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Lutto nel Calcio, è morto a 64 anni Paolo Rossi "Pablito"

Toscana > Prato

PRATO, 10 DIC - A darne conferma la moglie Federica Cappelletti con un post sul suo profilo Instagram. Nato a Prato nel 1956, l'ex calciatore portò sul tetto del mondo la Nazionale del ct Bearzot, e nello stesso anno conquistò il Pallone d'oro. Con la Juventus vinse, tra gli altri trofei, due Scudetti e una Coppa dei Campioni. Si è spento all'età di 64 anni

È morto a 64 anni Paolo Rossi, l'ex calciatore campione del mondo con la Nazionale italiana nel 1982. A darne conferma, nella notte tra il 9 e il 10 dicembre, la moglie Federica Cappelletti con un post sul suo profilo Instagram. "Per sempre", insieme a un cuore, è la didascalia a corredo dell'immagine con il marito.

Gli inizi e l'approdo al Vicenza

Nato a Prato il 23 settembre 1956, Paolo Rossi comincia a giocare a calcio all'età di sei anni nel Santa Lucia, piccola squadra della sua città di nascita. Dopo le esperienze all'Ambrosiana e alla Cattolica Virtus, nel 1972 - a 16 anni - entra nelle giovanili della Juventus. Una serie di infortuni compromette tuttavia i suoi primi anni a Torino. Passa dunque al Como e poi al Vicenza (dove segnerà 66 gol su un totale di 108 presenze, divise in tre stagioni). Capocannoniere della Serie B nella stagione 1976-77, trascina la squadra veneta al primo posto nel campionato cadetto e alla promozione in Serie A. L'anno successivo il Vicenza sfiora lo Scudetto, arrivando secondo dietro alla Juventus: Rossi conquista di nuovo il titolo capocannonieri.

La consacrazione al Mondiale '82 e alla Juventus

Nel 1979 passa al Perugia e poi torna alla Juventus, con cui vince il suo primo Scudetto. Nel 1982 diventa l'eroe del Mondiale di Spagna, portando al trionfo la Nazionale italiana del ct Enzo Bearzot: rifila tre gol al Brasile, segna una doppietta in semifinale alla Polonia e gonfia la rete anche l'11 luglio 1982 nella storica finale contro la Germania Ovest. Con sei centri è capocannoniere del torneo, e a fine anno gli viene assegnato il Pallone d'oro. In seguito, con la maglia della Vecchia Signora, Rossi vince un altro Scudetto, una Coppa Italia, una Coppa delle Coppe, una Supercoppa Uefa e una Coppa dei Campioni.

L'esperienza al Milan e il ritiro

Nel 1985 passa al Milan, ma la stagione (3 gol in 26 presenze) non è particolarmente fortunata, complice un infortunio nelle battute iniziali. L'anno successivo approda al Verona, con cui segna 7 gol (in 27 presenze) tra campionato e Coppa Italia. È la sua ultima stagione da calciatore professionista: all'età di 31 anni abbandona l'attività agonistica. Rossi diventa poi un apprezzato opinionista televisivo e si impegna nel sociale. Nel 2004 viene inserito nel "Fifa 100", la lista dei 125 più grandi giocatori viventi al momento della stesura, elaborata da Pelé e dalla stessa Fifa in occasione del centenario della Federazione.

Il rapporto con Fabbri e Bearzot

Rossi al Lanerossi Vicenza ebbe un ottimo rapporto con l'allenatore Giovan Battista Fabbri sia dentro che fuori dal campo. Fabbri fu l'artefice della trasformazione tattica del giocatore da ala a centravanti puro. Il giocatore ricordò così il rapporto col suo mentore: «Fabbri è stato un padre per me, il classico padre di famiglia che ti consiglia, ti prende sotto la sua protezione, è stato proprio così. Teneva le fila di tutto l'ambiente, ha fatto in modo che si creasse una grande unione tra di noi. Era un grande conoscitore e un grande amante del calcio, predicava il fatto che tutti a cominciare dai difensori dovevano giocare a pallone. Io, in particolare, gli devo molto, è stato lui che mi ha trasformato da ala a centravanti, ha visto subito che potevo avere un ruolo diverso e ha cambiato sicuramente la mia carriera».

Importante per la carriera di Rossi fu anche il commissario tecnico dell'Italia, Enzo Bearzot. Il tecnico lo confermò tra i convocati per il campionato del mondo 1978 e fu l'artefice del grande successo del giocatore sul campo. Bearzot, inoltre, fu anche uno dei pochi che credette nell'innocenza di Pablito a seguito dello scandalo scommesse. Nonostante un'opposizione generale, il C.T. decise di convocarlo al campionato del mondo 1982; una chiamata che lo stesso Rossi reputava possibile, conoscendo la stima che Bearzot aveva nei suoi confronti: «La convocazione me l'aspettavo, Bearzot aveva fiducia in me, in Argentina ero andato bene». Al funerale del tecnico, scomparso il 21 dicembre 2010, Rossi lo ricordò con queste parole: «Io a lui devo tutto, senza di lui non avrei fatto quel che ho fatto. Era una persona di una onestà incredibile e un tecnico di grande spessore. Incarnava la figura dell'italiano popolare, e anche se non è stato uno scienziato o un artista, rimarrà nella storia dei nostri grandi del secolo scorso».

Impegno sociale

Rossi, dopo aver concluso l'attività calcistica, ha contribuito molto all'impegno sociale. Nel 2007, insieme ai ciclisti Matteo Tosatto e Filippo Pozzato, all'avvocato Claudio Pasqualin e a Don Backy, ha preso parte alle registrazioni del disco Voci dal cuore, il cui ricavato è stato devoluto al Progetto Conca d'oro ONLUS di Bassano e all'Associazione bambini cardiopatici del mondo; l'ex attaccante ha cantato la canzone La leva calcistica della classe '68. Nel 2009 è stato testimonial italiano della FAO per sensibilizzare l'opinione pubblica e raccogliere fondi in favore della lotta globale contro la fame nel mondo.

Nel 2012 è stato testimonial della seconda edizione della manifestazione "Un mese per l'affido", organizzata allo scopo di sensibilizzare l'opinione pubblica ad accogliere temporaneamente nelle loro case bambini e ragazzi in serie difficoltà. Il 16 maggio 2014 ha preso parte al torneo di calcio benefico "Bambini senza confini", organizzato da don Paolo De Grandi e giocato allo stadio Città di Arezzo, per raccogliere fondi da destinare ai bambini palestinesi.