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"Research, discover, innovation" - Anno della Cultura Italiana, solo all'estero?

PITTSBURGH, 29 GENNAIO 2013 – “Everyone has a secret, but not like this”, è questo il sottotitolo con cui viene presentato, proprio in questi giorni, il componimento di Cimarosa, “Il matrimonio segreto”, nell’ambito dell’Anno della Cultura italiana all’estero, da parte della Pittsburg Opera. Il tutto curato dalla giovane Stephanie Havey, regista al suo secondo anno, mentre l’orchestra è diretta dal Maestro Sara Jobin, che ha studiato con il grande Leonard Bernstein e ha diretto famose orchestre in tutti gli Stati Uniti, come la San Francisco Opera, Tacoma Opera e Arizona Opera.[MORE]

L’immenso patrimonio culturale italiano, di cui sono ricchi non solo i nostri musei ma anche archivi, biblioteche, enti culturali pubblici e privati, abbraccia un gran numero di settori (cinema, teatro, musica, scienze) e rimane ancora oggi la nostra più grande ricchezza.  Il nostro “patrimonio di conoscenze”, che è stato in varie epoche traino dell’intera civiltà occidentale, pone oggi  le radici di un possibile sviluppo solo nella consapevolezza e nella tutela e promozione di esso.

Purtroppo, però, la coscienza di “avere tra le mani” un enorme potenziale è ancor oggi ignota ai più. La diffusione della stessa lingua italiana nel mondo è limitatissima, per non parlare del fatto che sono veramente in pochi gli italiani che possono vantare di conoscere realmente la nostra “intricata” grammatica.  E’, invece, quasi impensabile non padroneggiare le lingue straniere.

Alzi la mano chi oggi pensa che si possa trascendere dalla cultura inglese e dalle sue “tendenze-influenze” o dal fascino avvincente di quella a stelle e strisce che costituisce ormai un valore di riferimento in molti campi quali, ad esempio, cinema e musica.  Eppure il Neorealismo, il “nostro” Neorealismo, fu uno dei più significativi movimenti cinematografici che ebbe profondi e vasti impatti nella storia del cinema. Ma quanti possono asserire di aver visto film quali “Ladri di biciclette” o “Riso amaro”?

Il termine “cultura” ha insita in sé l’esigenza di dedizione assidua che le può consentire un continuo accrescimento: dal latino colere (v. “coltivare”) vale come istruzione, educazione, e, riferita ad un popolo, indica la cura necessaria per ottenere tutto questo, pari a quella di un agricoltore per far sì che le piante fruttifichino.  
Eppure è negli U.S.A., dove l’interesse per le arti è decisamente elevato, che si realizza la più grande opera di promozione dell’Italia nel mondo. Per tutto il 2013 si terranno più di 180 eventi organizzati o sostenuti dall’Ambasciata d’Italia a Washington e dai Consolati e Istituti di Cultura italiani in oltre 40 città americane: moltissimi i temi toccati, dall'arte alla scienza, dalla musica al cinema, dalla promozione della lingua italiana al design. Ebbene si, gli Americani ritengono che la nostra formazione intellettuale meriti una vetrina atta a promuovere l'Italia nel suo complesso, sia nelle tematiche culturali che nelle caratteristiche economiche del “marchio italiano” sinonimo, evidentemente, di qualità.

L’America risuonerà di melodie “verdiane” da Chicago a San Francisco in occasione del bicentenario della nascita di Giuseppe Verdi. La mostra evento di Dicembre, che ha visto l’esposizione della stupenda collezione privata di strumenti della celebre “liuteria classica” cremonese, sarà preludio della candidatura della stessa, da parte dell’UNESCO, a diventare patrimonio dell’umanità.

La “nostra” eccellenza archeologica subacquea avrà risalto al Metropolitan Museum, dove verrà esposta la meravigliosa scultura del “Satiro danzante” ripescata, nel 1998, dai fondali del canale di Sicilia ed oggi ospitata presso il Museo del Satiro Danzante a Mazara del Vallo.

Il Getty Museum celebrerà la cultura siciliana, del periodo compreso tra il V e il III secolo a.C., inaugurando una mostra dal titolo “Sicily: Between Greece and Rome”. E mentre Rigoletto piangerà la sua Gilda dall’altro capo del mondo e Alfredo “liberà né lieti calici” all’ombra della Casa Bianca, noi vivremo nella “patria dell’arte” dei cui beni culturali, ancora oggi, non esiste nemmeno un elenco completo. Apprendiamo dalla lista del patrimonio mondiale, elaborata dall’UNESCO, che l’Italia è il paese che detiene la maggiore ricchezza culturale al mondo, e noi disconosciamo tutto ciò, nonostante anche un’importante sentenza della Corte Costituzionale (151/1986) sancisca “la primarietà del valore estetico-culturale…capace di influire profondamente sull’ordine economico e sociale”.

Coordinare e promuovere la conoscenza del patrimonio culturale implica, sicuramente, il dover compiere indagini sulle tipologie di utenti e dei diversi pubblici che frequentano i luoghi della cultura. La valorizzazione del patrimonio culturale è strettamente connessa al numero di visitatori e alla soddisfazione delle loro aspettative riguardo la fruizione dei beni culturali: essa può essere attesa solo attraverso l’analisi dei servizi offerti e della loro qualità. Occorre essere predisposti all’ascolto per poter bene pianificare iniziative atte alla promozione delle eccellenze del nostro paese e delle singole realtà locali, per creare eventi ed attività, anche reiterate nel tempo, che soddisfino pienamente gli utenti. Dunque se l’uomo non si accosta all’arte e alla cultura, sarà questa a piegarsi amorevolmente verso di lui, purché la sorregga come una vecchia madre che ha posto le fondamenta di una stirpe e che infonde fiducia nella sua stessa ripresa.



(Foto dal sito criticaclassica.wordpress.com)
 
   

Katia Portovenero