Così è (se gli pare). Quando sei nato, non puoi più nasconderti

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ROMA, 11 LUGLIO 2013 – L’isola di Lampedusa torna sotto i riflettori per la visita di Pa...

ROMA, 11 LUGLIO 2013 – L’isola di Lampedusa torna sotto i riflettori per la visita di Papa Francesco. Nel suo viaggio, ha tagliato le formalità protocollari che accompagnano una visita papale, come la presenza di ministri e autorità, oltre che dei vescovi siciliani. La priorità sono i caduti, i rifugiati, gli abitanti di Lampedusa e tutti coloro che hanno partecipato ai soccorsi. Il Pontefice vuole scendere nelle profondità del dolore che si concentrano in quest’isola.

È stata proprio la notizia degli «immigrati morti in mare, da quelle barche che invece di essere una via di speranza sono state una via di morte» a spingere Papa Francesco a scegliere Lampedusa come meta della sua prima visita. Prima di scendere sul molo, ha deposto in mare una corona di fiori per ricordare i disperati morti in mare. «Ho sentito che dovevo venire qui per compiere un gesto di vicinanza ma anche per risvegliare le nostre coscienze perché ciò che è accaduto non si ripeta», così ha detto il Pontefice. Ripartire dalle coscienze, fuggire dall’anestesia del cuore e dalla globalizzazione dell’indifferenza. Quello di Papa Francesco è stato un piccolo e grande gesto. Avvicinarsi ai più bisognosi dovrebbe essere un’abitudine per il vescovo della diocesi di Roma, non credi?

La Chiesa cattolica, come tutto ciò che è di natura umana, ha anch’essa fatto degli errori e sicuramente continuerà a farne. Nel corso dei secoli, fra alti e bassi, ha comunque fatto la storia. La Chiesa di Roma è oggi ancor più difficile da definire che in passato, così come la figura del Pontefice. Politica, fede, interessi finanziari e grandi opere caritatevoli e non, il Papa è Capo di Stato e pastore di un gregge enorme, sterminato. Non sono un vaticanista e posso solo vagamente immaginare la struttura che governa un tale impero aiutando il Santo Padre nelle sue funzioni, ma come cittadino qualunque posso giudicare ciò che vedo, posso farmi un’idea. Fra i tanti compiti del Papa c’è anche quello di dare il buon esempio, di dettare le linee di condotta del buon cattolico. Ogni papa ha proposto il suo ordine di priorità, ha indicato la via ai fedeli rendendosi responsabile dei comportamenti di miliardi di fedeli. Il viaggio che Papa Francesco ha compiuto a Lampedusa è indubbiamente un messaggio forte che arriva in un momento di grande difficoltà globale in cui è fondamentale stringersi gli uni agli altri e non disperdersi, fare gruppo nel mondo e non abbandonarsi a egoismi particolaristici e locali. Negli ultimi decenni, per quel che posso aver visto, non credo che la Chiesa cattolica si sia mai dimenticata dei bisognosi (come non si è mai dimenticata neanche di tutti gli altri suoi molteplici interessi), ma, fatto rilevante, ha saputo, grazie alle capacità comunicative di alcuni pontefici, trasmettere messaggi forti ai fedeli, promuovere certi comportamenti ed attività. Questo è uno dei punti di forza del Papa.

Al suo arrivo a Lampedusa, Francesco ha stretto la mano a un gruppo di migranti, un comportamento inaspettato previsto in nessun protocollo. È arrivato nella tarda mattinata di lunedì. Il programma è stato sobrio, su espressa richiesta del Pontefice che non ha voluto spese straordinarie e ha chiesto di non stravolgere la vita quotidiana degli abitanti; la decisione di non volere autorità e politici dovrebbe far riflettere, così come la scelta di compiere il suo primo viaggio fuori Roma in quest’isola.

Ogni singolo gesto di Papa Francesco viene osservato al microscopio dei media ed ha un’eco mondiale, Bergoglio ne è consapevole e usa tutto questo a suo favore. Il viaggio a Lampedusa, senza politici, fuori dal protocollo, con l’incontro con gli immigrati è qualcosa di stupendamente “trasgressivo” altro che le pop star e i loro eccessi! Il gesto è tanto eclatante quanto calcolato. Chi ha assistito a questo evento da fuori, come il sottoscritto, ha letto in tutto questo una critica neanche troppo velata alla politica in generale che deve risolvere i problemi reali e non cercare le luci della ribalta. È il momento di rimboccarsi le maniche e lavorare alla soluzione delle criticità nazionali ed internazionali. Lampedusa è un punto di contatto fra Europa ed Africa, non solo un’isola italiana nel mezzo del Mediterraneo.

Lampedusa è approdo di tanti sbarchi di disperati provenienti dalle regioni africane in difficoltà. In questi viaggi di speranza dall’Africa all’Europa purtroppo hanno perso la vita 25 mila persone negli ultimi 20 anni. Bisogna riconoscere che Lampedusa e l’Italia sono la grande porta dell’Europa verso il Sud. Non sempre noi Italiani, lo riconosciamo; anzi ogni giorno avvengono episodi di razzismo nei confronti degli invisibili. Gli ultimi non possono nascondersi una volta nati, la nascita stessa segna il passaggio ad una vita difficile che bisogna affrontare con le proprie forze e a cui non si può sfuggire nascondendosi, evitando di fare le proprie scelte, non sei d’accordo?

A me pare fondamentale capire che il mondo è cambiato, per pochi in meglio, per una larghissima parte della popolazione mondiale in peggio. E non si deve più parlare di emergenze umanitarie ma di nuovi assetti mondiali che richiedono un riordino delle priorità, un cambio di rotta deciso e definitivo da parte di tutti. Chi non capisce che la logica del primo e dell’ultimo è superata è destinato all’estinzione, schiacciato da tutti gli ultimi che non ha voluto vedere. Dobbiamo trovare nuovi equilibri, redistribuire i carichi e la ricchezza, prima che qualcuno lo faccia per noi in modo violento o la natura decida autonomamente che è tempo di cambiare era. Non è per essere apocalittici, ma è ingenuo, se non stupido, pensare che i problemi si risolvano aspettando, attendendo, rimandando.

È il primo Pontefice gesuita e il primo proveniente dal continente americano. La sera del 13 marzo 2013 viene eletto Papa assumendo il nome Francesco in onore di san Francesco d’Assisi. La sorpresa per i fedeli è stata doppia: la sua nazionalità e la scelta del suo nome. Il “poverello d'Assisi" era un giovane benestante che si è spogliato delle sue ricchezze per avvicinarsi ai più umili; oggi la Chiesa è ben lontana da tutto questo, troppo legata a quella ieraticità e a quel lusso che le sono oramai propri e che la rendono sempre più distante da quello che era l’essenza del cristianesimo e del cattolicesimo. Questo Pontefice rappresenta un primo passo verso il cambiamento?

Mi piace pensare che Papa Francesco possa divenire il portabandiera, l’apripista del cambiamento non solo della Chiesa cattolica, ma di tutta la società civile. Non amo molto le intromissioni vaticane nelle politiche dei singoli Stati, e spesso non condivido neanche le posizioni della Chiesa su certi temi, ma apprezzo da cittadino certe iniziative, certi messaggi. Non c’è bisogno di essere credenti per condividere un gesto di pace, un appello all’uguaglianza e alla fratellanza fra i popoli. San Francesco, pacifista, ecologista, rivoluzionario allora come oggi è esattamente la figura di cui c’è tanto bisogno di questi tempi. Bergoglio si è caricato sulle spalle un nome che è una prospettiva, una promessa. Vedremo.

Nel suo primo discorso pubblico come Papa, dopo aver salutato affettuosamente la folla con un cordiale e semplice “buonasera”, ha chiesto di pregare per il pontefice uscente. Ha chiesto di pregare per lui, sottolineando questo momento chinando il capo e rimanendo in silenzio per qualche istante. Ha poi impartito la benedizione Urbi et Orbi senza l’abito corale e le tradizionali scarpe rosse, ma indossando solo l’abito bianco e la croce pettorale in argento che utilizzava prima di essere eletto Papa. Un Pontefice sobrio e semplice, un grande comunicatore. Sembra voler riportare la Chiesa agli antichi valori religiosi e, al tempo stesso, accompagnarla nel Ventunesimo secolo. Saprà davvero essere il Papa coraggio che cercherà di rivoluzionare la chiesa cattolica e il Papa degli invisibili?

Il confronto fra Benedetto XVI e Francesco viene spontaneo anche perché entrambi ancora in vita, ma fra un pontificato e l’altro sembrano essere già passati molti anni. Sicuramente il mondo è molto cambiato dai tempi dell’elezione di Ratzinger a quella di Bergoglio. Ratzinger innanzitutto era il successore di Giovanni Paolo II, la crisi già c’era ma non mordeva come adesso, insomma, questo per dire che ogni papa ha il suo momento, o almeno così mi piace credere. Ci sono tante storture nella Chiesa e ancora di più nel mondo, non si può pretendere che una persona sola le raddrizzi tutte, ma fa piacere pensare che ci possa provare. Se lui ci proverà, altri lo seguiranno.

Alessandro Bertolucci e Giulia Farneti
 

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