Venezuela, raid USA e arresto di Maduro: apprensione per i 150mila italiani nel Paese
Venezuela, raid USA e arresto di Maduro: trasferito a New York mentre Caracas chiede l’intervento dell’ONU
Scontri diplomatici, esplosioni a Caracas, accuse di narcotraffico e terrorismo, timori di escalation e il nodo delle riserve petrolifere del Venezuela: cosa sta succedendo dopo l’operazione ordinata da Donald Trump e la cattura di Nicolás Maduro.
Cosa è successo: attacco notturno e cattura di Maduro
Tra la notte del 3 e il 4 gennaio 2026, gli Stati Uniti hanno condotto un’operazione militare su vasta scala in Venezuela, con attacchi contro installazioni militari e una fase di forte tensione nella capitale, dove diversi quartieri sarebbero rimasti al buio per ore. Secondo le ricostruzioni circolate nelle ultime ore, Nicolás Maduro e la moglie Cilia Flores sono stati catturati e trasferiti fuori dal Paese, per poi arrivare negli Stati Uniti e finire sotto custodia federale a New York.
Le autorità americane parlano di un’operazione finalizzata a eseguire un mandato e a portare Maduro davanti alla giustizia USA per capi d’accusa gravissimi, tra cui cospirazione per narcotraffico e terrorismo. Sul piano pratico, il trasferimento in un centro di detenzione dell’area di New York (con passaggio in strutture federali collegate a Brooklyn) è uno degli elementi centrali del “dopo-blitz”.
Il punto politico: “Gli USA gestiranno il Paese fino alla transizione”
Nelle dichiarazioni rilanciate dai media internazionali, Trump ha presentato l’azione come una svolta e ha affermato che gli Stati Uniti intendono supervisionare il Venezuela fino a una “transizione sicura”, legando esplicitamente il dossier anche alla ripartenza del settore energetico e all’interesse per la filiera dell’industria petrolifera. È un passaggio che alimenta letture contrapposte: da un lato chi parla di “liberazione”, dall’altro chi denuncia una violazione della sovranità e del diritto internazionale.
Delcy Rodríguez al comando ad interim: la decisione della Corte Suprema
Sul fronte venezuelano, uno snodo chiave è la gestione della continuità istituzionale. La Corte Suprema venezuelana (secondo quanto riportato da più fonti) ha disposto che la vicepresidente Delcy Rodríguez assuma le funzioni di presidente ad interim per garantire la continuità amministrativa dello Stato.
In parallelo, Rodríguez ha chiesto agli Stati Uniti di rilasciare Maduro (e in alcune dichiarazioni è stata rilanciata anche la richiesta di garanzie sulle sue condizioni).
L’opposizione e il “caso Machado”: la posizione di Trump
Nel campo anti-chavista, la leader dell’opposizione María Corina Machado ha definito la fase attuale un momento decisivo, puntando sulla liberazione dei prigionieri politici e su una transizione. Ma dagli USA è arrivata una doccia fredda: Trump ha dichiarato che Machado non avrebbe il sostegno necessario (o che la sua leadership andrebbe comunque valutata), segnalando che Washington non intende “automaticamente” investire l’opposizione di un ruolo di governo.
Reazioni internazionali: ONU, UE e fratture tra alleati
La crisi è entrata subito nel circuito multilaterale. Caracas ha chiesto un passaggio al Consiglio di Sicurezza dell’ONU, mentre diverse cancellerie europee hanno invocato de-escalation e rispetto della Carta delle Nazioni Unite. Da Parigi è arrivata una linea particolarmente netta sul tema del non uso della forza e del diritto internazionale.
Sul piano regionale, si registrano posizioni differenziate e timori di destabilizzazione, soprattutto per i Paesi confinanti e per i flussi di persone lungo la frontiera.
Italia: tutela dei connazionali e prudenza diplomatica
In Italia l’attenzione si concentra anche sulla sicurezza degli italiani presenti in Venezuela e sulla situazione di eventuali detenuti. Le dichiarazioni istituzionali insistono su monitoraggio, canali consolari e prudenza, ribadendo che l’azione militare “non è la strada” pur richiamando il tema della sicurezza e del narcotraffico.
Cosa può succedere ora: i tre scenari più probabili
- Scenario giudiziario USA: tempi rapidi per la comparizione davanti a un giudice, con battaglia legale su competenza, procedure e status politico dell’imputato.
- Scenario interno venezuelano: gestione ad interim, possibili proteste e contro-mobilitazioni, pressione su forze armate e apparati, con rischio di instabilità.
- Scenario internazionale: confronto ONU/UE e tensioni geopolitiche più ampie (anche con Russia e Cina), con richieste di mediazione e contenimento dell’escalation.
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