Aborto: esponenti radicali, travestiti da Babbi Natale, portano a Cota sacchi di RU486

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TORINO, 26 NOVEMBRE 2011 - Una singolare protesta quella che oggi, alle 13, in concomitanza con la c...

TORINO, 26 NOVEMBRE 2011 - Una singolare protesta quella che oggi, alle 13, in concomitanza con la celebrazione della “Giornata internazionale per l'eliminazione della violenza contro le donne”, vedrà alcuni esponenti dei Radicali, distribuire davanti al palazzo della giunta regionale a Torino, scatole di RU486, pillola per l'aborto farmacologico, travestiti da Babbo Natale.

La protesta, annunciata dall'associazione Adelaide Aglietta, nasce in risposta alla proposta di legge contro l'aborto di sei consiglieri comunali del Pdl. Silvio Viale, presidente dei Radicali Italiani, spiega in una nota "In Piemonte la Ru486 è utilizzata nella maggior parte degli ospedali e sono oltre 2000 le donne che potuto usufruirne, è ora che si ponga fine alla finzione del doppio ricovero ordinario e che finisca l'ostracismo contro il day hospital, che già viene utilizzato nei casi di aborto ritenuto, cioè quando la gravidanza si interrompe spontaneamente". “Noi non chiediamo a Roberto Cota di modificare la propria opinione, conclude Viale, ma di lasciare che i medici piemontesi possano utilizzare la Ru486 nel migliore dei modi tentare di impedire la possibilità dell'aborto medico, costringendo le donne alla sola opzione dell'intervento chirurgico è una forma di violenza verso le donne".

Spiega Marco Durini, medical director della Nordic Pharma, l'azienda che dal 1 aprile 2010, distribuisce il farmaco in Italia "A un anno e mezzo dal lancio del farmaco rileviamo che il 25% delle pazienti con una gravidanza sotto le 7 settimane sceglie l'aborto medico. Per avere una dimensione della diffusione, bisogna tener presente che in un anno si hanno circa 118mila aborti fatti secondo la legge 194, di cui 30mila sotto le 7 settimane". Dai dati resi noti dall’azienda Nordic Pharma emerge che il Piemonte è la regione con il primato di confezioni acquistate (1792), seguito da Puglia (991), Liguria (718) e Toscana (701). Secondo Durini, il dato che colpisce è il "ritardo" di Lazio e Lombardia, "che insieme contano oltre un terzo di tutti gli aborti nazionali secondo la legge 194. A incidere è il protocollo che prevede il ricovero completo della paziente per 3 giorni, difficilmente sostenibile per costi e spazi da molti ospedali".

Continua Durini evidenziando che “l’Emilia Romagna è invece l'unica regione ad aver autorizzato finora anche il protocollo in day hospital, oltre a quello del ricovero, e che dà una sola compressa alla paziente e non tre come in altre regioni. Questo spiega perché le confezioni acquistate sono 'solo' 435. Vi sono infine altre regioni in cui la pillola non è stata comprata o quasi nel 2011, come Marche e Basilicata (0), Umbria (6), Abruzzo (33), Trentino Alto Adige (41), Sardegna (45), Molise, Val d'Aosta e Calabria (circa 60). In questi casi le regioni hanno comprato qualche scatola per essere in regola - conclude Durini - ma poi si sono scontrate con la difficoltà di usare il protocollo di ricovero di 3 giorni. Tanto più che l'aborto chirurgico viene ormai fatto in day hospital”.
 

Sara Marci

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