Berlusconi torna in TV: tra Nazareno, Grillo e eredità politica, niente (o quasi) di nuovo

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AOSTA, 25 MAGGIO 2015 – E' andata avanti come una maratona di circa 40 minuti, l'intervi...

 AOSTA, 25 MAGGIO 2015 – E' andata avanti come una maratona di circa 40 minuti, l'intervista a Che Tempo che Fa di ieri di Silvio Berlusconi: una maratona pressoché sibillina – per usare un cortese eufemismo – intrisa dei soliti spauracchi agitati da 21 anni (sic!) ormai a questa parte, contornata da una atavica “facciata scavata dall'interno”, che tanto richiama veri spettri direttamente dagli anni '70. L'ex premier è tornato in TV, dopo circa un anno di assenza, a cavallo dei suoi proclami, che per poco mancava un “L'Italia è il Paese che amo”, eccetera eccetera.

L'attacco alla situazione politica attuale diventa proverbiale: i complotti della sinistra comunista, i Presidenti della Repubblica che gli remano contro, la magistratura che gli vuole fare le scarpe; nulla di nuovo, insomma. Poi su Renzi e sul Patto del Nazareno: “Mi spiace ma è così. Non era un contratto con delle clausole, ma era un metodo nel quale ho sperato molto. Renzi è sempre stato molto gentile, non ho nulla di personale contro di lui. Ma siamo diversi, lui fa proclami, slogan, io miro a realizzare le cose, lui è un professionista della politica, io un imprenditore”. Il riferimento poi alla scelta dell'attuale Presidente della Repubblica: “Renzi ha deciso per conto suo senza interpellarci, abbiamo capito che lui mirava a cose che erano nel suo interesse e non nell'interesse del Paese”.

Nel merito dei fantasmi di estrema sinistra, quando Fazio sottolinea l'anacronismo di certe affermazioni, Berlusconi dice di Renzi che “non è un leader comunista, ma è un uomo di sinistra e viene da una tradizione che non gli consente di realizzare l'equazione sullo sviluppo: meno tasse su imprese e lavoro creano più produzione”; prosegue poi sull'operato di governo: “Renzi ha fatto tante cose che però non hanno influito sul benessere degli italiani, anzi le cose sono molto degradate. Oggi la prospettiva è al contrario una prospettiva di povertà e questo è quello che mi fa sentire la responsabilità di non abbandonare la sfida del 1994”. Sul calo di consensi di Forza Italia, inoltre, il Cavaliere si affida alla somma delle ore trascorse in TV dagli altri leader politici: “Non si può pensare che Forza Italia senza leader che va in televisione e per di più non candidabile possa resistere a Salvini che è in TV 6 ore alla settimana. Mi è stato inoltre impedito di andare in televisione, confinato in casa mia a causa di qualcosa di cui è meglio non parlare oggi”.

Poi arriva anche la questione eredità, e anche qui il virgolettato esprime molto: “In una monarchia è il sovrano che decide il successore, nelle democrazie è il popolo che decide il leader. Penso a qualcosa un poco diverso dalle primarie, le quali sono larghissimamente manipolabili. Con le primarie sono stati scelti i peggiori sindaci che le città abbiano avuto nella storia”. Poi, la sua proposta: “Una grande riforma della macchina dello Stato, una grande riforma del fisco, una riforma profonda della magistratura”.

Qualche riferimento anche a Beppe Grillo e al Movimento 5 Stelle, il primo citato subito dopo aver pronunciato la parola “Crociata”, necessaria oggi per tutti i moderati d'Italia: “Durante le elezioni europee ho decretato la fine di Grillo, si è fermata lì la sua storia, oggi non c'è possibilità che vada da nessuna parte e i suoi non contano nulla in Parlamento. È una ferita nella democrazia ma non più un pericolo e andrà verso il degrado. Al 20% non è pericoloso ma lo sarebbe stato se Grillo fosse arrivato al 51%. Il disegno politico dei M5S è demenziale e non c'è possibilità che porti del bene. E anche Grillo ha capito il fallimento completo e ha cercato di distaccarsi dalla sua creatura”.

Foto: giornalettismo.com

Dino Buonaiuto

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