Sicilia, l'Ars approva la riforma per l'acqua pubblica tra scontri e compromessi

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PALERMO, 14 AGOSTO 2015- Martedì notte è stata approvata, tra malumori e trasvers...

PALERMO, 14 AGOSTO 2015- Martedì notte è stata approvata, tra malumori e trasversali consensi, la riforma di legge sull'acqua pubblica, prima norma, in Italia, a dar seguito al referendum del 2011.

IL REFERENDUM DEL 2011 E L'APPROVAZIONE MADE IN SICILY

In quell'anno, la popolazione dello Stivale aveva espresso la volontà di invertire i processi di privatizzazione, inziati negli anni '90, e rendere l'acqua, finalmente, pubblica. Volontà che, fino ad oggi, esclusa l'attività di De Magistris a Napoli per ripubblicizzare (con delibera) l'azienda comunale, è stata apertamente ignorata. Per la prima volta, dunque, martedì notte, si è dato il primo input per ottenere una "prevalenza pubblica" nei servizi idrici. Degno di nota è che tale input ha base in Sicilia, dove la questione idrica, per anni è stata oggetto di scontri, politici, e siccità, periodiche. Certo, i gloriosi tempi arabi sono particolarmente lontani, i canali sotterranei, nel tempo, sono stati soppiantati da strutture incomplete, condotti fatiscenti, e invasi non collegati ai centri abitati, ma, abbiamo anche assistito al sorgere di sistemi misti, ad efficacia variabile. In un panorama variegato come il siculo, dunque, un segnale importante è stato trasmesso dall'Ars con l'approvazione della "Disciplina in materia di risorse idriche", nota come legge sull’acqua pubblica.

GLI SCONTRI E IL PLACET DI M5S E FORUM PER L'ACQUA PUBBLICA

Cavallo di battaglia del programma elettorale del governatore Crocetta, la riforma sull'acqua pubblica ha messo d'accordo, dopo un lungo e travagliato dialogo, Pd e opposizioni, ottenendo il favore anche del Movimento 5 Stelle. "Abbiamo dato un grosso contributo a migliorare una legge che senza il nostro apporto rischiava di essere pessima. Anche se non nascondiamo che tantissime cose potevano andare meglio, possiamo dire di avere centrato numerosi obiettivi" ha dichiarato il presidente della commissione ambiente Giampiero Trizzino. Un ddl che risulta "edizione parzialmente modificata", evoluzione, di quello depositato dal Forum per l’acqua pubblica, movimento sostenitore del referendum 2011. Proprio dal Forum, commentano "in un contesto nazionale nel quale l’esito dei referendum del 2011 viene aggirato con la legge di stabilità e lo Sblocca Italia per indurre i Comuni a mettere sul mercato i servizi pubblici, la Sicilia infine alza la testa e ribadisce le competenze esclusive in materia di acque pubbliche assegnate dallo Statuto autonomo che ha rango costituzionale". 

LA LEGGE

Il contenuto esatto del ddl sarà ufficializzato con la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale, nel frattempo, però sono diversi gli elementi noti, tra cui, le  tre opzioni di gestione, pubblica, privata e mista (pubblico e privato insieme), la facoltà degli Ato (ambiti territoriali ottimali) che si occuperanno di scegliere tra le tre possibilità di gestione (la privata sembrerebbe da preferire solo se l'offerta risulta vantaggiosa ed economica rispetto la pubblica). Gli Ato saranno 9, in tutta la regione, e avranno libertà di scelta, ciò potrà comportare variazioni del tariffario a seconda degli ambiti territoriali. Nota positiva, l'inserimento delle clausole di solidarietà tra cui la garanzia di un quantitativo vitale di acqua, individuato in 50 litri al giorno, per i cittadini morosi e l’istituzione di un fondo di solidarietà per i non abbienti, e ancora, agevolazione per le imprese, con lo sconto del 50% sull'uso non alimentare dell'acqua. Cuore della riforma, che potrà comportare scontri con il governo nazionale, è certamente la possibilità per gli Ato di perseguire la gestione pubblica.

SICILIACQUE SPA: LA PRIVATA CHE POTREBBE OSTEGGIARE IL PASSAGGIO AL PUBBLICO

Quanto approvato martedì, però, rischia di subire rallentamenti a causa di un contratto tra la regione Sicilia e la spa Siciliacque. Facendo un passo indietro, nel 2004, l'Ente acque­dotti sici­liano (Eas), inte­ra­mente di diritto pub­blico, è stato sostituito da Siciliacque, creato da Salvatore (Totò) Cuffaro (oggi detenuto per favoreggiamento a Cosa Nostra). Società partecipata (di diritto privato), la maggioranza azionaria di Siciliacque, 75%, appartiene a Idro­si­ci­lia spa (composta al 60% dalla mul­ti­na­zio­nale fran­cese Veo­lia e al 40% da Enel) mentre, il restante 25%, è nelle mani della Regione. Ma proprio con Siciliacque, la Regione ha firmato un contratto quarantennale (scadenza 2044), condizione, questa, che potrebbe pregiudicare l'attuazione pratica della riforma, anche se, per la Sicilia, che nomina tre membri del cda (su 5), vi sarebbe la possibilità di recedere dal citato contratto, con il rischio, però di salate penali da versare.

Fonte foto: lavocedinewyork.com 

Ilary Tiralongo

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