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"Pochi laureati in Italia": l'Ocse boccia i nostri giovani

Lazio

ROMA, 5 OTTOBRE – Il quadro dipinto dall’Ocse è molto preoccupante per quanto riguardo l’istruzione universitaria nel nostro Paese.[MORE]


Secondo quanto riportato dall’Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico, solo il 20% degli italiani tra i 25 ed i 34 anni è laureato. Media circa 10 punti percentuali più bassa rispetto alla stessa media Ocse del 30%. Ad aggiungersi inoltre è il fatto che i laureati vengono “utilizzati male” e risultano “un po’ bistratti”.


La situazione peggiora maggiormente quando si parla di competenze. “Il nostro Paese è l’unico Paese del G7 in cui la quota di lavoratori laureati posti con mansioni di routine è più alta di quella che fa capo ad attività di routine” conferma l’Ocse.


Continuando afferma: “Attualmente l’Italia è intrappolata in un low-skill equilibrium, cioè un basso livello di competenze generalizzato. […] I lavoratori italiani possiedono un basso livello medio di competenze ed hanno, rispetto a quanto avviene in altri paesi, minori probabilità di utilizzare specifiche competenze cognitive, che sono importanti nella performance dei lavoratori e delle imprese. Queste carenze si ritrovano anche tra i laureati italiani”.


L’Ocse spiega che questo handicap che affligge l’Italia è in parte spiegato dalla presenza di aziende a conduzione familiare. Queste, rappresentando più dell’85% del totale e circa il 70% dell’occupazione del Paese, non incentivano l’uso di attività cognitive avanzate. Spesso, o quasi sempre, i manager delle imprese a gestione familiare non hanno le competenze necessarie per usare una tecnologia innovativa (che implicherebbe l’uso di personale più qualificato), e quindi tanto meno per gestire competenze più raffinate.


In pessime condizioni c’è anche l’occupazione femminile che, scegliendo di specializzarsi in materie universitarie spesso poco richieste dal mercato, “non sono molto richieste dal mercato del lavoro e rendono loro difficile trovare un’occupazione”. Per tasso di occupazione femminile, l’Italia è al quartultimo posto nell’area dei 35 stati industrializzati. Inoltre, la percezione delle donne come “principali assistenti familiari”, non aiuta di certo il loro insediamento nel mercato del lavoro.


Giovanni Napolitano

Fonte immagine: confartigianato.it