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In rete una critica fuori luogo alla figura del Sottufficiale di Corpo dell'Esercito

Lazio > Roma

Roma, 17 feb – (riceviamo e pubblichiamo). I delegati del Co.Ce.R. Esercito, Pasquale FICO, Leonardo NITTI e Salvatore MICCICHE’ si dissociano da quanto scritto e pubblicato sul sito infodifesa.it dal titolo “Sottufficiali di corpo. Quando l’intermediario tra comandante e personale è di troppo”.

Leggendo l’articolo sul sottufficiale di corpo pubblicato sul sito Infodifesa.it, scritto in anonimato, ci viene da riflettere sul valore e dimensioni della professionalità parola molto amata nel nostro mondo militare per rimarcarne l’importanza o per evidenziare l’assenza di comportamenti ispirati a un modo di fare e di agire esemplari ed eticamente corretti. Senza considerare poi, che il termine “professionalità” affascina, seduce e crea comunque un alone positivo che non dispiace.

Nel merito, dell’articolo ci rammarica che chi scrive abbia una bassa considerazione del Sottufficiale di Corpo, ricordiamo che il SU di corpo è un Maresciallo, come citato nella direttiva “Figura cardine nell’ambito della gestione degli aspetti connessi con l’etica, il benessere il morale e il profilo disciplinare dei Sottufficiali, Graduati e Militari di Truppa, il Sottufficiale di Corpo deve essere uno degli interlocutori primari del Comandante di Corpo del quale gode della fiducia e della stima, che assume un ruolo di riferimento per tutto il personale e rappresenta, quindi, una preziosa risorsa cui far ampiamente ricorso per contribuire al raggiungimento degli obiettivi dell’unità/Comando di appartenenza”. Pertanto il SU di Corpo, al quale va tutto il nostro rispetto, ha sicuramente quella professionalità di cui è costituita da tre pilastri fondamentali in tre dimensioni tra loro interdipendenti: morale, professionale, relazionale tre pilastri importanti perché le troviamo in tutti i marescialli.

Ecco noi sentiamo il dovere quale rappresentanti del Ruolo Marescialli di affermare con determinazione nel nostro comparto c’è dietro sempre e ovunque presente un Maresciallo nella sua responsabilità professionale occupando posti di rilievo e funzione sempre più importanti e vitali. Noi abbiamo i Marescialli di ieri, di oggi e di domani, basta pensare ai Marescialli c.d. nuovo Iter che fanno tre anni in Accademia della Scuola Allievi Marescialli per poi essere violati nelle loro aspettative, marescialli laureati che di fatto dovevano sostituire gli ufficiali ma ahimè dopo la scuola vengono inseriti nel calderone senza distinzione di professionalità, eppure con molta dignità, professionalità e tra mille difficoltà rimangono tutti d’un pezzo. Citare che l’aspettativa anche del SU di Corpo è quella di avere una sua indipendenza e autonomia visto i vari confronti con gli altri SU di corpo di altri eserciti, come ad esempio negli Stati Uniti, in Inghilterra, ecc. Sono, in sintesi, le qualità che permettono a chi le possiede di svolgere con impegno e passione qualsiasi incarico.

Dal quadro appena delineato, si deduce quindi che la professionalità è un costrutto globale, un insieme piuttosto articolato e complesso di conoscenze, competenze, strumenti e qualità umane, o se si preferisce virtù, togliendo ogni dubbio su giudizi circoscritti, sul millantato credito di Marescialli demotivati, superficiali e incompetenti.

Ben venga, la figura del Maresciallo con una professionalità così rigorosamente declinata a tutto campo, perché se da un lato essa diventa criterio di selezione nel mondo della stessa categoria, dall’altro si qualifica come “conditio sine qua non” per ottenere consenso, approvazione, fiducia e meritato successo nel proprio lavoro. Un successo che inorgoglisce e gratifica quando è il risultato di grande impegno professionale, di competenza e forte senso del dovere; ma che delude e mortifica quando invece è frutto di obliqui meccanismi di cooptazione o di comportamenti sleali, che spianano la carriera a chi meriti non ne ha. D’altra parte, oggi un Maresciallo dimostra una professionalità eticamente fondata, seria, coscienziosa di vero “valore”. Un valore dalle mille sfaccettature che dura nel tempo, prezioso per sé e per gli altri.

Invece per quanto riguarda la Direttiva 1034 firmata dal Capo di Stato Maggiore dell’Esercito, ci siamo già espressi nelle dovuti sedi, per quanto riguarda al punto 1, lettera a, sui requisiti, in particolare “non essere membri degli organi di Rappresentanza”, siamo fiduciosi che lo Stato Maggiore dell’Esercito, modifichi questo articolo come da noi proposto.

Firmato: 1° Lgt. Pasquale Fico  -  1° Lgt. Leonardo Nitti  -  1° Lgt. Salvatore Miccichè

(nella foto: Nitti-Fico-Miccichè)