Cittadinanza e voto agli stranieri, l'Italia è pronta?

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BOLOGNA, 30 SETTEMBRE 2011 - Modificare l’attuale normativa sulla cittadinanza e introdurre il...

BOLOGNA, 30 SETTEMBRE 2011 - Modificare l’attuale normativa sulla cittadinanza e introdurre il diritto di voto alle amministrative per le persone straniere. Questo lo scopo della campagna “L’Italia sono anche io” che domani raccoglierà firme di adesione in tutte le piazze d’Italia. Sono tante le associazioni e le Regioni che hanno aderito al progetto. La raccolta di firme a Roma al Pantheon del 22 settembre ha visto la partecipazione di centinaia di persone, tra le quali anche personaggi politici, artisti ed intellettuali. Lo scopo adesso è arrivare alle 50.000 firme necessarie per ciascuna delle due proposte di legge: una per la riforma del diritto di cittadinanza, in particolare per i minori, e l’altra per il diritto di voto ai lavoratori regolarmente presenti nel nostro paese da cinque anni.

Il grande successo riscosso da questa mobilitazione sta a dimostrare il fatto che c’è una parte d’Italia, una grossa fetta, che sente la necessità di dare importanza ai migranti nel nostro paese, troppo spesso dimenticati. Soprattutto i giovani, quei bambini ed adolescenti nati in Italia ma che non possono essere italiani perché i loro genitori sono stranieri, e devono aspettare i diciotto anni per dare il via alle pratiche burocratiche, spesso troppo lunghe, per ottenere la cittadinanza. Questo il più delle volte porta a ingiustizie, discriminazioni e un’integrazione più lenta e difficile per questi ragazzi. E poi ci sono i lavoratori stranieri, quelli che magari lavorano qui regolarmente da 4-5 anni, a volte anche di più, senza mai potere esprimere il proprio parere. È come se fossero dei fantasmi per la nostra società: ci sono, fanno comodo alla ricchezza del paese ma non hanno diritto di parola. Con la proposta di legge si vuole invece permettere ai lavoratori stranieri, regolarmente presenti da 5 anni, di votare alle amministrative.

Sarebbe una grande punto di svolta per la nostra società e per la nostra storia. Forse gli italiani si stanno rendendo conto che è arrivato il momento di cambiare mentalità, cultura e di abbandonare la politica della paura che troppo spesso i diversi governi, in particolare quest’ultimo, sembrano aver portato avanti. I migranti ormai fanno parte della struttura della società, molti di loro lavorano e pagano le tasse, cosa invece non del tutto scontata per gli italiani. Da sempre contribuiscono alla crescita e allo sviluppo del nostro paese ma quasi mai questo viene riconosciuto loro.

Significativo è l’intervento dello scrittore Andrea Camilleri in merito alla campagna “L’Italia sono anche io” che, ricordando i 150 anni dell’unità d’Italia, sottolinea che «il risorgimento è stato fatto dai giovani, tra i 1080 garibaldini la maggioranza era di giovani, tantissimi stranieri». Riferendosi poi al presente e al futuro del nostra Paese, Camilleri aggiunge che «in Italia si profila la necessità a breve termine di un nuovo risorgimento che investa tutti i campi, un risorgimento di rinascita. Questo deve essere dei giovani italiani e io mi auguro che abbiano al loro fianco gli immigrati e i figli degli immigrati diventati cittadini, italiani a tutti gli effetti, nostri fratelli». Camilleri poi parla del lungo procedimento che porta i giovani stranieri a ottenere la cittadinanza definendolo un insieme di «pastoie burocratiche che spesso nascondono, e non tanto velatamente il razzismo».

Infatti, molto spesso, la lunghezza dell’iter burocratico, necessario per ottenere la cittadinanza, sembra nascondere la volontà della classe politica di evitare che gli stranieri la ottengano facilmente. I politici sembrano preferire fare finta che gli stranieri non ci siano, che non siano una parte importante della società. Forse oggi, è arrivato il momento per noi di riconoscerci come paese multietnico, di fare uscire dall’ombra i vicini stranieri e lavorare insieme a loro per ricostruire le basi della nostra Italia. E non, come direbbe un noto ministro italiano, di mandarli “fora dai ball”.

Certo, questo significherebbe cambiare la mentalità non solo di molti politici ma di molti italiani che ormai sono succubi di una politica, e a volte di un’informazione, basata sulla paura e sulla xenofobia. Questo, sarebbe un primo passo importante ma quello che bisognerà capire è se il nostro paese è pronto.

Marika Di Cristina

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