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Alla base della conoscenza

Lombardia

ROMA, 21 MARZO 2013 - Negli ultimi anni si è tentato di spiegare, in vari modi, cosa si intenda per Knowledge Management (KM). Non esiste un’unica e conclusiva definizione di KM. In senso lato, il concetto può riferirsi alla preservazione e alla condivisione della conoscenza ed è portato avanti dall’antichità con lo sviluppo di biblioteche e strumenti di comunicazione. Nei tempi più recenti della rivoluzione digitale, chiamiamo KM quel filone di ricerca teorica e applicativa che sviluppa il ciclo della conoscenza all’interno di una comunità di pratica o di apprendimento tramite strumenti dell’ICT. [MORE]

Il Gartner Group, sostiene che “il Knowledge Management promuove un approccio integrato per identificare, catturare, recuperare, condividere e valutare tutto il patrimonio informativo presente in un’azienda. Questo patrimonio informativo include i database, i documenti, le procedure ma anche le competenze e l’esperienza presente nella testa dei singoli che vi lavorano”.
Secondo l’IT Consult, il KM è “la gestione dell’insieme delle metodologie e degli strumenti informatici che consentono di raccogliere e capitalizzare la conoscenza delle persone che formano un’organizzazione”.
Molte di queste definizioni concordano sul fatto che la gestione della “conoscenza” ne richieda la cattura, l’organizzazione, la classificazione e la disseminazione, e vedono questo come il risultato dei modi in cui le informazioni vengono trattate all’interno di un gruppo di persone che interagisce continuamente poiché ad esse interessato. Così la “tecnologia della conoscenza” dovrebbe occuparsi di metodi e tecniche proprie dell’ICT che consentano l’interazione tra gli utenti tramite strutture e supporti forniti dalle comunità degli utenti stessi, assicurando al contempo uno strumento sufficientemente efficace per la memorizzazione ed il trattamento delle informazioni.

Allo stesso tempo è importante capire cosa si intende per “conoscenza”, distinguendola dal dato e dall’informazione. Alla base di ciò che noi chiamiamo “conoscenza”, infatti, vi è un processo di elaborazione e contestualizzazione del dato grezzo, che da origine all’informazione, che a sua volta, attraverso il processo di apprendimento e (ri)utilizzo diventa “sapere”, “consapevolezza”, “competenza”. La conoscenza è dunque il risultato di un processo di apprendimento che consegue dopo l’interiorizzazione dell’informazione, consistente nell’integrazione di valori, esperienze e notizie, facenti parte di un modello mentale.
Obiettivo del KM è quello di migliorare l’efficienza dei gruppi collaborativi, esplicitando e mettendo in comune la conoscenza che ogni membro ha maturato durante il suo percorso formativo. I lavori di ricerca si concentrano soprattutto sullo sviluppo dei mezzi per rendere veloce e semplice l’archiviazione, la descrizione e la comunicazione dei dati e dell’informazione. È in una prima fase, la first generation del KM, che si tende a ridurre la gestione della conoscenza, alla sua componente strutturale, l’information communication technology (ICT), che è fondamentale, ma non ne esaurisce le potenzialità. La KM second generation si focalizza su come poter mettere a servizio di tutta l’azienda le conoscenze professionali specifiche di ogni membro. Questa logica spinge il KM a diventare una sorta di “filosofia” della collaborazione e della condivisione negli ambienti di lavoro, che può portare alla produzione di nuova conoscenza.

In definitiva il KM ha per obiettivo il miglioramento in termini di efficacia, efficienza, qualità e innovazione dei processi aziendali attraverso la sistematica, strutturata e continua trasformazione dell’informazione (intesa come insieme di fatti e dati organizzati in modo da descrivere una particolare situazione o condizione) in conoscenza, in quanto insieme di fatti, verità e credi, prospettive e concetti, giudizi e aspettative, metodologie e know-how accumulati, integrati e detenuti da un’impresa lungo un adeguato arco temporale e disponibili per applicazioni operative di business nella gestione di specifiche situazioni e problemi dell’attività giornaliera.


Rosangela Muscetta
[http://www.economia-conoscenza-itc-km.blogspot.it]
 

(In foto: Spirale di Nonaka sulla rappresentazione delle categorie BA)