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Riflessioni sul turismo in tempi di virus

Lazio > Roma

ROMA 6 MAR - Tutto è ancora avvolto dall'incertezza, ed è normale sia così. Ancora non può tracciarsi un quadro verosimile di quelle che saranno le conseguenze sociali ed economiche sul turismo, a seguito della recente escalation del contagio da coronavirus a livello nazionale e mondiale. 

Tuttavia, alcune considerazioni sono già possibili in questa fase di un  evento globale dai contorni tanto unici quanto drammatici. Sono proprio i momenti di "crisi" quelli che a volte riescono ad apportare i migliori cambiamenti, divenendo paradosalmente delle opportunità.

Quando l'emergenza sanitaria sarà finita, ci si troverà dinanzi a scenari del tutto nuovi. In molti, pure i più superficiali, saranno costretti a cambiare  radicalmente abitudini consolidate nello spostarsi per svago da un luogo all'altro del mondo. 

ll viaggiare stava del resto divenendo per alcuni qualcosa di prossimo al compulsivo. Era sulla buona ( si fa per dire) strada di perdere inconsciamente il gusto più profondo per un'attività che è sempre stata in grado di arricchire gli animi, se fatta con il giusto approccio. 

La filosofia del low cost ha talvolta invogliato - soprattutto i più giovani -  a prendere un aereo per recarsi magari anche solo per una giornata in un luogo lontano parecchie centinaia di chilometri. Semplicemente perchè magari una determinata compagnia aerea stava facendo offerte "imperdibili" in un certo periodo. In luoghi sperduti sono sorte cattedrali laiche nel deserto per flussi turistici poi rilevatisi non corrispondenti alla domanda preventivata.

 Gli abitanti dei centri storici di città come Barcellona, solo per menzionarne una,  hanno iniziato a manifestare insofferenza verso i turisti un tempo tanto agognati con movimenti "No tourism" tesi a riappropriarsi di spazi sempre più preclusi, paradossalmente, proprio agli abitanti originari. La diffusione spropositata di case vacanza e bed and breakfast ha anch'essa contribuito a fenomeni talvolta patologici di svuotamento abitativo dei centri storici e di diffusione di una certa "bulimia" poco critica e scarsamente ragionata riguardo al prodotto turistico. 

Ora tutto o quasi non sarà più come prima, nel mondo dorato del turismo. Cambieranno le strategie di chi offre turismo, si modificheranno le modalità e i tempi di chi ne fruisce. Si tornerà a viaggiare per svago, non ci sono dubbi. Lo si farà verosimilmente in maniera più sobria e meno invasiva dei luoghi visitati e più oculata riguardo alla pianificazione.

 Forse per un certo periodo diminuiranno i turisti, ciò va messo di sicuro in conto. Ma poi , questo è il fondato auspicio, molti dei turisti vecchia maniera supereranno lo stato di crisalide e da bruchi fagocitanti del circostante potranno divenire svolazzanti farfalle, in grado di gustarsi il territorio aggiungendogli nuovi colori invece di sottrarglieli.

testo e foto di Raffaele Basile