Il libro "Per non morire di mafia" al teatro Biondo di Palermo

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PALERMO, 3 MAGGIO 2012 - E' già passato un anno dall'uscita del libro “Per non morire d...

PALERMO, 3 MAGGIO 2012 - E' già passato un anno dall'uscita del libro “Per non morire di mafia” di Piero Grasso, testo biografico che racconta l'esperienza di magistrato dello scrittore. Fino al 5 maggio, al teatro Biondo di Palermo sarà possibile capire quanto il procuratore antimafia contribuisca alla lotta contro il crimine organizzato, attraverso un monologo interpretato da Sebastiano Lo Monaco.

L'attore Lo Monaco offrirà al pubblico un monologo schietto e fluente, durante il quale vengono ricordate le stagioni della guerra alla cupola siciliana in maniera decisa. E' l’appello di un uomo che combatte in prima linea la battaglia contro la mafia, ma anche un’attenta riflessione sulla sua pericolosità, sul futuro e sui giovani. Partendo dalla Procura nazionale antimafia, organismo che coordina le indagini sui fronti interni e internazionali, l'autore si addentra nella fitta rete criminale scuotendola a 360 gradi, esaminandone ogni lato, comprese le zone più delicate e scomode, come i legami tra mafia e politica, gli scontri all'interno della magistratura, le carenze legislative e di mezzi. Nel suo monologo appassionato e serrato, non dimentica di tracciare una mappa delle nuove associazioni criminali (mafia cinese, russa, albanese, nigeriana, colombiana), individuando le strade e gli strumenti che possano permettere ai cittadini di “non morire di mafia”, e che inducano tutte le persone rette a non sottomettersi mai al suo potere criminale.

Grasso ha iniziato ad occuparsi di Cosa nostra pochi anni dopo essere entrato in magistratura. Solo leggendo i documenti redatti da quel famoso primo pool antimafia, di cui facevano parte anche Falcone e Borsellino, che istituì il Maxiprocesso negli anni ‘80, Grasso ha iniziato ha comprendere cosa fosse realmente la mafia. «Nel mio libro – dichiara il procuratore antimafia - racconto della mia esperienza di giovane prima e di magistrato poi. Parlo del mio primo incarico a Barrafranca e del mio successivo approdo a Palermo. Descrivo come volessi a tutti i costi fare il giudice durante il Maxiprocesso e anche il lavoro svolto durante il periodo di consulente della commissione antimafia. Metto nero su bianco i miei rapporti con Giovanni Falcone e anche la mie nomine a procuratore aggiunto presso la procura nazionale antimafia e quella a procuratore capo di Palermo. Il mio ruolo adesso mi porta a occuparmi non più solo di Cosa Nostra, ma anche delle altre criminalità organizzate del sud Italia (la ‘ndrangheta calabrese, la camorra campana, la sacra corona unita pugliese) e di tutte quelle del mondo (la triade cinese, la mafia russa, ecc. ecc.). Alla fine del libro affido le mie riflessioni: la mafia come metafora del potere, i problemi incontro ai quali va la giustizia e la speranza, nonostante tutto, che le cose possano cambiare, dettata dai nuovi segnali che, da qualche anno a questa parte, arrivano dalla società civile. »

 


(Foto da:www.teatroeliseo.it)

 


Elisa Mirabile

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