Non si butta via niente, soprattutto le risate con Marco Falaguasta al Teatro Comunale di Catanzaro

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Catanzaro, 20 Gennaio - Grande serata ieri al Teatro Comunale di Catanzaro con l'attore, autor...

Catanzaro, 20 Gennaio - Grande serata ieri  al Teatro Comunale di Catanzaro con l'attore, autore e regista Marco Falaguasta. Ha portato in scena “Non si butta via niente″, un monologo scritto con Giulia Ricciardi e Alessandro Mancini, diretto da Tiziana Foschi. Grazie alla sua capacità di far riflettere facendo ridere, analizza vizi, abitudini e virtù dei giorni nostri, racconta spaccati di vita reale e si chiede com'è stato possibile che una generazione che è stata educata all'attesa, al piacere del dialogo, all'acquisto di prodotti soltanto quando necessari, al rispetto delle maestranze che creavano o riparavano questi prodotti,  si sia trasformata in una che vive ad alta velocità, che non sa più ascoltare,  che acquista oggetti ed elettrodomestici che finiranno nei rifiuti senza essere mai stati utilizzati. Siamo sicuri che il bombardamento di notizie che ci piovono addosso, che la possibilità di acquistare tutto ciò che vogliamo in qualsiasi momento, anche quando siamo seduti in bagno, che la possibilità di delegare anche le emozioni ad un piccolo oggetto, come il telefonino, ci hanno migliorato la qualità della vita? Marco non ci vuole dare una risposta, vuole soltanto metterci davanti alla realtà con battute, gag e situazioni grottesche, farci riflettere e trovare in noi la risposta.

Eccolo, allora, scendere in mezzo al pubblico, coinvolgerlo nella discussione, e, tra una risata e l'altra, metterlo di fronte al fatto che ognuno di loro, almeno una volta, è stato vittima di quella “persuasione subliminale″ che ha profondamente cambiato le nostre abitudini. Eccolo cercare di capire come abbiano fatto, quelli che lui chiama nostri nemici, ad averci studiato, analizzato, sedotti e vinti. Partono, quindi, una serie di gag che ci ritraggono mentre acquistiamo prodotti, spesso non necessari,  da Amazon, o dai venditori porta a porta, come, ad esempio, quelli della Folletto, o anche da abilissimi commessi ben istruiti da grandi catene nazionali di franchising.

Ciò che preoccupa l'attore romano non è soltanto la corsa irrefrenabile all'acquisto, ma sono anche le nuove modalità. Le grandi catene commerciali, in particolare quelle della moda, si stanno sempre più organizzando per l'acquisto nei punti vendita senza la mediazione delle commesse. Un'applicazione sul telefonino guida il cliente dalla scelta del prodotto fino al pagamento dello stesso. Si entra, si acquista e si esce senza aver parlato con nessuno. Com'era bello, si chiede Falaguasta, quando il commesso mi diceva "non si preoccupi, dopo che lo lava, cede", oppure "se non l'acquista lei che è alto".

Non manca una stoccata alle banche, che possono permettersi di cambiare le regole del nostro contratto come e quando vogliono in maniera unilaterale, che ci aprono con facilità un conto ma ci rendono praticamente impossibile la scelta di chiuderlo e, soprattutto, ci costringono all'uso dell'Home Banking  e ce lo fanno pagare. Pagare per farci una cosa da soli.

Tutte queste nuove pratiche, che siano on line o di persona, hanno in comune uno scopo. Togliere il tempo dell'attesa, perché l'attesa "ci dà identità, fa si che non siamo tutti uguali, che non a tutti ci piaccia tutto, che non tutti comprino tutto, che non siamo globalizzati. L'attesa è un tempo prezioso, è il tempo del desiderio".

Dovremmo tornare ad essere come le nostre nonne che ci dicevano:«siediti Ni, siediti e raccontami». Solo così potremo insegnare ai nostri ragazzi che il tempo che si passa insieme non è tempo perso. Perché se oggi ci sono genitori che non si accorgono che i loro figli sono bullizzati o che le loro figlie fanno le escort, è perché, presi dall'andare di fretta, dal risparmiare tempo, dal non attendere, non ci ascoltiamo più.

Questi, e tanti altri, importanti spunti di riflessione che Marco Falaguasta è riuscito a provocare in un'ora e mezza trascorsa in allegria, tra continue risate interrotte raramente soltanto per dire:«è vero, è vero».

 Questo nuovo successo proposto dall'associazione culturale 'I Vacantusi' si è concluso con un lunghissimo applauso alla fine del quale il presidente Nico Morelli ha consegnato, come da tradizione, la maschera simbolo di questa straordinaria realtà culturale della nostra regione all'estroverso e poliedrico attore romano.

Saverio Fontana

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