Ocse: Italia in ripresa economica, ma necessarie "politiche nazionali di largo respiro"

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PARIGI - Stando a quanto riferito dall’Ocse nell'Economic outlook, il rapporto debito/Pil...

PARIGI - Stando a quanto riferito dall’Ocse nell'Economic outlook, il rapporto debito/Pil si ridurrà l’anno prossimo. Il debito pubblico sarà pari nel 2016 al 132,8% del Pil, mentre scenderà al 131,9% nel 2017. Riprenderebbe slancio l’economia italiana, e a comprovarlo sarebbe la crescita del Prodotto interno lordo, stimata all'1% per quest'anno e al più 1,4 per cento per il 2017.

Pil che costituirebbe ancora oggi l’indicatore in grado di riflettere il benessere dei cittadini italiani in tutte le sue componenti. Le suddette previsioni sarebbero in linea con le stime che l'Organizzazione economica aveva rilasciato lo scorso febbraio. Per quanto concerne il panorama mondiale, invece, gli economisti di Parigi non paiono molto ottimisti: la ripresa viene considerata deludente, con un Pil globale in crescita del 3% nel 2016 e in “modesta” ascesa nel prossimo futuro.

"La politica monetaria da sola non basta", afferma l'Ocse; accanto ad essa "occorrono politiche nazionali di largo respiro" ovvero sforzi congiunti di politiche fiscali, monetarie e riforme strutturali. Ma è evidente che i mercati emergenti non riescono ad essere propulsori di crescita economica come accaduto nel recente passato, anche a causa degli affossati prezzi del petrolio. Secondo l'Ocse, il consumo privato costituirebbe invece il traino della crescita del Pil italiano, "nonostante il recente rallentamento nella crescita dell'occupazione".

Così spiega l’Organizzazione economica parigina: "Dopo un rallentamento a fine 2015, la ripresa dovrebbe ritrovare forza, trainata dai consumi privati e, in modo minore, da una moderata ripresa degli investimenti. La produzione industriale sta avanzando, con i recenti aumenti attribuibili per la gran parte a capitale e beni durevoli". Il consumo privato sarebbe supportato da un "aumento del reddito delle famiglie, trainato da un reddito nominale in crescita, inflazione bassa e misure fiscali, insieme a una domanda inusualmente forte, specialmente per i veicoli da trasporto e altri beni durevoli".

L’Italia starebbe via via ottemperando alle richieste che pervengono da Bruxelles, secondo cui: "Ridurre in modo permanente i contributi per lo Stato sociale, specialmente quelli sui bassi salari, insieme ad efficaci politiche sul mercato del lavoro, e allo spostamento dell'onere fiscale verso consumo e proprietà immobiliare, basandosi su valori catastali aggiornati, porrebbe le basi per una crescita più forte ed equa".

Infine il capitolo imprevisti titolato Brexit: l’Ocse riferisce di un possibile effetto negativo su Uk e Ue, con conseguenze peggiori a livello mondiale nel caso probabile in cui venissero coinvolti anche i mercati finanziari. Se la Gran Bretagna uscisse dall'Ue, secondo le stime Ocse, il Pil del mercato comune nel 2030 sarebbe inferiore del 5% rispetto ai livelli che raggiungerebbe se rimanesse nell’Unione.

 

Luna Isabella

(foto da lindro.it)

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