funzionario sapevano la grande angoscia del padre e si misero in cammino per avvertirlo dell’avvenuta guarigione.
Volle sapere da loro a che ora avesse cominciato a star meglio. Gli dissero: «Ieri, un’ora dopo mezzogiorno, la febbre lo ha lasciato».


Gli rispondono comunicandogli l’ora esatta: “Ieri, un’ora dopo mezzogiorno, la febbre lo ha lasciato”. Ora che il padre conosce l’ora esatta può escludere ogni altro intervento di origine umano o naturale.
Il padre riconobbe che proprio a quell’ora Gesù gli aveva detto: «Tuo figlio vive», e credette lui con tutta la sua famiglia.
L’ora è proprio quella in cui Gesù gli aveva detto: “Tuo figlio vive”.
Ognuno di noi è invitato oggi a porre tutta la sua fede in Gesù, ancor prima di vedere il segno.


Don Francesco Cristofaro

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