Decimi e diottrie: che differenza c'è?

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Padova, 20 Marzo. Oggi vorrei chiarire un aspetto sul quale si fa molta confusione, ovvero la differ...

Padova, 20 Marzo. Oggi vorrei chiarire un aspetto sul quale si fa molta confusione, ovvero la differenza tra quanto vedo e quante diottrie ho/mi mancano.

Quando effettuate un esame della vista il professionista indicherà

  • quanto vedete, ovvero il visus
  • quante diottrie vi mancano, ovvero la misura del difetto visivo.

Queste due misure non sono per niente correlate: vediamo il perché.

VISUS: QUANTO VEDIAMO DA 1 A 10?

Il visus, o acuità visiva o acutezza visiva (a.v.), è la misura, convenzionalmente espressa in decimi, di quale dimensione dei vari caratteri riuscite a vedere ad una determinata distanza.

Questa misura viene effettuata

  • sia monocularmente, ovvero un occhio per volta, indicata con DX o OD per occhio destro e SX o OS per il sinistro),
  • che binocularmente, ovvero con entrambi gli occhi, indicata con OO oppure OU
  • per lontano, da 3 a 5 metri
  • per vicino, a 40 cm in genere

e può essere rilevata

  • con la correzione ( “visus corretto” o “cc”) , ovvero con occhiali o lenti a contatto,
  • o senza correzione ( “visus naturale” o “sc”)

Il valore del visus considerato “normale”, anche se puramente indicativo, è pari a 10/10 (dieci decimi), infatti si misurano acuità visive di 12/10 e addirittura 15/10; inoltre, anche se un soggetto non possiede i 10/10 non è detto non possa svolgere le normali attività lavorative e sociali.

Nello specifico, secondo la definizione di Snellen, vedere 10/10 corrisponde a riconoscere un carattere quando esso sottende un angolo di 5 minuti d’arco. I decimi sono l’unità di misura per il visus più diffusa in Italia mentre all’estero vengono utilizzati i ventesimi o i sesti in base a quale unità di misura viene utilizzata, metri o piedi. In alcuni casi, si utilizzano frazioni al cui denominatore è presente un numero più alto (come 2/50) ma si possono trasformare normalmente in decimi, “semplificando” matematicamente la frazione, (2/20 = 1/10) oppure eseguendo la divisione ( 2/20 = 0,10 = 1/10).

angolo acutezza visiva

Gli ottotipi creati da Snellen possono essere inscritti in una griglia di 5×5 i cui singoli tratti compongono le diverse lettere.

Normalmente le lettere da leggere sono distribuite in righe di 5: si inizia a leggere le lettere più grandi, corrispondenti a 1/10 o 2/10 e si prosegue con la lettura delle lettere più piccole. La riga viene considerata “letta” quando il soggetto riconosce almeno 3 caratteri su 5.
Se il soggetto legge una lettera in più o in meno rispetto alla riga indicata, verrà segnalato con un “+” o un “-” vicino alla frazione, e vi saranno tanti “+” quante lettere sono state lette della riga successiva e tanti “-” quante sono le lettere errate della riga stessa (ad esempio, con 3/10++ significa che è stata correttamente letta la riga dei 3 decimi ed anche 2 lettere dei 4/10 mentre 5/10– significa che il soggetto è riuscito a leggere solo 3 lettere dei 5 decimi)

Anche se le lettere sono i caratteri più diffusi, per la misurazione del visus vengono utilizzati anche:

  • numeri (più difficili da riconoscere rispetto alle lettere)
  • C di Landolt
  • “E” con differente orientamento
  • simboli (tipo LEA) per facilitare i bambini che non sanno ancora leggere

DIOTTRIE: MISURANO IL GRADO DEL DIFETTO VISIVO

La diottria (D o dt), invece, è la misura del difetto visivo, o meglio della lente che consente di vedere a fuoco quando è presente un difetto visivo.

Il potere totale di un occhio senza difetti visivi è pari a circa 60 D. Se esiste un difetto visivo allora il potere totale dell’occhio sarà o minore di 60D, come nel caso degli ipermetropi e/o presbiti, o maggiore di 60 D come nel caso dei miopi.

Dire“mi mancano 2 diottrie può essere fuorviante: la diottria, e quindi il potere delle lenti che correggerebbero il difetto visivo, può essere positivo o negativo. L’ipermetropia e la presbiopia vengono indicati con il segno “+”, mentre la miopia con il “-“. Quindi se su una ricetta è indicato “+2D” per l’occhio destro, significa che quell'occhio è ipermetrope di 2 D quindi vedrà a fuoco con una lente positiva di 2 D; se invece è indicato “-5 D” significa che quell'occhio è miope di 5 D.

A seconda del sistema utilizzato nella prescrizione delle lenti, l’astigmatismo può essere indicato con il segno positivo o quello negativo. Per approfondimenti sulla lettura della ricetta vi rimando a questo articolo.

In definitiva i due concetti sono diversi e non collegati: a prescindere da quante diottrie hanno in totale i nostri occhi, essi possono riconoscere i 10 decimi, oppure i 6 decimi o i 12 decimi e così via. Non è detto che più è alto il difetto visivo e meno decimi legge una persona. Ad esempio, un miope di 12D corretto con lenti o occhiali potrebbe essere in grado di leggere i 10/10 mentre un miope di 3D potrebbe arrivare solo agli 8 decimi.

È per questo motivo che è fondamentale precisare se il visus misurato riportato sulla ricetta è rilevato con o senza correzione.


Vanessa Bonezzi

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